CRONACA - Nera

GIUGLIANESI E CASALESI RICICLANO IL DENARO NEL ROMANO

L'allarme della Dda: "Le mani della camorra sulla Capitale"

Dal caffè al cemento: ecco gli affari delle cosche

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10/05/2011, ore 16:14 - 

NAPOLI – Organizzazioni criminali complesse, in grado di stringere accordi per stritolare il territorio del Casertano ma anche del basso ed alto Lazio. Come in una partita a Risiko, la camorra muove le proprie pedine su nuove fette di mercato, per espandersi sino alla capitale e riciclare il denaro delle estorsioni e dello spaccio in imprese operanti in vari settori. Costruzioni, immobili, ma anche generi alimentari e caffè. Marchi come la Saddio che venivano esportati in altre regioni ed imposti alle attività commerciali con metodi intimidatori. Dalle estorsioni, alle speculazioni edilizie e finanziarie, 'all'affare caffè'. Gli interessi illeciti di Feliciano Mallardo, alias "'O sfregiato'", il boss della camorra e reggente dell'omonimo clan, spaziavano in diversi settori. Non ultimo quello della lavorazione e del controllo dei canali di distribuzione commerciale della popolare bevanda nell'hinterland partenopeo. Nessun rivenditore poteva sottrarsi alle imposizioni del clan Mallardo: tutti dovevano rifornirsi dello stesso prodotto il 'Caffè Seddio" ed esclusivamente dalla società di 'Pinuccio', vale a dire Giuseppe D'Alterio nipote del boss Feliciano. Tra i soggetti arrestati dalla Guardia di Finanza figurano anche Carlo Antonio d'Alterio, un fratello di 'Pinuccio'. Entrambi sono figli della sorella di Mallardo e Pietro D'Alterio, morto nel 1991 in un agguato di camorra. Dalle indagini della Procura di Napoli sono emersi anche i forti interessi economici del clan nella provincia di Roma dove una cellula operativa dei Mallardo aveva stretto accordi con esponenti del clan dei casalesi per la realizzazione di un grossa operazione edilizia e immobiliare a Capena, alle porte della capitale. Sono circa 900 gli immobili (di cui 300 fabbricati e terreni) sequestrati nell'operazione 'Sfregio' della Dda di Napoli: tra questi, 23 sono aziende con sede a Giugliano ma in gran parte operanti nella Provincia di Roma. Sotto sequestro sono finite anche auto di e moto di lusso e oltre 200 rapporti bancari. Il valore complessivo stimato dei beni sequestrati al clan si aggirerebbe attorno ai 600 milioni di euro. Il clan Mallardo da quanto è emerso dalle indagini ha via via allargato il raggio di azione per il reinvestimento dei proventi illeciti al Lazio, in particolare la provincia di Roma. in particolare, nei Comuni dove sono scoperti immobili e fabbricati: 25 a Mentana, 10 a Monterotondo, altri a Guidonia Montecelio. Questo lo scenario tratteggiato dagli uomini della Guardia di Finanza di Napoli e Roma e dagli inquirenti della Dda di Napoli nell’ambito dell’operazione contro il clan Mallardo.   

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