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”L’editore partenopeo vittima della stampa “distratta””

L'avvocato Lucio Varriale risponde alla Capacchione:"Sono incensurato"


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L'avvocato Lucio Varriale risponde alla Capacchione:'Sono incensurato'
17/07/2010, 14:07

NAPOLI – L’articolo intitolato “La Toga anti-Falcone e il falso dossier per affossare Caldoro”, comparso quest’oggi sul Mattino di Napoli e firmato da Rosaria Capacchione, prende di mira il magistrato Umberto Marconi, Presidente della Corte d’Appello di Salerno e coinvolto nelle indagini sulla presunta nuova loggia P3. I nomi citati sono diversi e tutti illustri all’interno della magistratura napoletana. I fatti, invece, risalgono a circa 10 anni fa e coinvolgono l’avvocato Lucio Varriale, imprenditore del settore assicurativo ed editore; nonché il giudice Raffaele Cantone e l’avvocato Vittorio Trupiano. La giornalista del Mattino, però, commette alcune imprecisioni piuttosto grossolane nel descrivere l’ordine degli eventi e le vicende di cui sono stati attori principali i personaggi appena citati.
Prima di tutto , la Capacchione, scrive che Varriale è stato “condannato per calunnia” e che, inoltre, quest'ultimo avrebbe tramato con l’avvocato Trupiano per ottenere “un dossier con le notizie calunniose su Raffaele Cantone”. Notizie tra l'altro procurate all’editore partenopeo proprio da Marconi e che si incasellano in maniera quasi romanzesca in un intrigo collegato ad vera e propria spy-story in salsa napoletana conosciuta come "Spectre".
Leggendo l’articolo, difatti, si ricollega in maniera praticamente automatica il nome di Varriale a quello degli altri influenti personaggi che componevano la società segreta Spectre e che sono successivamente finiti in arresto. Un disegno cronachistico-giudiziario che appare di primo acchito credibile ma che, documenti alla mano, si palesa invece in tutto il suo fuorviante contenuto. In primis, infatti, l’avvocato Varriale è incensurato (in fotogallery il recente casellario giudiziario internazionale) e quindi non può assolutamente essere stato condannato per calunnia o per qualsiasi altro reato come si legge nell'articolo della Capacchione. In secundis, con lo stesso Cantone, l’imprenditore Napoletano si era pubblicamente chiarito e riappacificato nell’abbastanza lontano 2000. Di li a poco, il giudice, divenne anche opinionista dell’emittente Telelibera di cui Varriale, come noto, era proprietario.

Varriale “salvato” dalle intercettazioni
Inoltre, riguardo la Spectre, all’interno del processo denominato “Nilo”, i magistrati Luigi De Magistris e Aldo Policastro riscontrarono addirittura qualcosa che, alla luce del pezzo firmato dalla giornalista del Mattino, risulta clamoroso: Varriale, difatti, non solo risultò del tutto lontano dall’associazione segreta ma addirittura vittima della stessa. In più occasioni, come si legge sugli atti del processo succitato, la Spectre aveva usato il nome del noto editore partenopeo (conosciuto anche come “Re Mida dello Sport”, con i vari titoli nazionali, europei e mondiali vinti con i propri marchi) per autolegittimarsi. E fu proprio grazie alle tanto temute ed osteggiate intercettazioni che, gli inquirenti, poterono scagionare da ogni accusa Varriale.
Per l’editore partenopeo, comunque, è da considerarsi probabile la buona fede della cronista del quotidiano partenopeo nel riportare notizie così inesatte ed in taluni casi addirittura fantasione. Tuttavia, ha ammesso Varriale, “il pensiero che potesse trattarsi di un’azione intimidatoria da parte dei noti poteri deviati mi ha solleticato quasi subito. Anche perché – conclude l’imprenditore – proprio ultimamente, attraverso le mie emittenti ed il mio portale d’informazione on-line, ho portato avanti una durissima battaglia contro la cosiddetta tele camorra e tutti i politici corrotti che compongono la classe dirigente campana”.

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di Redazione
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LE ALTRE FOTO.
Fronte del casellario giudiziario internazionale che attesta lo stato di Incesurato dell'avvocato Lucio Varriale
Retro del casellario giudiziario internazionale che attesta lo stato di Incesurato dell'avvocato Lucio Varriale