Cronaca / Soldi

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L'operazione Hermes, 29 arresti e 100 indagati

Le lavanderie dei clan, tra sale bingo e scommesse


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Le lavanderie dei clan, tra sale bingo e scommesse
27/04/2009, 18:04

Arrestate 29 persone, 100 indagate e sequestri per 150 milioni di euro. I risultati ottenuti dall’inchiesta della Dda di Napoli testimoniano come, già da tempo, la malavita organizzata abbia messo le mani sul potentissimo business del gioco d’azzardo. Sale bingo, centri di raccolta di scommesse sportive, videopoker e slot machine, disseminati in ogni angolo della penisola, che facevano la fortuna dei clan campani e di cosche siciliane. Tra i fermati, anche tre carabinieri:uno per aver fornito informazioni riservate sul principale indagato, gli altri due per favoreggiamento.

Sotto chiave sono finiti 100 immobili, 39 società commerciali, 23 ditte individuali, 104 autoveicoli, 140 tra quote societarie e conti correnti e soprattutto sale bingo (a Cassino, Milano viale Zara, Cernusco sul Naviglio, Lucca, Padova, Brescia, Cologno Monzese, Cremona e in provincia di Caserta e Frosinone), nonché la società Betting 2000 la quale, come sottolineano gli inquirenti, sviluppa il più alto volume di affari nel settore delle scommesse sportive.

I pm Ardituro, Del Gaudio, Maresca ed il procuratore aggiunto Cafiero hanno coordinato gli uomini della Guardia di Finanza nell’operazione Hermes, che ha visto impegnati oltre 500 militari. Le indagini hanno fatto luce sulle ‘lavanderie’ dei Casalesi, dei Misso, dei Mazzarella, sui sistemi da loro utilizzati per riciclare il denaro. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, gioco d'azzardo, illecita concorrenza con minacce e violenza, interposizione fittizia nella titolarità di beni e aziende.

Il personaggio principale intorno al quale girava l’affare, quantificabile in centinaia di milioni di euro, è Renato Grasso, volto noto alle forze dell’ordine ed alle cronache cittadine: già condannato negli anni ’90 per legami con i clan camorristici di Portici e Fuorigrotta, Grasso è stato raggiunto, nel maggio scorso, da una ordinanza di custodia con l’accusa di essere socio di Mario Iovine, noto col soprannome di Rififi, della fazione Iovine dei Casalesi. Dopo aver gestito per anni il gioco d’azzardo illegale in monopolio, in alleanza con quasi tutti i clan camorristici del Napoletano, Grasso aveva tentato il salto di qualità puntando ad estendere il proprio territorio di influenza. La sua competenza lo ha fatto diventare l’ ‘uomo giusto’ perché le cosche siciliane e i clan Casalesi, oltre alla camorra, costruissero intorno a lui un nuovo impero basato, come regola vuole, sui ‘vizi della gente’.

La rete di grasso, secondo la Dda, è stata impegnata per riciclare il denaro in tre settori: il bingo, la raccolta di scommesse sportive e le cosiddette new slots. Per questi settori il sistema utilizzato è quello che normalmente viene adottato per evitare ‘fastidiosi intoppi’, ovvero il cosiddetto delle scatole cinesi: tutto era intestato a prestanome incensurati ed apparentemente senza alcun legame con la malavita organizzata, in modo da non alimentare sospetti nelle forze dell’ordine. Il denaro ricavato da altre attività illecite veniva riversato nelle casse di quelle legali, venendo così ripulito.

I carabinieri arrestati sono Pietro Bruno, un maresciallo del Ros di Napoli, che avrebbe rivelato informazioni riservate sul conto di Grasso, e due militari della stazione di Casal di Principe, Luigi Di Serio e Luigi Cocuzza, accusati di favoreggiamento nei confronti di esponenti dei Casalesi, e per la precisione di Nicola Schiavone, il figlio di Francesco ‘Sandokan’, e di altri due importanti esponenti dell’organizzazione criminale.

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di Nico Falco
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