Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L'Anno 2011 e l'Accordo Fiat.


L'Anno 2011 e l'Accordo Fiat.
30/12/2010, 18:12

 

L’ANNO CHE VERRÀ E L’ACCORDO FIAT .

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.

 


 

La fine di questo anno travagliato, ha portato molte novità, purtroppo, tutte negative! Oltre alla approvazione definitiva in Senato della contestata legge Germini per la scuola e l’Università, è arrivato il decreto “mille proroghe”. L’ormai proverbiale strumento del Governo che ci propone una piccola finanziaria , che si aggiunge alla manovra della Legge di Stabilità, che già aveva provveduto ai tagli alla spesa sociale e culturale. Per aumento delle tariffe, delle assicurazione e dei prezzi dei carburanti ogni famiglia dovrà spendere 1000 euro all’anno in più. Non c’è da stare allegri.

Ma la novità che porta maggiori conseguenze sul piano pratico è l’accordo per la Fiat Mirafiori, che estende al Nord il “modello Pomigliano” che doveva restare una eccezione, mentre è stato firmato il nuovo contratto di lavoro che sarà applicato nella nuova società che costruirà la Panda.

Questi nuovi accordi sindacali, senza la Fiom, introducono sul piano del modello contrattuale notevoli cambiamenti.

Finalmente, dopo tante dichiarazioni di principio, possiamo valutare i fatti della strategia di impresa di Marchionni e quali sono le sue presunte innovazioni per la produzione di automobili in Italia.

La vecchia Fiat non esiste più, e non esiste più nemmeno la vecchia Crhysler, Marchionni, con il consenso della proprietà, ha proceduto ad un riassetto generale del Gruppo, trasformandolo in un soggetto nuovo, una nuova impresa, divisa tra canada, Stati Uniti, Italia, Polonia, Turchia, Serbia, Tailandia, Messico. In ogni paese esistono degli stabilimenti che producono per questa multinazionale uno o più modelli di automobili, in quantità prefissata da le previsioni di assorbimento del mercato stabilite dalla direzione commerciale. Non esistono più aziende integrate, in grado di produrre una intera gamma di automobili, ma solo stabilimenti che di volta in volta produrranno singoli modelli, al più basso costo possibile, per rendere massimo il ricavo della azienda. Nello stabilimento di Pomigliano dovranno essere prodotte un milione di Panda, mentre a Mirafiori dovranno essere prodotte tra i 250000 e i 280000 S.U.V. La grande invenzione di Marchionni, è la riproposta della vecchia logica pre industriale che a Napoli si chiamava della “Paranza”. La paranza è un vecchio termine meridionale che individuava un gruppo di pescatori che si mettevano insieme per un a campagna di pesca, in particolare per la pesca delle alici, delle sardine, dei tonni dei pesci spada, in cui occorrevano molte persone, sia per pescare che per conservare le grandi quantità di pesce, che sarebbero state poi, lavorate presso le aziende alimentari in terra ferma. Questo metodo di lavorare a commessa, a Napoli si era, poi, particolarmente sviluppato nel settore tessile e calzaturiero, nel corso degli anni 70, in cui si formavano le “paranze”, per specifiche commesse, in cui erano definiti i pezzi e le qualità, in cui l’azienda detentrice del marchio forniva i modelli e le materie prime, mentre le paranze fornivano il lavoro ed i macchinari. Lavoro nero mal pagato e senza diritti. In “Gomorra” di Saviano, viene ben rappresentato quel sistema, gestito dalla Camorra, negli anni 90 per i grandi marchi dell’alta moda.

Il famoso sistema Marchionni non è diverso, solo più grande : nello stabilimento di Pomigliano, dovrà essere prodotto solo un tipo di vettura, la Panda, nei suoi diversi allestimenti. Il numero delle vetture da produrre è prefissato in un milione, per svolgere l’intera operazione occorreranno 5 anni. Il 2011 per l’aollestimento delle linee produttive e i 4 anni successivi di produzione intensa con il massimo dell’utilizzo degli impianti, poiché è previsto il terzo turno stabile e lo straordinario la Domenica. Tutto fa pensare che arrivati al 2015, il problema del lavoro a Pomigliano si proporrà di nuovo, perché se non ci sono nuovi blocchi di produzione da fare, lo stabilimento sarà inoperoso.

