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Un viaggio che (forse) giunge al termine

Le ultime ore di Eluana tra Chiesa, Politica e Italiani


Le ultime ore di Eluana tra Chiesa, Politica e Italiani
03/02/2009, 22:02

Quella che dovrebbe essere una tragedia privata è ormai un caso nazionale, un pretesto per soffiare sul fuoco di una discussione che da sempre ha diviso l’Italia in due posizioni per le quali a quanto pare è impossibile trovare un punto di incontro. E così la storia di Eluana Englaro diventa semplicemente il ‘caso Eluana’, con Chiesa, Stato e Italiani divisi sul da farsi. Malgrado una sentenza della Corte di Appello, la Chiesa è determinata a non fare passi indietro e chiede a gran voce, consapevole dell’effetto che le proprie dichiarazioni hanno sui fedeli, di “fermare la mano assassina”. Negli ultimi 17 anni nessuno sapeva di Eluana e delle sue condizioni di salute, né degli sforzi della famiglia. Adesso, quando tutto pare stia per finire, inaspettatamente il suo caso diventa di interesse nazionale.

La vicenda di Eluana, in stato vegetativo da 17 anni, è ormai da mesi al centro di polemiche, dichiarazioni politiche, discussioni su argomenti da tutelare, riflessioni su che cosa si intenda con il concetto di vita. E anche oggi, con la ragazza che è nella clinica di Udine, il clamore all’esterno non si placa, anzi cresce, direttamente proporzionale al conto alla rovescia che sarà segnato da quella spina staccata.


La politica

Tace Silvio Berlusconi, che si è tenuto ai margini della vicenda, conscio della delicata trasversalità del tema, mentre il ministro Sacconi afferma che il governo “sta valutando la situazione anche da un punto di vista formale”. “Credo, - ha aggiunto in serata a Porta a Porta, - che la legge vigente, in assenza della nuova regolamentazione sul fine vita di cui si sta occupando il Parlamento, sia molto chiara e prevede il dovere di garantire idratazione e alimentazione”. Molto pacato invece Gianfranco Fini, che afferma tra le righe di non voler prendere nessuna posizione sulla questione, rimarcando i dubbi che lo tengono in bilico tra una posizione a l’altra. “Invidio chi ha certezze sul caso Englaro, - commenta, - personalmente non ne ho, né religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla”.

Ma nello stesso Pdl sono molti quelli che si mostrano in accordo con la definizione di “assassinio” usata dal cardinale Barragan, il “ministro della salute” del Vaticano. “Bisogna a tutti i costi fermare il boia, - tuona Gabriella Carlucci, ex soubrette ora in politica. “E’ iniziato l’omicidio di Eluana, che rischia di avvenire impunemente e senza turbare convenzioni e erogazioni i pubblico denaro”, è il parere del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.


"Si fermino, hanno ancora il tempo per riflettere e valutare le conseguenze della loro azione", dice Enrico La Loggia, vicepresidente del gruppo del Pdl della Camera. Il sottosegretario dell'Interno Alfredo Mantovano commenta: "Sarà la prima condanna a morte dopo il 1948".

Ma nello stesso partito c’è chi la pensa diversamente. Come Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato Pdl, che chiede il rispetto delle decisioni della magistratura e trova “assurdo e inumano il linciaggio di Beppino Englaro. Eluana ha vissuto il suo calvario clinico e giudiziario, ora lasciamola andare”. Fuori dal coro anche il deputato Gaetano Pecorella: “Quando c’è una sentenza questa deve essere rispettata e applicata, perché altrimenti non regge più tutto il sistema sociale”.

Gianfranco Rotondi, ministro cattolico, chiede silenzio. “Di fronte a questo dramma, - afferma, - penso che oramai ci sia solo da tacere e pregare”.

L’Udc invece auspica direttamente l’intervento del Governo. E’ Rocco Buttiglione a chiedere che “Berlusconi convochi subito un consiglio dei ministri per fare una legge per il testamento biologico”.
Il senatore Ignazio Marino, Pd, promotore dell’appello per il testamento biologico, torna a sostenere il diritto di decidere da soli, mentre la teocon Paola Binetti non nasconde la sua amarezza: “E’ un’aberrazione, serva la massima vigilanza perché casi del genere non si ripetano più”.

 

La Chiesa, “è un assassinio”

La Chiesa cattolica ancora una volta si pronuncia sul caso Englaro, e ancora una volta parla, senza mezzi termini, di omicidio. E’ “inconcepibile pensare di una persona in questo modo, - dice il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, cardinal Javier Lozano Barragan, - quanto sta accadendo è un atto di ‘antiumanesimo’”. D’accordo i vescovi italiani, per i quali privare Eluana di alimentazione ed idratazione è “al di là delle intenzioni, eutanasia”, e si affidano alla preghiera.

“E’ a tutti evidente, - ha detto in una conferenza stampa il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, intervenendo sugli sviluppi del caso Englaro, - che qualsiasi azione volta a interrompere l’alimentazione e l’idratazione si configurerebbe, al di là delle intenzioni, come un atto di eutanasia”. “Per parte nostra, - ha continuato, - osiamo ancora sperare nella forza della preghiera, che vince le resistenze più nascoste e siamo vicini alla famiglia, così duramente provata e alle suore di Lecco che hanno amorevolmente assistito Eluana Englaro fino a ieri”.

Secondo il segretario dell'episcopato italiano è "inconcepibile togliere cibo e acqua alla donna e nello stesso tempo, per farle sopportare questa privazione, dover ricorrere a terapie e medicine contro il dolore". Si tratta, ha ripetuto, di una contraddizione enorme. "Togliere il sondino non è un atto di pietà", ha affermato. "La vera pietà - ha spiegato - è quella testimoniata dalle suore di Lecco, che hanno accudito finora Eluana, in coma vegetativo da 17 anni".

