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Arpac e Aci storcono il naso al nuovo provvedimento

La Ztl incombe: da oggi 3 giorni alla settimana


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La Ztl incombe: da oggi 3 giorni alla settimana
07/04/2010, 12:04

NAPOLI – Le feste pasquali sono ormai alle spalle ed al loro ritorno in città i napoletani devono fare i conti con una nuova tegola. Non bastavano le strade dissestate, i cantieri perenni, adesso c’è la zona a traffico limitato più grande d’Italia: 117 chilometri quadrati, l’intero territorio cittadino escludendo tangenziale ed i raccordi autostradali.
La delibera è stata firmata per mettere la classica pezza all’inquinamento, cercando di tenere i valori nella norma. Si è partiti con un giorno di stop, poi due, e da oggi si è arrivati a tre: lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 7.30 alle 10.30, escluse le auto con motori euro 4, gpl e metano; potranno circolare anche le euro 2 ed euro 3, ma solo se utilizzate da almeno tre persone a bordo. Un po’ complicato da mettere in pratica se si tratta di andare a lavorare al mattino ma l’intenzione, diciamo, è buona.

Come si dice, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ridurre l’inquinamento, attenuare il problema del traffico, incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici. Tutte cose ammirevoli, s’intende. Ma solo sulla carta.
Nel concreto, invece, la situazione crolla. Il traffico non diminuisce se non di poco, viste le molte strade tanto malridotte da essere quasi impraticabili e l’endemico vezzo dei napoletani a non seguire le regole – spesso per necessità. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, il proverbiale velo più che pietoso è direttamente penoso: autobus totalmente insufficienti, spesso guasti, corse che saltano, mezzi che tornano in deposito dopo un paio d’ore perché danneggiati e zone non adeguatamente coperte dal servizio. Si fa presto a dire “usate i mezzi pubblici”, quando il problema va agli altri.

Sull’inquinamento, poi, è bufera sui dati. L’Arpac parla direttamente di “dati sovrastimati” e punta il dito contro le centraline, che sono poche e mal posizionate. “La nostra rete è un po’ vecchiotta, funziona benissimo, le centraline vengono tarate ogni volta che ce n’è bisogno Ma se oggi dovessimo ricollocarle non le metteremmo più dove sono. Il risultato della situazione attuale è che si tende a sovrastimare i dati”, spiega Franco Scarponi, direttore dell’Arpac, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Roma. C’è bisogno, spiega ancora Scarponi, che si facciano degli altri ‘punti zero’, posizionando i rilevatori in zone dove non ci sono altre forme di inquinamento per fare un paragone coi dati registrati nelle zone dove è stato registrato lo sforamento. Un esempio su tutti: la zona di piazza Garibaldi, dove si registra il maggior numero di sforamento: in quell’area le polveri tendono a “ristagnare”, ma il dato raccolto non corrisponde a quello di tutta la città. “In alcune città, - conclude Scarponi, - il lavaggio delle strade è un contributo importante a ridurre le pm10, bisognerebbe adottarlo anche a Napoli dove il problema del ‘ristagno’ è particolarmente sentito”.

Non sembra eccessivamente contento della delibera sulla Ztl nemmeno Antonio Coppola, presidente dell’Aci Campania, per il quale il vero problema è l’assenza dei parcheggi. L’inquinamento atmosferico, sostiene, è alimentato in larga parte proprio dai tanto odiati ‘giri a vuoto’ degli automobilisti per cercare un posto dove lasciare l’automobile. Inoltre, la mobilità non è l’unico fattore che porta agli sforamenti: la dimostrazione è nel fatto che in molti giorni di divieto le centraline sforano lo stesso, anche in assenza di automobili. E tra i responsabili figurano le caldaie non a norma, i rifiuti per strada, l’aeroporto in pieno centro ed il porto.

Prendersela solo con le automobili (e con gli automobilisti) non è la situazione che serve. Ma, fin quando non si deciderà di fare le cose per bene, questo passa il convento.

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di Nico Falco
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