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Ancora lungo il lavoro per arrivare alla verità

La Repubblica:"Individuato attentatore del giudice Falcone"

Una perizia del Dna incastra uno dei sicari dell'Addaura

La Repubblica:'Individuato attentatore del giudice Falcone'
03/01/2011, 18:01

PALERMO - Ci sono voluti 21 anni ed un colpo d'occhio non indifferente per individuare uno dei responsabili dell'attentato dell'Addaura ordito contro il giudice Giovanni Falcone. A darne notizia in anteprima è stato il sito de "La Repubblica" con un articolo intitolato:"Addaura, un attentatore del giudice Falcone incastrato dopo 21 anni dalla prova del Dna".
Secondo quanto riprotato dal quotidiano, a causa di una macchia di sudore notata su di una maglietta lasciata accanto alla borsa carica d'esplosivo, la polizia scientifica è stata in grado di ricostruire il profilo genetico del criminale e di arrivare direttamente ad Angelo Galatolo; boss della famiglia palermitana dell'Acquasanta già condannato nel primo processo aperto proprio per i fatti dell'Addaura.
La squadra di periti nonimati dal gip di Caltanissetta Lirio Conti, ha dunque confermato i retroscena raccontati dal pentito Angelo Fontana riguardo il noto attentato fallito alla villa del giudice siciliano.
Ma il lavoro della Scientifica non si è fermato alle prime cellule di sfaldamento epiteliale provenienti dall'ascella del primo malavitoso. Lo studio del Dna presente sulle mute e sulla cinghia di una maschera utilizzate dai killer 21 anni fa per preparare l'attentato, ha infatti portato all'inviduazione di altri tre profili. Come si legge testualmente su La Repubblica "gli esperti hanno fatto i confronti dei codici genetici con i mafiosi già condannati (Salvatore Biondino, Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo), nonché con i nuovi indagati (Salvo Madonia, Gaetano Scotto, Raffaele Galatolo e Angelo Galatolo classe 1960). Ma nessuno di loro ha i Dna di quelli che per il momento restano per le indagini "Individio 1, 2 e 3".
Inoltre, si legge ancora sul giornale di De Benedetti, "Quei Dna non appartengono neanche al poliziotto Nino Agostino (ucciso il 5 agosto 1989) e al collaboratore del Sisde Emanele Piazza (scomparso nel marzo 1990), che le dichiarazioni del pentito Vito Lo Forte hanno tirato dentro la vicenda dell'Addaura in uno scenario di scontro fra servizi segreti deviati e servizi segreti "buoni"".
Non è un caso, tra l'altro, che sulle ricostruzioni di Lo Forte i pm di Caltanissetta non facciano totale affidamento. Come noto, difatti, il pentito è stato raputato poco attendibile già da altri magistrati durante indagini precedenti.
Al momento restano dunque ancora aperti alcuni dubbi sul mancato attentato dell'Addauro. Primo fra tutti è quello riguardante la talpa che riferì ai mafiosi del bagno che Falcone avrebbe fatto il 20 giugno del 1989, a ora di pranzo. Secondo le ricostruzioni di Fontana, la bomba non venne fatta saltare perchè uno dei sicari si accorse della presenza della polizia sugli scogli e fece segnale a tutti gli altri. Nel panico generale (i malavitosi erano quasi tutti abbastanza giovani) il telecomando per far denotare la borsa lasciata sugli scogli affondò in mare e quella borsa venne da molti inquadrata come un auto-attentato organizzato da Falcone stesso.
Le indagini, come noto, hanno però dimostrato che l'intento di "terminere" lo scomodo magistrato era invece autentico e legato a Cosa Nostra.

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di Germano Milite
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