Cronaca / Nera

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Collegamenti tra un imprenditore, Iovine e Bidognetti

Le mani dei Casalesi sul G8 della Maddalena


Le mani dei Casalesi sul G8 della Maddalena
15/02/2010, 23:02

NAPOLI – Il giro di milioni che gravitava intorno al G8 della Maddalena non poteva non attirare l’attenzione della criminalità organizzata. Quindi mafia, camorra, ‘ndrangheta. Ma anche i palazzinari per eccezione, i camorristi che forse più di chiunque altro hanno fondato il proprio impero sul mattone. Sui cantieri abusivi, sulla cementificazione. Sui materiali scadenti a costi bassissimi, sugli appalti nelle opere, anche e soprattutto pubbliche. Era stato detto che i controlli sarebbero stati serrati, che si sarebbe stroncato qualsiasi tentativo della malavita organizzata di entrare nel business delle grandi opere previste per il G8 della Maddalena. Ma a volte anche la massima attenzione riserva un margine di errore. Gli inquirenti si stanno concentrando su un nome in particolare. Un imprenditore che, con una lunga e complicata fila di collegamenti, potrebbe portare direttamente alla cupola del sodalizio criminale dei Casalesi: Antonio Di Nardo.

Il gip di Firenze, nell’ordinanza di arresto nei confronti di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Diego Anemone e Mauro della Giovampaola, indica Di Nardo come l’imprenditore che “gestisce occultamente” il ‘Consorzio Stabile Novus’, con sede a Napoli, e che è associato alla ‘Opere Pubbliche e Ambiente Spa’ di Francesco Maria De Vito Piscicelli (l’imprenditore intercettato mentre, nella notte del terremoto, rideva nel letto). Le due imprese, secondo la procura di Firenze, si associano per “partecipare alle gare d’appalto gestite dai funzionari di via della Ferratella” (dove erano impiegati Balducci e gli altri). Di Nardo inoltre, sempre secondo i magistrati fiorentini, è anche l’uomo che fa da intermediario tra De Vito Piscicelli e un certo Rocco Lamino, per la restituzione di un prestito da usura di 100mila euro. Di Nardo e Lamino vengono definiti da De Vito Piscicelli, in una intercettazione, “soggetti pericolosi”. “Son quella gente che è meglio che ci stai lontano, - diceva in una telefonata, - se si sgarra è la fine… quello vanno trovando…”.

I carabinieri del Ros hanno raccolto elementi tali da ritenere che Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture finito nell’inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8, sia in rapporti con la malavita organizzata dell’hinterland casertano. Le risultanze investigative sono raccolte in un intero capitolo dell’informativa inviata alla procura, con un titolo decisamente eloquente: “Di Nardo Antonio – clan Casalesi”.

Il documento si basa su due note della direzione investigativa Antimafia di Napoli, una del 14 marzo 2003 e l’altra dell’8 luglio 2003. La prima riguarda la società “Soa nazionale costruttori organismo di attestazione Spa”, con sede a Sondrio, che sarebbe “di fatto occultamente riconducibile a Di Nardo Antonio”. Tra i soci della società figurano, tra gli altri, il parlamentare del Pdl Paolo Russo e Giuseppe Mastrominico; quest’ultimo, scrivono i carabinieri, è cugino di Pasquale Mastrominico che, sua volta, è cognato di Rachele Iovine, sorella di Antonio, il boss dei Casalesi latitante da 15 anni e conosciuto col soprannome “’o Ninno”.

La seconda nota documenta i rapporti che intercorrerebbero, indirettamente, tra l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta ed un altro boss della camorra casalese, Cicciotto ‘e Mezzanotte. La Direzione investigativa antimafia di Napoli parla, in particolare, dei collegamenti tra Antonio Di Nardo e Carmine Diana, titolare della “Impregica Cpstruzioni srl”. “Diana, - si legge nell’informativa, - è ritenuto legato al noto Francesco Bidognetti, esponente di vertice del clan dei casalesi. In particolare è emerso che Diana era stato un acquirente fittizio di alcuni ettari di terreno che, in realtà, erano nella disponibilità di Bidognetti”.

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di Nico Falco
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