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LAVORATORI ITALIANI SEMPRE PIU' PRECARI


LAVORATORI ITALIANI SEMPRE PIU' PRECARI
02/08/2008, 14:08

Lavoro sempre più precario nelle imprese italiane, ma comunque a livelli inferiori rispetto a quanto accade nel resto d'Europa. La percentuale di occupati con contratto a tempo determinato del Belpaese, infatti, si mantiene ancora al di sotto della media dell'Ue a 27 e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni, secondo i dati dell'indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato del 12%, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l'indagine - aumentano anche i contratti 'stabili', che quest'anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali.

Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di "contratto di prova": lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per "testare" nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la "flessibilità in entrata" sembra sempre più rappresentare una condizione "di passaggio". La tendenza evidenziata dall'indagine Excelsior è confermata anche dall'Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all'industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d'Europa: l'Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale.

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di Redazione
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