Non stiamo parlando più di una Società che ha una sua storica produzione, ma bensì di un semplice stabilimento che una volta produce Panda e la prossima un'altra vettura, se non addirittura un altro prodotto. E’ utile ricordare che a Pomigliano d’Arco, in quello stabilimento si sono prodotti in 40 anni molti modelli del glorioso marchio dell’Alfa Romeo. Solo negli ultimi 15 anni sono state prodotte: la 155 , la 156, la 159, per la fascia alta della gamma, mentre per le berline di media cilindrata, la 145,la146,la 147. La produzione superava le 600 unità al giorno ed i dipendenti erano ben 9000. La nuova società assumerà invece poco meno di 5000 addetti, ed avrà una produzione giornaliera di ben 750 vetture al giorno, con un investimento di 700 milioni di euro. Al termine dei 4 anni di produzione il costo del personale sarà di 600 milioni di euro, mentre il fatturato sarà attorno ai 10 miliardi di euro. Per l’anno prossimo il personale sarà ancora a cassa integrazione pagata dall’Inps, nel frattempo che gli investimenti per gli impianti saranno completati.

Da stime di esperti, si prevede un ricavo netto della società di 2 miliardi di euro, mentre i guadagni per l’intero sistema produttivo e commerciale attorno alla Fiat, sarà superiore ai 5 miliardi.

L’accordo Fiat, l’uscita dalla Confindustria, serve solo a tranquillizzare i mercati internazionali e gli investitori finanziari che sorreggono il piano Fiat. In un mercato azionario in difficoltà, le azioni Fiat sono in crescita e rappresentano una notevole contraddizione, poiché il marchio in Italia ed in Europa continua a perdere quote di mercato.

Le conclusioni che si debbono trarre e che la Fiat non è più una impresa italiana, ma gli investitori internazionali che sono dietro Marchionni, come la Philip Morris, sono i veri padroni del vapore, ed il nostro paese rappresenta solo uno dei tanti in cui saranno prodotte le automobili del gruppo.

Il vero dramma di questa nuova vicenda industriale e che il nostro Governo non esprime nulla in proposito, poiché non ha capito niente di quello che sta succedendo. Il sindacato è drammaticamente diviso tra nuovo corporativismo e vecchio antagonismo, incapace di una lettura della situazione, di dialogare con i lavoratori e di proporre soluzioni alternative. Tranne che schierarsi a favore o contro l’accordo, in questo paese non si procede oltre.

Per la mia vecchia esperienza sindacale, per i tanti anni di lavoro che ho fatto nello stabilimento di Pomigliano, per le responsabilità che spesso mi sono assunto nei confronti dei miei compagni di lavoro, nelle condizioni attuali, avrei firmato l’accordo. Una trattativa la si può perdere, ma anche di fronte alla negazione dei diritti, anche se messi in condizione di non poter operare, si deve essere presenti in fabbrica, insieme con i compagni di lavoro per elaborare nuove strategie, nuove proposte, nuove soluzioni. I miei maestri del sindacato mi hanno insegnato che le sconfitte del movimento sindacale sono momentanee, perché l’avanzamento della società è inarrestabile e certo. Bisogna lottare, pensare e unirsi per costruire la vittoria futura. Ho sempre creduto in queste affermazioni, perché chi me lo diceva aveva passato 15 anni della sua giovinezza nelle carceri fasciste e la sua certezza nella vittoria del movimento democratico e del lavoro non era venuta mai meno. Non bisogna avere paura di perdere con il padronato, perché a quella sconfitta si può rimediare. La vera sconfitta è la rottura del fronte del lavoro, la divisione tra i sindacati deve essere immediatamente recuperata. Nel lavoro non c’è orgoglio che tenga, spesso chi ha ragione deve avere molta pazienza per vederla affermata. Mi auguro che i sindacati ritrovino l’umiltà di rimettersi in discussione, per ritrovare la strada della proposta unitaria per tornare a vincere insieme.


 


 


 


 


 


 

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©

Correlati