Cronaca / Sangue

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I sicari convinti dal mandante che fosse 'lupara bianca'

Landi ucciso per non restituire un prestito, 3 fermi


Landi ucciso per non restituire un prestito, 3 fermi
06/05/2009, 17:05

Ucciso perché pretendeva la restituzione del denaro che aveva prestato. E’ questa la conclusione a cui sono giunti i carabinieri indagando sull’omicidio di Roberto Landi, il medico ex assessore di Villaricca assassinato il 22 aprile scorso e sepolto sotto una manciata di sabbia sulla spiaggia di Licola, in provincia di Napoli. Era, agli occhi dei killer, un esponente del rivale clan De Rosa e ucciderlo avrebbe significato conquistare la fiducia del capozona; un caso di lupara bianca premiato con 10mila euro a testa e con un uomo scomparso nel nulla. Il corpo, però, venne ritrovato grazie ad un passante che aveva sentito dei rumori e si era insospettito. Scavando in zona alla ricerca di armi o droga, le forze dell'ordine invece ritrovarono il corpo, sotto un metro di sabbia. Il cadavere era avvolto in un telone, presentava quattro colpi di arma da fuoco, tra il torace ed il basso ventre. Era stato ucciso con una pistola calibro 7.65 e, come confermato dalle indagini, non nel posto dove era stato abbandonato. Le intercettazioni si sono rivelate fondamentali per arrivare ai responsabili.

Per l’omicidio sono stati fermati tre uomini, mentre un quarto è ancora irreperibile. Il mandante, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, è Ciro Pianese, 34 anni, incensurato, immobiliarista di Qualiano, comune a nord di Napoli. Gli altri due sono Rosario Solomonte, 37 anni, e Giuseppe Toto, 31 anni, ritenuti esecutori ed entrambi già noti alle forze dell’ordine. Un altro uomo, già identificato, è tuttora irreperibile. Ricostruendo le ultime ore della vittima, gli inquirenti hanno accertato che era in corso l’acquisto di un immobile nel giuglianese, per il quale la vittima aveva prestato una forte somma di denaro. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, insieme ai colleghi delle compagnie di Giugliano e di Pozzuoli. I tre fermati sono stati rintracciati nell’hinterland a nord di Napoli, e precisamente a Giugliano, Qualiano e Pozzuoli. Sarebbero il mandante e gli esecutori.

LA RICOSTRUZIONE Si è trattato, secondo i carabinieri, di una ‘soluzione drastica’ adottata dall’imprenditore per evitare di restituire a Landi del denaro. Secondo i militari, infatti, l’ex assessore e poi consigliere comunale aveva prestato una grossa somma di denaro, circa 280mila euro, ad un imprenditore per permettergli di partecipare ad un’asta giudiziaria per l’acquisto di un immobile nella zona di Varcaturo. La vittima si sarebbe però accorta che nella trattativa qualcosa non stava funzionando e quindi avrebbe lasciato il centro medico che gestiva per andare dall’imprenditore e chiedere che gli venissero restituiti i soldi. L’omicidio era, secondo i carabinieri, premeditato. Dalle indagini è inoltre emerso che Pianese avrebbe indotto i killer ad uccidere Landi convincendoli che si trattasse di un esponente di un clan avversario da eliminare.

LA DINAMICA Pianese, dicono gli inquirenti, aveva invitato Landi in un appartamento del giuglianese con la scusa di restituirgli il denaro chiesto in prestito e poi non utilizzato per l’acquisto dell’immobile. L’abitazione era vuota, sul pavimento c’era solo un telone per evitare che restassero tracce di sangue. C’erano Pianese, altri due complici e Solomonte, armato. Uno stereo acceso ad alto volume ha coperto spari e grida. I sicari hanno sparato contro Landi quattro volte. Due colpi sono arrivati alla coscia ed all’addome. Poi l’arma si è inceppata. I killer hanno scarrellato la pistola e poi hanno premuto nuovamente il grilletto, altre due volte, mirando alla testa. Poi il cadavere è stato avvolto nel telo, in attesa delle condizioni opportune per sbarazzarsi del corpo. Successivamente il cadavere venne caricato su un’auto, ma la vettura si fermò dopo poco perché si ruppe la coppa dell’olio. Quindi il corpo senza vita di Landi venne caricato in un’altra auto, sulla quale venne trasportato fino alla spiaggia di Licola, luogo scelto per la sepoltura. Ma qui, un altro imprevisto attendeva i sicari. La prima buca scavata, infatti, si rivelò presto inadeguata in quanto filtrava troppa acqua.  Un altro buco è stato scavato a qualche metro di distanza, in un punto che doveva essere, secondo il gruppo, il posto che avrebbe custodito per sempre il loro segreto. Un caso di ‘lupara bianca’, con un uomo di un clan rivale scomparso ed una notorietà agli occhi del capozona che avrebbe consentito loro di scalare le gerarchie camorristiche dell’area.

La ricompensa dei killer per quel ‘lavoro’ sarebbe stata di 10mila euro a testa. Per uccidere quello che credevano fosse un esponente del clan rivale De Rosa, Solomonte e Toto hanno usato una Beretta calibro 7.65 con matricola abrasa, successivamente recuperata.

I particolari dell’indagine sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal procuratore Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto Sandro Pennasilico, coordinatore della Dda e dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Gaetano Maruccia. I tre fermati sono accusati di omicidio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, soppressione di cadavere in concorso, con l'aggravante della premeditazione e dei motivi abietti.

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di Nico Falco
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