Cronaca / Sangue

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Venerdì una delibera regionale a sostegno della donna

La vedova di Petru: “Non torno, ho paura”


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La vedova di Petru: “Non torno, ho paura”
17/06/2009, 19:06

Mirela Birlandeanu, la vedova del giovane rom ucciso dalla camorra, non ha nessuna intenzione di tornare in Italia. Era accanto a suo marito Petru quando, il 26 maggio scorso, alcuni giovani sfrecciarono davanti alla stazione della cumana di Montesanto, a Napoli, sparando ad altezza uomo con delle mitragliette. Erano circa le 19.30 circa, un orario in cui la Pignasecca brulica di persone. Il raid è arrivato improvviso, inaspettato, brutale. Un 14enne è stato colpito ad una spalla. Petru si è rifugiato con la moglie nella stazione. Era stato colpito ad una gamba ed al torace. Lì, a ridosso delle obliteratrici, l’agonia. Dapprima tra le persone che cercavano di farsi largo, di scappare. Poi, da solo, mentre la moglie urlava la sua disperazione.  Pochi, pochissimi quelli che sono tornati indietro, richiamati dalle grida della donna. La situazione è stata ripresa dalle telecamere della stazione, le immagine sono state diffuse ieri. Si vede la folla che scappa, poi Petru e Mirela che restano soli. Infine, solo due persone accanto a loro: una donna che porge un fazzoletto ed un uomo che discute al telefonino, probabilmente in linea con il 188.
Dopo quell’episodio, Mirela ha paura. E’ tornata in Romania insieme ai suoi due figli, di 6 e 10 anni. In collegamento telefonico con Studio Aperto afferma che non vuole tornare a Napoli, ha paura per sé e per i bambini. Ha visto in faccia i sicari, teme che possano tornare per uccidere anche lei per tapparle la bocca.
Davanti alle reazioni incredule e indignate di chi ha visto il filmato, la Iervolino ha cercato di calmare le acque ‘giustificando’ il comportamento dei presenti e spiegandolo non come strafottenza di fronte ad un omicidio, ma come reazioni dettate dal panico. In effetti, non ha senso parlare della situazione a freddo, decontestualizzando. Ci sono stati degli spari tra la folla, in quel momento non si poteva sapere se avessero aperto il fuoco senza mirare o se il rom fosse la vittima designata. Si temevano altre sventagliate di mitra, che i sicari potessero tornare per finire il lavoro. La prima reazione, quindi, più che giustificata, è stata quella di allontanarsi dal posto. I conti non tornano se si esamina invece quello che è successo dopo, con Mirela che urlava e nessuno che le si avvicinava, che cercava di soccorrere Petru. Eppure, i sicari erano ormai lontani e di sicuro non sarebbero tornati. Non c’era più un agguato di camorra, solo un uomo che stava morendo davanti ai tornelli della stazione. “Certamente poteva esserci qualcuno che eroicamente dava aiuto, - ha dichiarato la Iervolino, - ma la paura è nell’essere umano e l’istinto è nell’essere umano. Che Napoli non sia quella che si vede nel filmato - ha sottolineato - lo testimonia l’affetto di chi si è avvicinato alla vedova, che fa veramente un’infinita tenerezza perché è una ragazzina indifesa con due bambini. Quando siamo tornati con lei a Montesanto - ha aggiunto il sindaco - la gente mi ha detto una cosa bellissima. Per il rimpatrio della salma ci sono state alcune difficoltà economiche che naturalmente abbiamo risolto come Comune, ma la gente della piazza mi ha detto in dialetto: "Non vi preoccupate, facciamo una colletta qua in mezzo e lo rimpatriamo noi". E poi mi hanno detto e ridetto di stare accanto alla vedova”.
Già dal giorno dopo l’omicidio le autorità avevano promesso che non avrebbero lasciato da sola Mirela. Questa promessa potrebbe concretizzarsi già venerdì, quando sarà approvata dalla Giunta Regionale, su proposta del presidente Antonio Bassolino, una delibera per stanziare un contributo alla famiglia del giovane rumeno, sulla base di quanto previsto dalla legge regionale per il supporto dei parenti delle vittime di mafia e camorra. “Le immagini diffuse in questi giorni del barbaro omicidio di Petru Birlandeanu – hanno dichiarato Bassolino, Furfaro e Quaglia - provocano forte dolore e scuotono nel profondo le nostre coscienze, perché testimoniano quanto sia ancora lunga la strada da fare verso una società aperta, solidale e multiculturale. Nessuno di noi può restare indifferente di fronte a quanto accaduto a Montesanto. Poteva accadere, e accade sempre più spesso ovunque, perché il prevalere di una cultura individualista in forme esasperate è il brodo in cui si alimentano indifferenza e violenza. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte per affermare i valori della solidarietà e della convivenza pacifica e civile, pur tra culture diverse. E’ questo lo spirito che anima una manifestazione dal carattere internazionale come il Festival del Teatro in corso a Napoli, dove convergono migliaia di artisti e spettatori da tutte le parti del mondo. Ci sembra dunque giusto osservare un minuto di silenzio in tutte le manifestazioni del festival che si terranno oggi a Napoli, una città e un popolo che hanno sempre manifestato un grande spirito di accoglienza e che, nella loro stragrande maggioranza, siamo certi, sono vicinissimi al dolore dei parenti di Petru. Ed è sicuramente significativo il fatto che all’inizio di ogni spettacolo un artista invii un messaggio di solidarietà alla famiglia del giovane rumeno e di impegno nella lotta contro l’indifferenza. Questo non solo per ricordare una vittima innocente, ma soprattutto, perché si rifletta sempre più sul ruolo centrale che la cultura della solidarietà e dell’inclusione devono avere qui da noi, in Europa e nel resto del mondo”.

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di Nico Falco
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