Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

La violenza di Napoli e Torino: una sola matrice?


La violenza di Napoli e Torino: una sola matrice?
18/05/2009, 07:05

 

TORNA LA VIOLENZA A NAPOLI,TORNANO I DISOCCUPATI. IL SINDACATO CHE DICE E LE FORZE POLITICHE?

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

Venerdì scorso si sono verificati a Napoli dei gravissimi incidenti: un piccolo gruppo di violenti , incappucciato e molto deciso, in Piazza Carlo III ha incendiato un bus della A.N.M., molti cassonetti per i rifiuti sono stati dati alle fiamme ed infine è stata assaltata e devastata la sede del P.D.L. in Piazza Bovio. Nel frattempo, per Corso Umberto sfilava un corteo dei disoccupati organizzati, che rivendicavano corsi di formazione alla Provincia.

Il corteo dei disoccupati era aperto dallo striscione del Comitato “Banchi Nuovi” una sigla storica del variegato mondo dei disoccupati organizzati napoletani, mentre il corteo veniva chiuso dai “Disoccupati di Acerra”, movimento tra i più antichi della nostra provincia. Il rapporto tra le due liste di disoccupati risale agli anni 70, quando ad Acerra si sviluppò un forte movimento di disoccupati attorno ai Cantieri aperti per la costruzione della Montefibre: era il 1973, due anni dopo, nel 1975, veniva aperta un Comitato di Quartiere nel vico Banchi Nuovi, poco lontano da Santa Chiara , alle spalle dell’Università Orientale. Il comitato si occupava della riduzione delle bollette della luce, una battaglia molto sentita in quegli anni. Il passaggio dalle lotte sociali alla organizzazione di liste di disoccupati il passaggio fu breve, perché sin dall’inizio delle sue attività, il Comitato Banchi nuovi aveva rapporti molto stretti con Acerra, con la quale condivideva la stessa militanza nei gruppi extra parlamentari del tempo. Dopo 35 anni i rapporti sono sempre gli stessi e lo scenario è sempre lo uguale.

Sabato mattina, nella importante manifestazione che si è tenuta a Torino per la grave crisi del settore auto, un gruppo di appartenenti al sindacato dei CO.BAS., ha assalito il palco dove si svolgeva il comizio finale ed ha aggredito Rinaldini,,il segretario della F.I.O.M. , malmenandolo ed impedendogli di parlare.

I due episodi sono collegati, molto strettamente e rappresentano uno scenario pericoloso ed inquietante, nel quale stiamo scivolando lentamente e senza che nessuno abbia avvertito i segnali di quello che sarebbe avvenuto.

A Pomigliano d’Arco è attivo da molti anni lo S.L.A.I. Cobas, nato nel corso dell’applicazione del primo accordo per la Cassa integrazione alla Alfasud nel 1982. Da allora, attraverso il continuo ricorso alla Magistratura del lavoro, sono cresciuti e diventati rappresentativi di una parte consistente dei lavoratori della Fiat. Il rapporto di questo gruppo di fabbrica con le organizzazioni di sinistra storiche dei disoccupati organizzati è di contiguità, di comprensione delle lotte, ma non di appartenenza alla stessa organizzazione politica. Nel passato si sono registrate alleanze, accordi e muto soccorso, ma questi gruppi non sono mai stati parti di un identico disegno, di una strategia politica comune. I fatti che si sono registrati a Napoli e Torino, dimostrano che pur senza avere stabilito una strategia comune, i gruppi di opposizione sociale sono d’accordo su una cosa: alzare il livello dello scontro!

Fino a qualche settimana fa, i gruppi di disoccupati più aggressivi erano quelli legati alla destra, che avevano stabilito rapporti con i gruppi dei tifosi del Napoli che dell’aggressività e della lotta alla polizia avevano fatto la loro caratteristica principale. L’alleanza tra questi gruppi violenti, si evidenziò in maniera devastante durante i tumulti che si svilupparono attorno alla riapertura della discarica di Pianura. Allora i movimenti di sinistra non denunciarono ne si schierarono contro quelle azioni violenti contro le decisioni del Commissario De Gennaro, nominato da Prodi. Furono gli stessi, che riempirono di sacchetti di spazzatura il centro della città, in attesa dell’annunciato arrivo di Berlusconi e Bertolaso a Napoli per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Ora i segnali sono chiari: per i disoccupati è in atto un cambiamento di potere, Cesario, il candidato muto ed assistito del centro – destra è favorito nella corsa per Piazza Matteotti, mentre sullo sfondo molti intravedono la fine del centro sinistra sia alla regione che al Comune di Napoli.

In queste condizioni, i nuovi che possono arrivare al potere degli enti locali, devono sapere che occorre contrattare con i gruppi dei disoccupati organizzati tutte le occasioni di assistenza per il lavoro che si libereranno dai fondi dello Stato o dagli aiuti europei. D’altra parte, i Cobas, hanno già intuito che lo Stabilimento di Pomigliano d’Arco sarà ulteriormente penalizzato dal punto di vista dell’occupazione e così si tenta di mettere in atto quelle azioni di violenza utili a creare quel clima di instabilità sociale, nel quale sono possibili lunghi periodi di assistenza senza e di cassa integrazione.

