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La Silipigni analizza il caso dell’azienda Verlicchi


La Silipigni analizza il caso dell’azienda Verlicchi
21/03/2011, 17:03

Roma, 21 marzo 2011 - Antonella Silipigni, responsabile per le Attività produttive e l’Industria dell’Italia dei Diritti, esamina la situazione dell’azienda Verlicchi di Zola Predosa, dove è in corso un sit-in degli operai i quali chiedono chiarezza sulla nuova proprietà che non sembra intenzionata a proseguire la produzione: “La crisi economica che si sta vivendo da qualche anno di certo non è esclusivamente nazionale, ma va inserita in un contesto mondiale. Detto ciò, bisogna constatare che il Governo italiano, non solo non ha aiutato le imprese in difficoltà, ma ha lasciato ad imprenditori senza scrupoli la possibilità di impoverire ulteriormente il territorio del Belpaese”.

Da quando la Ducati ha spostato la sua commessa di telai in Vietnam, l’azienda bolognese è entrata in una crisi profonda. Per questo motivo, lo scorso febbraio, la famiglia Verlicchi ha deciso di vendere l’azienda alla JBF Pontedera Srl, una polisportiva toscana di basket femminile, gestita da tre ambigui personaggi già conosciuti dalla magistratura. Tra essi spicca il nome di Mariano Bertelli, condannato nel 2001 per bancarotta e conoscente del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani. “Con lo sviluppo della globalizzazione - prosegue la sua analisi la Silipigni -, il Governo italiano aveva il dovere di mediare e non di impoverire il tessuto interno. E questo discorso vale anche per i governi precedenti a quello attuale. Bisognava intervenire prima, tutelando principalmente la classe operaia. La globalizzazione andava e va intesa come un fattore positivo per esportare la qualità sviluppata dalle aziende italiane e non per depauperare il nostro territorio di ulteriori risorse”.

A Zola Predosa, gli operai della Verlicchi, stanno occupando l’ingresso della fabbrica per evitare che i nuovi proprietari portino via i macchinari aziendali. In conclusione, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro, si rivolge al ministro Romani: “Non si può pensare di risolvere la situazione con la sola cassa integrazione, ovvero alla vendita delle imprese a nuove proprietà che, come è avvenuto in questo caso, risultano essere nelle mani di acquirenti non del tutto sicuri. Il ministro dello Sviluppo Economico ha il dovere di vigilare sull’apparato imprenditoriale e di proteggere il più possibile i lavoratori”.

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di Redazione
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