Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Pulito sul lato penale, ma dal lato etico?

La vicenda non finita di Piero Marrazzo


La vicenda non finita di Piero Marrazzo
08/05/2010, 14:05

ROMA - Un paio di settimane fa una sentenza della Corte di Cassazione, chiamata a decidere sui provvedimenti di custodia cautelare relativi a quattro Carabinieri arrestati, ha sancito che Piero Marrazzo è stato vittima di un ricatto e nessun addebito può essergli mosso. Si era parlato della cocaina, ma non si sa chi l'abbia portata e "non si sa" non significa che ce la possiamo prendere con qualcuno. Si era parlato dell'ipotesi di peculato, per il sospetto di avere usato soldi pubblici per pagare le trans e per il fatto di essere andato agli appuntamenti in quel palazzo a via Gradoli. Ma nel primo caso, Marrazzo è ricco, grazie ai suoi guadagni di giornalista e conduttore, quindi possono essere stati soldi suoi; nel secondo c'è il regolamento della Regione Lazio che autorizza l'uso delle auto blu, come quella utilizzata dall'ex governatore, anche per motivi che esulano dai suoi compiti istituzionali.
Di conseguenza discorso chiuso? Dal lato penale e delle responsabilità, sì. Ma c'è un lato etico che è stato esaminato pochissimo. E non è una cosa da poco, in questo caso specifico. Vediamo quali aspetti.

1) Innanzitutto il semplice fatto di andare a trans (ma sarebbe stata la stessa cosa se fosse andato a prostitute) dato che ha tradito la propria consorte. Una prima cosa, apparentemente superficiale, ma che conta
2) L'uso dell'auto blu per motivi personali. E' legittimo, dal punto di vista regolamentare, ma si tratta comune di uno spreco di soldi pubblici.
3) Il fatto di avere taciuto di essere sotto ricatto. Infatti l'indagine è approdata a quella situazione casualmente, attraverso intercettazioni telefoniche che riguardavano tutt'altro. Eppure fa parte del dovere di ciascuno di noi denunciare un reato, soprattutto se lo subiamo.

Perchè insisto su queste cose, che sono oggettivamente poco importanti, rispetto ai reati che sono stati contestati ai Carabinieri? Perchè Piero Marrazzo è diventato Presidente della Regione Lazio anche grazie alla sua fama di fustigatore dei cattivi costumi, fama ottenuta con la conduzione del programma "Mi manda Raitre". Una fama che ha sempre tenuto alta, come giornalista, e che ha portato avanti durante la campagna elettorale del 2005. Basta ricordare le dichiarazioni rese quando si scoprì il cosiddetto Laziogate, cioè l'intrusione fatta nei sistemi informatici della Regione, nel tentativo - poi sventato dalla magistratura - di colpire lo stesso Marrazzo e il movimento di Alessandra Mussolini, Alternativa Sociale, Eppure tanto "fervore" fustigatorio verso gli altri non ha avuto corrispondenza con i comportamenti individuali. Qualcuno dirà: "Sì, ma poi si è dimesso". Ma quello era un atto dovuto, per qualsiasi persona che non fosse un delinquente conclamato. Con tante violazioni etiche e con il fatto di essere stato sotto ricatto senza denunciare nulla, Marrazzo non poteva restare al suo posto. Qualsiasi decisione avesse preso, qualsiasi persona avesse incontrato - del consoglio regionale o no - e qualsiasi parola avesse detto, tutto sarebbe stato avvolto dal sospetto: "Ma agisce così di sua volontà, in maniera pulita, o perchè è sotto ricatto?". Ed è evidente che in questa maniera non avrebbe avuto nè autorità morale nè vredibilità, nelle sue decisioni.
Adesso è tornato alla Rai, come prevede la legge, e già si parla del fatto che potrebbe ritornare alla sua vecchia trasmissione, che in questi anni è stata portata avanti da Andrea Vianello. Ma qui si ripropone il problema: con che faccia potrà dire: "Questo comportamento non è corretto", dopo quello che è successo? Sarà difficile.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©