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Il direttore Belpietro segnalato all'Ordine dei Giornalisti

L'attentato a Fini? L'ennesima balla di Libero


L'attentato a Fini? L'ennesima balla di Libero
04/03/2011, 16:03

MILANO - Quanti di voi ricordano lo scalpore che fece lo scorso dicembre, un editoriale di Maurizio Belpietro su Fini? Si parlava di due episodi che riguardavano il Presidente della Camera: il primo è un "attentato" che doveva svolgersi durante una visita ad Andria. Una persona sarebbe stata pagata per colpire Fini con un oggetto contundente, per poi dire falsamente, in caso di cattura, di essere stato pagato da esponenti del centrodestra. Il secondo, una prostituta che riferisce di aver avuto rapporti sessuali con Gianfranco Fini. In quell'articolo Belpietro diceva di non aver verificato le notizie, ma che le riportava per "avvisare" il Presidente della Camera del pericolo che correva.
Ma era evidente, per Fini, l'intento diffamatorio, tanto che querelò il quotidiano, mentre la Procura avviava una indagine sul presunto attentato. Dopo due mesi che cosa ha scoperto? Che la misteriosa fonte era un imprenditore pugliese, che si era inventato tutto solo per vedere se c'era qualche giornalista che ci cascava. E ha scelto giusto, visti i risultati. Peccato che non abbia considerato il fatto che, secondo il Codice penale, questo si chiama "procurato allarme" ed è un reato, anche se non grave. E così sia Belpietro che l'imprenditore hanno avuto un decreto penale: si tratta di una specie di patteggiamento offerta dalla Procura. SI offre di pagare una multa, senza fare il processo vero e proprio: se l'imputato accetta (cosa che avviene spesso, dato che le condizioni offerte sono molto favorevoli), paga e la cosa finisce lì; in caso contrario si fa il processo. Inoltre la Procura ha segnalato l'accaduto all'Ordine dei Giornalisti affinchè possa valutare se ci sono sanzioni da infliggere.
In quanto alla vicenda della prostituta, che si chiama Rachele, per qualche giorno ha concesso interviste a destra e a manca, ha detto di aver avuto rapporti sessuali con Fini, ma senza che ci sia alcuna prova. Qualcuno contattò anche l'addetto stampa del Presidente della Camera, per estorcere del denaro, minacciando in caso contrario di diffondere un video hard che riguardava Fini, ma poi intervennero i magistrati e indagarono i due per estorsione e la prostituta per diffamazione.

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di Antonio Rispoli
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