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L'Aquila: "Servono soldi, non promesse"


L'Aquila: 'Servono soldi, non promesse'
07/05/2009, 10:05

"Il presidente Berlusconi se la dovrà pur prendere, la responsabilità di dire agli italiani e agli aquilani che per ricostruire davvero questa città c'è una sola strada: ci vuole una tassa di scopo". A pronunciare queste parole non è qualche esponente dell'estrema sinistra, ma il SIndaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che è rimasto poco soddisfatto delle promesse e delle assicurazioni ricevute. E prosegue: "Lo chiedo al governo e se non è in grado intervenga il parlamento: ci diano una mano a fare subito cassa. Nel decreto del 28 aprile i soldi per ricostruire l'Aquila non ci sono; e siccome lo sappiamo tutti che lo Stato non li ha, l'unica via è fare quello che il Paese fece nel '94 per l'alluvione del Piemonte. Si può fare un'una tantum, magari una tassa da restituire nel tempo. Lo so che mettere le mani in tasca agli italiani è difficile e impopolare, ma sono convinto che il Paese sia pronto". Altrimenti, conclude, "è solo una presa in giro con cui finiremo di costruire nel 2034".
Infatti, nel decreto del 28 aprile ci sono due problemi. Il primo è l'assoluta mancanza di fondi certi, dato che il finanziamento è delegato al fondo lotterie e al recupero dell'evasione fiscale. E in tal senso, le promesse fatte dal Presidente del Consiglio SIlvio Berlusconi e del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso non sono state accolte bene.
Il secondo problema è che nel decreto è previsto che intervenga Fintecna a rilevare le case distrutte, ma senza specificare oltre. Quale sarà il passo successivo? Non è che dietro Fintecna poi si muovano i soliti costruttori ben ammanigliati? Qualcuno ha parlato di Ligresti e Caltagirone, ma sono voci per il momento infondate. Insomma, è tutto poco chiaro. E un atto di legge quale è un decreto legge non può avere parti così oscure.

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di Antonio Rispoli
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