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L’Aquila onora le vittime del sisma, la Del Fallo contro le istituzioni


L’Aquila onora le vittime del sisma, la Del Fallo contro le istituzioni
07/04/2011, 10:04

La vice responsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti: “A due anni dal terremoto la situazione è ancora molto grave, tra speculazioni e ritardi”

Roma, 06 aprile 2011 – Ieri notte a L’Aquila si è svolta la fiaccolata in memoria del terremoto del 6 aprile 2009, mentre la campana di piazza Duomo ha battuto trecentonove rintocchi, uno per ciascuna vittima. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente oggi a L’Aquila nella Basilica di Collemaggio, per partecipare alla messa di commemorazione per le vittime, ha promesso che “L’Aquila non sarà dimenticata”.

A distanza di due anni da quella terribile notte il capoluogo abruzzese è ancora una città piena di macerie, silenziosa, blindata, transennata. Essa rischia di spegnersi nell’oblio a causa delle tante promesse dimenticate. Per un’effettiva ricostruzione, come ha spiegato anche Napolitano, è necessario il massimo sforzo di chi ha la responsabilità di amministrare, di governare, di risolvere i problemi, di rappresentare le istanze dei cittadini. Lo stesso sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, è tornato a chiedere più attenzione per la città, in quanto la situazione è tutt’altro che risolta.

Barbara Del Fallo, vice responsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti, ha così dichiarato sulla questione: “A due anni dal terremoto la situazione è ancora molto grave, in quanto la ricostruzione è agli antipodi e la città è in fase di regressione. Nel famoso processo case è stato fatto poco, mentre c’è stata molta speculazione sugli incentivi per far ripartire l’economia della città. Tante famiglie non sono ancora tornate a L’Aquila poiché non hanno più né casa né lavoro, e quelle che sono tornate vivono in alloggi provvisori e si ritrovano in una città ferma, senza potere economico.Il centro storico continua ad essere morto e la vita si svolge, ormai, nella periferia invece che nel centro della città come una volta”.

La vice responsabile continua: “La responsabilità di tutto ciò è sia delle istituzioni centrali che di quelle locali. Per quanto riguarda le prime, esse hanno speculato sulla tragedia per fini elettorali e poi se ne sono dimenticate, oggi tornano in città solo per la commemorazione. E’ giusto commemorare le vittime ma, anche se il terremoto è una calamità naturale che non può essere prevista, ci sono lo stesso delle responsabilità soggettive: è assurdo che siano crollate le case e che siano morte tutte quelle persone. Qualcuno deve pagare, ma non l’ha ancora fatto.

L’Italia intera, non solo l’Abruzzo, deve mettersi in moto ed agire con regolamentazioni più strette e severe per evitare, per esempio, le infiltrazioni mafiose. Per quel che concerne le istituzioni locali, invece, c’è un preoccupante ritardo sia da parte del sindaco Massimo Cialente sia di altri responsabili. Dopo due anni non c’è ancora un tavolo di concertazione concreta che permetta di pianificare interventi riguardo ad una città così importante”.

“A causa dello scandalo per la Sanità - incalza ancora la Del Fallo - l’Abruzzo è una regione che continua a regredire. Mi auspico una pronta presa di coscienza in modo da arrivare ad un forte e continuo attivismo che riesca a scuotere chi ci governa. Così non si può andare avanti. Sono inoltre – aggiunge – delusa dalla stampa sì nazionale, ma soprattutto locale. Nessuno si preoccupa di far conoscere la vera situazione dell’Aquila: c’è una sorta di atteggiamento omertoso da parte dei giornalisti locali e si continua a fare solo stampa filo-governativa”
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In conclusione la vice responsabile abruzzese, per il movimento presieduto da Antonello De Pierro, afferma: “Sono stati stanziati troppi soldi subito e la speculazione edilizia li ha fatti sparire tutti, ma nessuno si informa o si preoccupa di capire cosa sia successo. Non si sono ascoltate nemmeno quali fossero le vere esigenze della gente e tutte le risoluzioni sono state fittizie. Hanno, infine, delegato tutto alla Protezione Civile, a coloro che chiamano volontari ma che sono pagati, mentre nessun altro è stato autorizzato nella gestione della ricostruzione, della sicurezza e così via. E’ stato fatto tutto in fretta, ma poi non se n’è saputo più nulla”.

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di Redazione
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