Per capire meglio le complesse vicende che si muovono attorno allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, va ricordato che nel 2007 i dipendenti erano ben 9000, che nel 2008 c’era stata una ristrutturazione con l’incentivazione al prepensionamento dei dipendenti più anziani, con l’allontanamento della forza lavoro indesiderata in strutture di produzione esterne alla fabbrica che fornivano parti assemblate al montaggio finale che si effettuava nello stabilimento di Pomigliano. In questo modo si recuperava sia l’assenteismo dei dipendenti, che la capacità produttiva degli impianti. Con soli 5000 dipendenti ed una immutata capacità di produzione, si rendeva ancora accettabile la presenza dello stabilimento nel quadro dei siti produttivi della Fiat. Tra coloro che erano stati messi fuori dallo stabilimento, moltissimi erano gli iscritti e gli aderenti allo SLAI. La preoccupazione di questi settori è contrattare la cassa integrazione per lunghi periodi di tempo, per giungere insieme con i disoccupati organizzati ad assicurarsi posti di lavoro nell’ambito delle amministrazioni locali, come è successo a tutti coloro che li hanno preceduti negli anni passati.

E’ in atto un cambiamento dei protagonisti, ma il fenomeno è lo stesso: la richiesta di assistenza da parte di gruppi organizzati che utilizzano la violenza come mezzo di comunicazione con il potere.

L’assalto alla sede del P.D.L. sta a dire: dovete parlare con noi, con noi dovete fare gli accordi sui nuovi corsi di formazione assistiti e finalizzati al lavoro presso le nuove strutture della Pubblica Amministrazione. Poiché l’Ente Regione sta integrando il salario dei lavoratori in cassa integrazione di Pomigliano, l’avvertimento è chiaro: ci siamo anche noi, se i soldi non bastano, fatene arrivare degli altri dal Governo. D’altra parte l’attacco a Rinaldini significa che questi gruppi sono convinti che la battaglia con la Fiat è persa, che va fatta una battaglia violenta contro il Governo per ottenere assistenza: cassa integrazione e mobilità lunga.

Va ricordato che i lavoratori della Montefibre di Acerra hanno goduto di integrazione salariale per 25 anni, fino a quando non sono stati inseriti nel Consorzio per lo smaltimento differenziato, dove hanno continuato ad essere assistiti, pur percependo uno stipendio di tutto rispetto.

Il patto scellerato su cui si tiene il rapporto tra politica, imprenditoria, gruppi violenti ed illegalità, viene riproposto un’altra volta. E’ un vero e proprio sistema estorsivo che viene messo in atto e funziona con la complicità di tutti: dal Prefetto di turno al politico di turno, dagli imprenditori che prendono finanziamenti per la formazione inutile e per la costruzione di impianti che non funzioneranno mai. Un sistema perverso che rappresenta la risposta alla domanda perché il Sud non cresce, perché il suo sviluppo è sempre inferiore a quello atteso ?

Se non si cambia questo meccanismo, se non si interrompe questa spirale perversa, di aumentare la tensione sociale per ottenere una assistenza che non produce ricchezza, ma che è utile al consumo del territorio, al degrado sociale al subordine politico delle nostre Regioni nei confronti del Nord . Siamo alle solite: tutto cambierà, perché nulla deve cambiare! Quando avremo il coraggio di denunciare la complicità di funzionari dello Stato, dei politici compiacenti, dei sindacati che non si schierano, dei professionisti che non si ribellano, degli imprenditori che non si interessano, delle università che fanno finta che non esistono questi fenomeni. Il vero problema che ci portiamo appresso da decenni e che ha reso inutili tutte le lotte civili, economiche e sociali che abbiamo fatto nella nostra provincia, per combattere un male bisogna riconoscerlo, noi non abbiamo mai riconosciuto che i movimenti dei disoccupati organizzati, i movimenti della lotta dura sono il vero blocco allo sviluppo ed alle lotte sociali del nostro territorio.

La perdita del controllo della società civili sul mercato del lavoro è stata una sconfitta che paghiamo ancora cara in Campania e nel Sud.

A questo proposito, un giovane tassista, che mi accompagnava per Napoli la settimana scorsa, che solo da tre giorni era diventato un proprietario di licenza, mi raccontava che aveva speso 126.000 euro per comprarsi la licenza, l’auto e l’iscrizione alla cooperativa. Mi spiegava che gli avevano chiesto 12.000 euro per entrare in una ditta pulizia che operava su un Ospedale, mentre per entrare nella guardia di finanza gli avevano chiesto 60.000 euro, ma lui pensava che era una truffa.

Se queste sono le condizioni in cui siamo costretti a vivere ed a lavorare, il nostro futuro non sarà libero, non sarà mai migliore.

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©