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La Trombetta dell'editore. Chi è vittorio Feltri.



La Trombetta dell'editore. Chi è vittorio Feltri.
03/09/2009, 07:09

 

La trombetta dell’editore.

Gianni De Falco, direttore IRES Campania.


 

Il pezzo che segue non è un originale. In realtà è stato costruito raccogliendo vari ‘rifiuti differenziati’ dalla rete. Vuole dimostrare come, con poche e mirate informazioni, è possibile creare un’informazione spazzatura. Di quelle che ambiscono a ‘distruggere’ taluni personaggi della nostra storia politica e sociale. Tutto sommato non è stato un lavoro difficile, piuttosto si tratta di un’esercitazione sul tema.

Il soggetto, giusto per restare alla cronaca, è Vittorio Feltri, direttore del Giornale archetipo e mentore per chi vuole avvicinarsi al mestiere del giornalista, quello, per intenderci, che rifuggiva Montanelli.

Il compianto Indro Montanelli fu cacciato nel 1994 da Silvio Berlusconi dalla direzione del Giornale (che aveva fondato e diretto per 20 anni) perchè, disse, «non voglio ridurmi a trombetta di un editore in fregola di avventure politiche».

Nel dicembre 1993 Feltri disse al Corriere: «Io al Giornale? Ma che cretinata. Berlusconi non mi ha offerto neppure un posto da correttore di bozze». Infatti un mese dopo Feltri diventa direttore del Giornale. Quando nel marzo 2001, durante la trasmissione televisiva "Il Raggio Verde" di Michele Santoro, Feltri dà del voltagabbana a Montanelli, questi, oramai 90enne e già malato (morirà a luglio), telefona in diretta ringraziando Travaglio per aver ricostruito fedelmente i fatti e per sbugiardarlo e raccontare la verità, ricordando come Feltri si fosse messo al servizio di Berlusconi dopo che questi aveva cacciato il vecchio Indro con l'inganno e con l'aiuto della redazione alla quale aveva promesso aumenti di stipendio se si liberavano di lui. Sul momento Feltri diventa paonazzo e tartaglia qualcosa mentre Indro gli dà del servo del padrone, poi all'indomani gli spara addosso su Libero: "Santoro getta in campo anche Montanelli". A luglio 2006 Feltri dichiara: "Se Montanelli fosse vivo, lavorerebbe a Libero". La storia ha decretato che mai Montanelli ha scritto un rigo su un giornale diretto da Feltri (Europeo, Indipendente, Giorno, Borghese, Libero). Che cosa pensava di Feltri, Montanelli lo dichiarò al Corriere nel 1995: «Il suo Giornale confesso che non lo guardo nemmeno, per non avere dispiaceri. Mi sento come un padre che ha un figlio drogato e preferisce non vedere. Comunque, non è la formula ad avere successo, è la posizione: Feltri asseconda il peggio della borghesia italiana. Sfido che trova i clienti!».

è possibile rivedere il pezzetto della trasmissione sul sito YouTube: www.youtube.com/watch?v=1BoJtPp9oQY&NR=1

 

Le brillanti tappe della carriera (ndr).


 

1994. Passato al Giornale, insinua che i giudici Davigo e Di Maggio sarebbero iscritti ad una cooperativa edilizia assieme al giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore Ligresti. Non è vero niente, e Feltri verrà condannato dal tribunale.

1996. Il direttore Vittorio Feltri e il giornalista del "Giornale" Giancarlo Perna sono stati condannati dal Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del giudice Antonino Caponnetto. Il procedimento si riferiva a un articolo, comparso sul quotidiano il 20 marzo del 1994, in cui tra l'altro venivano messi in discussione i rapporti tra Caponnetto e Falcone.

1997. Quaranta milioni di risarcimento ad Antonio Di Pietro. E' quanto dovranno versare all'ex magistrato Gianluigi Nuzzi e Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, condannati ieri dal Tribunale per diffamazione. L'articolo che aveva indotto Di Pietro a sporgere querela perchè "accusato" di avere divulgato i documenti degli interrogatori legati all'inchiesta di Tangentopoli risale al 30 gennaio '96. Nel pezzo, firmato da Nuzzi, si affermava che "negli anni d'oro di Mani pulite timonata da Antonio Di
Pietro tutto era diverso: i verbali finivano direttamente in edicola e, soprattutto, sull'Espresso".
Per ben due anni il quotidiano di Feltri accusa l’ex PM di aver intascato soldi (circa 5 miliardi) dal faccendiere D’Adamo. Scoperta l’infondatezza di quelle accuse il direttore è costretto alle scuse ed a pubblicare un ampio servizio che smentisce, in sole due pagine, due anni di campagna di stampa. Feltri fu costretto a lasciare la direzione.

