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Mercoledì 6 navi dovrebbero svuotare l’isola dagli immigrati

Lampedusa esplode: i cittadini passano all’azione. È rivolta

Scontro Maroni – Lombardo e ultimatum alla Tunisia

Lampedusa esplode: i cittadini passano all’azione. È rivolta
28/03/2011, 15:03

LAMPEDUSA – Hanno ribaltato tre cassonetti davanti il varco militare del porto, per bloccarne così il transito via terra. Hanno trainato quattro barconi usati dai migranti per posizionarli all’ingresso del porto via mare, per impedire in questo modo il transito delle motovedette all’opera per soccorrere gli immigrati. Dal molo una cinquantina di donne incita all’azione, invitando altri uomini a partecipare alla protesta, mentre alcuni consiglieri comunali di centrodestra si sono incatenati per protestare contro la situazione determinata dalla presenza di migliaia di immigrati sull’isola. Non è una questione di razzismo (e Lampedusa, per la sua posizione geografica, è ben abituata al fenomeno degli sbarchi clandestini), ma è un caso di eccessiva stanchezza e insostenibilità della situazione. Gli arrivi sull’isola non si contano più, come non è più possibile per i lampedusani contenere la rabbia, tra l’altro del tutto motivata. Lampedusa scoppia, e a buon motivo. Perché non si può chiedere a una piccola isola di fronteggiare un’emergenza così grande da sola e perché non si può far credere di risolvere il problema con l’allestimento di tendopoli. Dinanzi ad una situazione ormai insostenibile, gli abitanti dell’isola hanno deciso di passare all’azione, per manifestare il proprio dissenso contro un governo che dice di essere al lavoro per porre fine all’emergenza immigrazione a Lampedusa, ma poi alla fine fa poco e niente. In che modo? Bloccando gli sbarchi attraverso una barriera umana. Alcuni dei manifestanti si sono seduti davanti al cumulo di macerie, alzando due bandiere: quella della Trinacria, simbolo della Sicilia, e quella a scacchi di Lampedusa. Il tutto sotto gli occhi vigili della polizia. “Non vogliamo entrare in quarantena”, urla un ragazzo. Altri invocano “lo sciopero generale”. “Noi siamo il popolo di Lampedusa, lo sappiano i leghisti che ci costringono a vivere in questa situazione - dice uno dei manifestanti - Rivogliamo indietro la nostra libertà, solo questo chiediamo. Difendiamo la nostra dignità, siamo stanchi”. E mentre a Lampedusa sono attualmente 5.496 gli immigrati, 1.200 dei quali nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola, 200 nella ex base Loran, 550 in strutture messe a disposizione dalla Chiesa, il resto, circa 3.500, si trova nella stazione marittima e altri 250 sono ancora bloccati a Linosa, dal punto di vista politico sono due gli elementi da registrare: da un lato lo scontro Maroni – Lombardo, con il ministro degli Interni che accusa il presidente della regione Sicilia di aver attuato una “sceneggiatura” a Lampedusa e poi alla fine gli chiede una mano nell’affrontare l’emergenza. Dall’altro, l’ultimatum di due giorni dato dal ministro Maroni alla Tunisia per attivare i controlli concordati nel corso della sua missione a Tunisi la settimana scorsa. Altrimenti il governo, ha avvertito Maroni, procederà con “rimpatri forzosi”. Intanto, sempre in Sicilia, oltre al Villaggio Mineo, è in arrivo un’altra area d’accoglienza per i nordafricani fuori Trapani: una tendopoli dell’ex aeroporto militare di Kinisia. Anche in questo caso il sindaco si ribella.

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di Antonio Formisano
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