Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Sull'ex direttore de L'Avanti pende anche una nuova accusa

Lavitola è arrivato a Poggioreale

Chiesti i domiciliari per il senatore Sergio De Gregorio

Lavitola è arrivato a Poggioreale
16/04/2012, 12:04

NAPOLI - Sono le 11:03 quando le agenzie battono la notizia. Valter Lavitola è arrivato al carcere di Poggioreale a bordo di un Suv color grigio topo scortato da Guardia di Finanza e Polizia. Il super latitante ed ex direttore de L’Avanti, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti fra i coniugi Tarantini e l'ex premier Silvio Berlusconi e sul cui capo pende, inoltre, un'ordinanza d'arresto della magistratura di Bari per l'affaire delle escort nelle residenze di Berlusconi (è accusato di aver istigato Gianpaolo Tarantini a mentire alla procura di Bari nell'ambito dell'inchiesta sulle escort che "Gianpi" ha portato nel 2008 nelle residenze dell'allora premier Silvio Berlusconi), si trovava in Argentina da 8 mesi. Cioè da quando la Procura di Napoli ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti per le vicende relative alla cosiddetta P4 e per l’accusa di estorsione nei confronti dell’ex premier. A tutto questo si aggiunga la nuova ordinanza di custodia emessa dal gip e notificatagli oggi dalla Procura napoletana per corruzione internazionale per presunte tangenti a politici panamensi per la realizzazione di carceri in cui compare anche l’accusa per associazione a delinquere legata ai fondi per l'editoria. In questa vicenda, tra l’altro, è stato emesso anche un ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti del senatore del Pdl Sergio De Gregorio. Il provvedimento è stato trasmesso al Senato per l'autorizzazione all'esecuzione degli arresti domiciliari. Misura che il parlamentare napoletano ha commentato a caldo dichiarando: “Mi difenderò con le unghie e con i denti”. In ogni caso il presidente di Panama, Ricardo Martinelli, il ministro della giustizia Roxana Mendez ed altri esponenti di Governo panamense coinvolti negli episodi di corruzione internazionali contestati a Valter Lavitola per il progetto di realizzazione di carceri modulari nello Stato del centro America non sono punibili in Italia, in quanto soggetti 'passivi' e non 'attivi' della corruzione stessa. Lo si desume dall'articolo 322 bis del codice penale. In conformità delle indicazioni internazionali, l'articolo 322, secondo comma, del codice penale italiano - attraverso specifici richiami - incrimina solo la "corruzione attiva", vale a dire la condotta di colui che dia, offra o prometta denaro o altra utilità a funzionari stranieri. Resta esclusa la punibilità in Italia della "corruzione passiva", ossia quella dei pubblici ufficiali stranieri.

Per quanto riguarda, invece, l'accusa di associazione a delinquere legata ai fondi per l'editoria, i pm napoletani Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock contestano a Valter Lavitola e a Sergio De Gregorio di essersi associati "tra loro e con altre persone allo stato non identificate al fine di commettere più reati di emissione ed utilizzazione di fatture per prestazioni inesistenti, occultamento e distruzione di scritture contabili, riciclaggio, corruzione, bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, appropriazione indebita aggravata, trasferimento fraudolento di denaro, truffa e fraudolenta percezione di contributi pubblici (particolarmente quelli previsti per l'editoria) ed ogni altro delitto teso a finanziare illegalmente le proprie attività politiche ed imprenditoriali". Accuse che coinvolgono in tutto diciannove persone di cui dieci interessati da ordinanze di custodia cautelare (sei in carcere e quattro ai domiciliari) e che arrivano dalle dichiarazioni rese ai pm da Andrea Vetromile, ragioniere tributarista che per sedici anni è stato il depositario delle scritture contabili delle società del gruppo del sen. Sergio De Gregorio e che ha collaborato con lui anche nell'attività politica, prima come consulente della commissione parlamentare Difesa e poi della commissione bilaterale Nato. Dichiarazioni in cui si parla anche di rapporti tra De Gregorio e i vertici delle forze di polizia. "Dopo diversi anni che lavoravo con lui - ha dichiarato Vetromile, sentito prima come teste e poi come indagato - ho capito che i movimenti intercorsi tra le società di De Gregorio e le sue società - associazioni (Italiani nel mondo channel, Italiani nel mondo, Italiani nel mondo reti televisive, Italiani nel mondo radio tv, Associazione internazionale Italiani nel mondo, Movimento politico Italiani nel mondo e altre) sono tutti rapporti non effettivi posti in essere al solo scopo di giustificare i movimenti finanziari di De Gregorio". Il tributarista rivela poi che "De Gregorio aveva rapporti con esponenti di vertice della Gdf, dei Cc e della polizia di Stato. Mi risulta che aveva rapporti molto stretti con il generale Pollari per averli visti alcune volte insieme al Senato e con il generale De Donno dei Cc (con il quale poi questi rapporti si ruppero). Quest'ultima circostanza mi risulta perché De Gregorio mandò via dalla sera alla mattina una ragazza che lavorava con lui in precedenza segnalata da De Donno". Vetromile aggiunge poi che "una serie di imprenditori napoletani e comunque campani hanno finanziato nel tempo De Gregorio per ottenerne favori politici in molti casi non arrivati; questi soggetti hanno pagato perlopiù con assegni o bonifici ricevendo fatture per prestazioni di servizi pubblicitari e prestazioni di servizi televisivi dalle società del gruppo in realtà mai forniti".

Del suo ritorno, Lavitola ne aveva dato annuncio ieri quando, intervistato in Argentina mentre si dirigeva verso il varco della security per imbarcarsi sul volo AZ 681 dal terminal C dell'aeroporto internazionale di Ezeiza, aveva annunciato: “Torno perché non ne posso più. Sono preoccupato di andare in prigione, ma non sono un delinquente e voglio chiarire la mia posizione”.

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©