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Nelle tendopoli arrivano solo i proclami, nessuna notizia

L'Aquila: case pronte? avvisate anche i terremotati


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L'Aquila: case pronte? avvisate anche i terremotati
06/07/2009, 19:07

L’Aquila, 4 luglio. Le prime case saranno pronte a settembre. Poi, a scaglioni, tutti rientreranno nelle nuove abitazioni. Provvisorie, che poi saranno destinate agli studenti fuori sede, in attesa della ricostruzione completa. “Ma una cosa è quello che dice la televisione, una cosa è quello che succede qua”.

Fa uno strano effetto percorrere le strade della città. Oltrepassare cumuli di macerie e ferraglia, vedere edifici che hanno perso uno, due piani. Palazzi puntellati. Abitazioni coi muri sfondati, da poterci guardare dentro. Osservare attraverso gli squarci tavolini, armadi, quadri alle pareti, tutto rimasto com’era prima del terremoto, sembra quasi di avere la supervista dei supereroi degli anni ’70. O di girare in una città devastata dalla guerra.

Nella tendopoli di piazza d’Armi, a L’Aquila, fa caldo. Caldissimo. Fino al tardo pomeriggio è impossibile stare nelle tende, nemmeno i ventilatori riescono a dare un po’ di pace. La sera invece è una lotteria: se ti va bene, risolvi con un cappotto. Se invece la fortuna ha deciso di prenderti ancora in giro, puoi anche svegliarti di notte con venti centimetri di acqua sotto il letto. Scherzi del clima, che diventano beffe per chi ha perso la casa col terremoto del 6 aprile

Intorno alle 17 il sole è ancora cocente. E’ un viavai di volontari, si suda, mentre si aspetta che siano pronti i pass. Poi, un giro all’interno della tendopoli. E’ una giornata speciale, ci sono il primo matrimonio ed il primo battesimo di piazza d’Armi.

Un uomo passeggia con un cane lungo i corridoi tra le tende. Ha settant’anni, invalido, moglie e figlia invalido. Si ferma per sistemare con un pezzo di legno l’ingresso di ‘casa sua’, per evitare che qualcuno inciampi sul tappetino che fa da passerella. Sembra sereno. Forse rassegnato, ma sereno. Ricorda quello che successe alle undici di sera del sei aprile, di quando disse a sua figlia di tornare a dormire, che non era successo nulla. E di quando, poco dopo, corse fuori insieme a moglie e figlia per evitare che la casa gli crollasse addosso. Un paio di giorni a dormire in automobile, poi la tendopoli. Abitava in una casa popolare, non sa se e come stanno procedendo i lavori. Un funzionario del comune gli ha promesso che ad agosto gli farà sapere, forse sarà spostato con la sua famiglia in una struttura insieme ad altri invalidi. Intanto, aspetta.

A pochi metri dal palco dove si sta celebrando il matrimonio, una donna con un bambino nel passeggino. E’ peruviana, ma è in Italia da 8 anni ed i suoi due figli sono nati qui. Racconta della situazione difficile che sta vivendo. E spiega che spesso è costretta a lavare la roba a mano, o ad usare la lavatrice che si trova dall’altro lato del campo, benché una seconda lavatrice sia a pochi passi dalla sua tenda. Per quieto vivere. Per evitare di rispondere a tono quando qualcuno, vedendola arrivare carica di vestiti e con la sua pelle scura, le risponda che la lavatrice non si può usare perché ora è il turno di un’altra signora. Che non c’è ancora, ma che ha ‘prenotato’.

Un’altra donna, anziana, è seduta su una panchina all’ombra di un grosso albero, con la stampella appoggiata sulle gambe. Non vuole lasciarsi intervistare, dice che ha già parlato con molte persone, ha paura di esporsi troppo. “Signora, lo mettiamo in tv. E anche su Internet”. Sorride e commenta: “Tanto non c’è pericolo che qualche pedofilo mi vede e mi viene a prendere”. Anche lei era in affitto, e adesso, oltre ai proclami della tv, aspetta che qualcuno le comunichi qualcosa. Qualsiasi cosa. Che le case arrivino per settembre, però, ci crede poco. Sorride ancora, tra l’ironico e il rassegnato.

Tutti hanno la stessa risposta: della ricostruzione, non sanno ancora nulla. Malgrado i proclami, le imprese titaniche di cui si è parlato e che probabilmente sono state avviate, nessuno ha dato ragguagli ai terremotati. “Abbiamo visto che stanno costruendo, ma non sappiamo ancora niente. Non lo sappiamo, dove ci metteranno”.

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di Nico Falco
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