Le dichiarazioni di monsignor Crociata sono state precedute da una nota della Sir, Servizio di informazione religiosa. "Il viaggio della morte è cominciato di notte" scrive l'agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana nel testo in cui ricostruisce brevemente quanto accaduto la scorsa notte, ricorda che "tra qualche giorno le verrà tolta l'alimentazione e l'idratazione" e sottolinea: "Tutto questo con l'avallo di una sentenza". Un "momento triste", si legge, "per tutti coloro che, credenti o non, hanno a cuore la tutela della persona. Se nessuno può togliere la vita ad un altro, togliere la vita ad una persona totalmente indifesa è una barbarie".

Di "reato abominevole" aveva già parlato, appena si era diffusa la notizia del trasferimento di Eluana nella clinica di Udine, anche il cardinale Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, di fatto il "ministro della Salute" della Santa Sede. Il testo diffuso dalla Sir ricorda le parole di Papa Ratzinger, che aveva ribadito il proprio giudizio sull'eutanasia, "una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell'uomo".

"La fragilità e la debolezza - scrive la Sir - sono un appello alla solidarietà, anche attraverso quei mezzi che oggi si hanno a disposizione. La vera risposta non può essere dare la morte, per quanto 'dolce', ma testimoniare l'amore che aiuta ad affrontare il dolore e l'agonia in modo umano".


Il medico che dovrà ‘staccare la spina’
Amato De Monte, primario del reparto di anestesia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, si è detto “profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino”. Sarà lui, che la notte scorsa ha accompagnato Eluana Englaro nel viaggio da Lecco a Udine, che guiderà l’equipe disponibile ad attuare la sentenza per l’interruzione dell’alimentazione dell’idratazione della donna. Il medico lancia un appello a lasciare da parte qualsiasi strumentalizzazione ed a concentrarsi sul dolore e sulla sofferenza dei protagonisti, senza risparmiarsi un giudizio duro su chi, dalla Chiesa alla politica, ha trasformato la storia di Eluana, fino a dimenticare le condizioni reali della donna.

"Tutti i miei sentimenti - ha detto in un'intervista esclusiva al Tgr del Friuli Venezia Giulia - passano nettamente in secondo piano davanti al dolore della famiglia Englaro". "Io penso - ha aggiunto - che tutta la società civile dovrebbe fare un grosso ripensamento su questa tematica e soprattutto sullo scollamento che su questo problema esiste tra il sentire sociale e la posizione della politica e della Chiesa".

Parlando del viaggio della notte scorsa De Monte racconta di aver toccato "con mano la grossa diversità che c'è fra il vissuto che abbiamo avuto tutti, quindi l'opinione pubblica, di questa ragazza che ci è stata sempre presentata nel fiore della giovinezza e - ha sottolineato - trovarmi, invece, davanti, a una persona che è completamente diversa dall'immaginario che penso ognuno di noi si era creato di questa ragazza".

"Queste sono le prime e ultime mie parole sull'argomento e penso di potermi fare portavoce anche della famiglia Englaro nel reclamare assolutamente la più totale privacy in questo dolorosissimo momento".


Beppino Englaro, la vittima che per alcuni è carnefice

Beppino Englaro è l’uomo che da 17 anni vive nel dolore sempre rinnovato di avere una figlia in stato vegetativo, consapevole che non tornerà mai quella di prima. Dopo un lungo e travagliato percorso è riuscito a trasferire la figlia Eluana a Udine per quello che spera sia il suo ultimo viaggio. E annuncia che non intende più rilasciare alcuna dichiarazione su una vicenda che è cominciata il 18 gennaio 1992, quando Eluana rimase ferita in un incidente stradale tanto grave da non risvegliarsi più. Da quel giorno, ormai conscio che non c’era più nulla da fare, Beppino Englaro ha insistito perché lo Stato riconoscesse il suo diritto a interrompere l’alimentazione che tiene in vita la figlia. Diritto che gli è stato riconosciuto da una sentenza della Corte d’Appello di Milano poi confermata da una sentenza della Cassazione.
Ad Udine Beppino Englaro ha trovato uno studio legale in grado di predisporre un protocollo per il distacco del sondino naso-gastrico che alimenta la figlia, per assecondare il volere di lei che, prima dell’incidente, aveva “sempre detto che questa non era vita”.

Da Lecco Eluana è giunta ad Udine, alla casa di riposo ‘La Quiete’. Nei primi giorni sarà alimentata come a Lecco e fra tre giorni, se non interverranno fatti nuovi, comincerà la lenta e graduale operazione di riduzione dell’alimentazione. “Vivrà per due, massimo tre settimane, salvo nuovi stop perché, - ammonisce l’avvocato Campeis, - tranquilli non si può mai esserlo. In Italia può succedere di tutto”.


Stop che potrebbero arrivare, per esempio, da coloro che in questi giorni hanno consegnato in questura ed in procura esposti con la richiesta di intervenire per continuare a far vivere Eluana. Ma non si escludono neanche iniziative in extremis dalla politica, che continua a dibattere del caso con grande clamore. "Verificheremo gli atti formali possibili, ma resta confermato il divieto di stop dell'idratazione e della nutrizione del Servizio Sanitario Nazionale", ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.


Per la famiglia ha parlato l'avvocato Campeis. "Un decreto - ha detto - non può incidere su una sentenza passata in giudicato". L'avvocato ha poi detto che il protocollo siglato è molto dettagliato "in modo che tutta la procedura che seguiremo sia legittima e si collochi nell'alveo di quanto previsto dalle sentenze".

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di Nico Falco
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