1998. Pier Francesco Pacini Battaglia ha vinto la sua prima causa da quando è finito al centro di una serie di inchieste da parte di varie procure italiane. L'ex banchiere e uno dei suoi legali, l'avvocato Giuseppe Lucibello, erano parti offese in un processo per diffamazione davanti al tribunale di Monza, per un articolo pubblicato il 22 dicembre 1995 dal 'Giornale': condannati a una multa l' autore dell' articolo Andrea Pasqualetto e il direttore del quotidiano, Vittorio Feltri. I due giornalisti inoltre dovranno versare una provvisionale di 15 milioni ciascuno per Lucibello e Pacini.

2001. Il 21 novembre 2001 Feltri viene radiato dall’albo dei giornalisti. La delibera del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia viene presa (all’unanimità) per aver pubblicato la lista dei nomi dei cittadini italiani sotto procedimento giudiziario (non condannati, ndr) per accuse di pedofilia. Nel febbraio del 2003 l’Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano.

2005. Il giudice monocratico di Bologna Letizio Magliaro ha condannato il direttore di Libero, Vittorio Feltri, ad un anno e sei mesi per la diffamazione del senatore Ds Gerardo Chiaromonte, poi scomparso nel 2003. Il processo era relativo ad un articolo apparso a fine anni '90 sul Qn, il quotidiano nazionale della Poligrafici Editoriale, proprietaria anche de Il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno, di cui a quel tempo Feltri aveva assunto la direzione. Nel pezzo il nome del senatore veniva indicato come uno di quelli inseriti nel dossier Mitrokhin, ovvero la lista di collaboratori occulti dell'Unione Sovietica compilata da un ex archivista del Kgb. Feltri, in particolare, era direttore di Qn. Nello stesso processo, invece, è stato assolto Gabriele Canè, allora direttore de il Resto del Carlino.

2007. Il giudice monocratico di Monza ha condannato oggi il direttore del quotidiano Libero, Vittorio Feltri, a 900 euro di multa per diffamazione nei riguardi del pm di Potenza Henry John Woodcock. Il magistrato - che aveva chiesto ed ottenuto l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia - aveva presentato querela, ritenendo offesa la sua reputazione dal contenuto di un articolo di Feltri apparso il 17 giugno dello scorso anno su Libero, dal titolo "Che bordello, hanno arrestato il re".

2007. Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell'attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke.


 

Gli editori. Breve cronistoria di tutti i suoi editori che hanno avuto qualche problema con la giustizia. Si parte da lontano: da Tassan Din e Rizzoli, Corriere in piena era P2, per chi si ricorda. Poi passa all’Europeo, dove c’è tutto quel piccolo scandaluccio Gemina. “Nessun arresto, ma ci è mancato poco”. Passa all’Indipendente, e “mi blindano l’amministratore”. Passa al Giornale: Paolo Berlusconi in manette. Infine Libero, e Angelucci in cella. Ora torna al Giornale… chi vivrà vedrà… (ndr).


 


 

L’amico Renato Farina è stato vicedirettore di Vittorio Feltri al Giornale e al Resto del Carlino. Fino all'ottobre del 2006 è stato Vicedirettore di Libero, che ha fondato con Vittorio Feltri nel luglio del 2000. Su richiesta avanzata dal Procuratore generale della Repubblica di Milano, il 29 marzo 2007 è stato radiato dall'Ordine dei Giornalisti, dopo avere ammesso di aver collaborato, da vicedirettore di Libero, con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro. Un mese prima, il 16 febbraio 2007, si era dichiarato colpevole del reato di favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento dell'ex imam di Milano, Abu Omar, patteggiando la pena di sei mesi di reclusione (commutata in una multa di 6.800 euro). A partire dal 30 marzo 2007, Renato Farina continua a collaborare nelle vesti di semplice opinionista al giornale Libero. Il direttore del quotidiano, Vittorio Feltri, ha specificato che Farina avrebbe continuato a scrivere «per noi in base alla Costituzione che consente fino a ora la libera espressione del pensiero».

Ahi, ahi, Cavaliere come la mettiamo con le denunce a Repubblica e l’Unità? Per il suo direttore Feltri sembrerebbe una questione vitale, che fa, lo denuncia per aver espresso liberamente un pensiero impensabile?

A proposito, vi chiederete, ma oltre a scrivere ancora per giornali e giornaletti senza essere più giornalista oggi Farina che cosa fa? (queste cinque righe sono ndr).

Inserito come diciassettesimo nelle liste del PdL, Popolo della libertà, per la Camera Lombardia2, nell'ambito delle elezioni politiche dell'aprile 2008 ed è stato eletto deputato della XVI Legislatura.

E questo è quanto… (ndr).

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di Raffaele Pirozzi
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