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LA STORIA DI CARMELA, LA RAGAZZA UCCISA DUE VOLTE


LA STORIA DI CARMELA, LA RAGAZZA UCCISA DUE VOLTE
16/12/2008, 18:12

Nel novembre 2006 Carmela, una 13enne di Taranto, si allontana di casa. Quattro giorni dopo Alfonso Frassanito, suo padre, la ritrova in un vicolo della città vecchia. È stata drogata con anfetamine e violentata. Più volte. Hanno abusato di lei più persone. Carmela denuncia i suoi aggressori. In seguito gli inquirenti troveranno il suo diario, dove racconta la violenza subìto da due minorenni e un’altra subita qualche giorno prima da tre maggiorenni. La discesa all’inferno di Carmela è appena iniziata.

Prima di quell’incubo, Carmela aveva denunciato le molestie subite da un giovane sottoufficiale della Marina. «Lui aveva ammesso di averla incontrata diverse volte – racconta papà Alfonso – Salvo poi ritrattare in sede di interrogatorio. Lo vedevamo davanti alla scuola media Frascolla, sempre accanto a ragazzini. Continuava a passare sotto casa nostra... In città era conosciuto come "il pedofilo di San Vito"». Ma la polizia non trova riscontri e non avvia nessun procedimento penale. Carmela, dicevano, a volte s'inventa le cose, non ha la completa padronanza di sé. Carmela non ci sta con la testa. È un "soggetto disturbato con capacità compromesse”, risulta dalla perizia psichiatrica.

Così, mentre i suoi stupratori restano a piede libero, lei viene internata
nel centro “L’Aurora” di Lecce. I genitori sono contrari ma alla fine si lasciano convincere. Forse è meglio così, la loro bambina sarà in buone mani, seguita e assistita da professionisti. Ma in breve tempo si accorgono che c’è qualcosa di strano. Carmela non ci vuole restare a Lecce. I medici dicono che va tutto bene, però poi si scopre che, all’insaputa dei familiari, la ragazzina era sottoposta a una cura di psicofarmaci, e che aveva tentato la fuga due volte. Così viene trasferita al centro “Il sipario” di Gravina di Puglia, dove le cose sembrano migliorare. Qui viene confermato che era stata sottoposta a una pesante trattamento a base di psicofarmaci, una cura che non si poteva interrompere di punto in bianco ma in maniera graduale. «Nel fine settimana la portavamo a casa – raccontò il padre – ero io stesso a darle i farmaci: En e Haldol».

Il 15 aprile 2007 Carmela dice: «Vado in bagno». E invece vola dal settimo piano di un condominio del quartiere Paolo VI.

Devastati dal dolore, i genitori continuano a vedere gli aggressori della ragazzina girare liberamente. Addirittura c’è chi accusa il signor Frassanito di nefandezze, non essendo lui il padre naturale di Carmela, morto quando lei aveva solo un anno. Così i coniugi lasciano la città insieme alle altre due figlie. Fondano l’associazione IoSòCarmela, per non arrendersi al dolore e neppure all’ingiustizia.

Nel frattempo i due aguzzini minorenni (all’epoca dei fatti avevano 16 anni) confessano, ed evitano il processo. Il giudice del tribunale dei minorenni di Taranto Laura Picaro li ritiene meritevoli della "messa in prova". In pratica per 15 mesi saranno messi sotto osservazione: seguiranno un programma di rieducazione e offriranno assistenza agli anziani. Se faranno i bravi il dibattimento verrà cancellato. Non solo: in Tribunale l'avvocato di uno dei due stupratori ha chiamato Carmela "prostituta". Insomma, era quella che "ci stava", era consenziente. E da vittima si trasforma nell’unica vera imputata.

 

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di Redazione
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