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Funerali di Stato nel Duomo di Milano per la poetessa

L'addio ad Alda Merini


L'addio ad Alda Merini
05/11/2009, 12:11

L’ultimo saluto alla poetessa Alda Merini è stato officiato ieri presso il Duomo di Milano da Monsignor Franco Giulio Brambilla, vicario episcopale per la diocesi di Milano, celebrato con funerali di Stato. Toccanti parole ha usato Mons. Brambilla durante l’omelia per descrivere la vita della poetessa, morta il primo novembre a settantotto anni.“Una parabola umana e poetica” vissuta “attraverso l’avventura lancinante della sofferenza” in cui “tenebra e luce, passione e mistica, morte e grazia, si tengono sempre per mano, perché ogni risurrezione non cancella i segni della passione, ma li porta sempre con sé come ferite non rimarginabili. Quale è stato il segreto” della sua poetica e della sua esistenza? “Temo – ha osservato il presule - che questa domanda rimarrà per tanto tempo nascosta. Però c’è una via breve per intravedere come da uno spiraglio questo segreto, una sorta di filigrana spirituale, senza violare l’intimo della sua coscienza”. Per mons. Brambilla si tratta della “lotta corpo a corpo con la Parola” che ha portato la Merini “soprattutto negli ultimi tempi a una sorta di simbiosi profonda con la Scrittura biblica”. Prendendo in prestito le parole di mons. Gianfranco Ravasi, mons. Brambilla ha osservato: “Sacra scrittura e poesia spesso s’intrecciano e la fede è sorella della poesia perché esse tendono all’Altro e all’Oltre. Alda Merini è certa di questa verità. La città di Milano oggi piange la perdita della poetessa Merini – ha detto ancora mons. Brambilla -. Nella sua cattedrale la gente umile che ha tanto amato, a cui ha dato voce e da cui è stata ricambiata e le Istituzioni si uniscono nel saluto commosso che vuole raccogliere con l’opera poetica i frammenti della memoria viva”. In lei, ha poi spiegato, “la vita come ricerca dell’amore è una ferita mortale, che trapassa il cuore da una parte all’altra. E attraversa l’esistenza da un giorno all’altro. Così nasce la stessa ispirazione poetica, la poiesis come sentimento della vita e del mondo, di cui la nostra città indaffarata ha estremamente bisogno per guarire la sua inutile fretta. Essa è segno di un affollamento che fatica, invece, a tessere legami di prossimità. Merini ci porge tutto questo dentro un eros dai forti tratti corporei e femminili, talvolta persino trasgressivi, un eros che però invoca sempre agàpe”. Secondo mons. Brambilla, Alda Merini era “lucidamente consapevole” che “ciò di cui si nutre il poeta” è “la condivisione dello sguardo di Gesù sul mondo”. Infine il vicario episcopale ha citato affermazione della poetessa: “Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi. Così nascono i libri, così nascono i poeti”.

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di Lucrezia Girardi
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