Cronaca / Curiosità

Commenta Stampa

Chi “troppo vuole”, “stringe” una vita meno longeva!

L’ambizione, il successo, l’affermazione professionale e …l’infelicità.


L’ambizione, il successo, l’affermazione professionale e …l’infelicità.
14/03/2012, 11:03

MILANO – Anche in tempi come questi, in cui l’incubo della crisi economica vessa tutte le categorie e lo spread aleggia minaccioso sulle nostre teste, c’è chi riesce ad essere impermeabile a questo tipo di preoccupazioni e fa della propria ambizione un modus vivendi. E poco importa se la saggezza popolare suggerisce il detto : ‘Chi si accontenta gode’. E’ uno studio americano che pone in rilievo la fondatezza scientifica di questo antico proverbio,evidenziando che le persone generalmente più protese al raggiungimento della gloria o di ambiziosi obiettivi, tendono a vivere male e decisamente meno a lungo rispetto a chi è in grado di accontentarsi. Più specificatamente, chi insegue forsennatamente un traguardo, chi ha bisogno di primeggiare in modo assoluto nell’ambiente in cui si trova ad operare, rischia una‘infelicità cronica’ e un cupo mal di vivere, laddove non vi siano i presupposti per poter conseguire quegli obiettivi tanto agognati e, soprattutto, sembra accertato che la durata della vita stessa di costoro, risulti accorciata. Lo studio è stato condotto presso la University of Notre Dame dello stato americano dell’Indiana. La qualità della vita di chi non è intento a primeggiare appare decisamente migliore. I ricercatori hanno seguito 717 volontari per 70 anni (iniziando dal 1922),reclutandoli tra persone di successo, dotate di lauree conseguite nelle più prestigiose università americane, e persone più "normali”. All’apice della carriera lavorativa ( più o meno intorno ai 55 anni) è stato chiesto a ciascun volontario di esprimere il proprio livello di soddisfazione in merito a 5 parametri di valore: lavoro, famiglia, hobbies e svago,salute e gioia di vivere. Le conclusioni a cui è approdato lo studio, dimostrano senza limiti di sorta, che chi più è intento a percorrere la via della ambizione e del successo professionale, vive una vita poco felice e questo effetto aumenta progressivamente sino a diventare infelicità in chi non riesce a raggiungere le mete che si era prefissato. E a chi non riesce a contenere la propria brama di successo e fa dell’essere fortemente ambiziosi il proprio modo di stare al mondo, probabilmente interesserà sapere che il tasso di mortalità in siffatti casa aumenta fino al 15,5 %. A chi non sovviene il parallelo col mito classico? Eh già, è proprio come trovarsi dinanzi ad un novello Sisifo: condannato a spingere un imponente masso dalle pendici del monte sino alla sua cima e a vederlo rotolare giù ad ogni scalata compiuta. E quindi? Sisifo, senza arrendersi, prende a spingere nuovamente il masso per condurlo all’apice del monte.La metafora che il ricercatore Timothy Judge, coordinatore dello studio su ambizione e felicità dell’Università di Notre Dame, esplicita la condanna di chi punta troppo in alto, destinato, secondo la sua ricerca, a vivere una vita meno lunga e meno felice. «Così come la fatica di Sisifo simboleggia l’operosità vana, chi vuole a tutti i costi primeggiare rischia di trascorrere l'intero spazio della propria esistenza nel perseguimento di obiettivi futuri che di volta in volta divengono sempre più lontani e irraggiungibili, con l’inevitabile conseguenza di non godere mai del proprio presente». Lo studio ha monitorato e seguito persone selezionate sulla base del loro quoziente intellettivo, più elevato rispetto alla media. Si tratta di gente proveniente da Harvard o da Yale che “da grande” è riuscita a diventare docente o manager di importanti multinazionali. Gente che, bando a qualsivoglia crisi economica o rialzamento di spread, guadagna fior di quattrini, veste bene e mangia meglio. Ma a ben vedere si tratta anche il più delle volte di persone che non  realizzano del tutto i propri sogni di carriera, facendo felici più che altro "i cari mammà e papà". La frustrazione allora, entra di prepotenza sulla scena e se l'ambizioso in questione aveva in animo di diventare uno scienziato da Nobel, persino la cattedra ad Harvard puo’ apparire cosuccia da poco!Forse qualcuno storcerà il naso, ma in questa sede pare opportuno ricordare che la qualità della vita è legata principalmente all’armonia del contesto familiare, all’ amore, all’amicizia e agli affetti stabili. L’ambizione e le aspirazioni di porre in essere grandi progetti non sono certamente deprecabili a priori, ma non di rado, occorrerebbe ricordare al novello Sisifo di turno, che semplicemente esistono cose più importanti.

Commenta Stampa
di Rosa Vetrone
Riproduzione riservata ©