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Servizio sanitario Regione Puglia non copre le spese

Le vittime dell’attentato di Brindisi costrette a pagarsi le cure


Le vittime dell’attentato di Brindisi costrette a pagarsi le cure
04/07/2012, 18:07

BRINDISI - Il servizio sanitario della Regione Puglia non copre le spese necessarie alle cure delle cinque ragazze rimaste ferite il 19 maggio scorso nell’attentato davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Dunque, spetta alle famiglie di Selena, Sabrina, Veronica, Vanessa e Azzurra pagare il costo di parte delle creme medicinali necessarie a curare la pelle ustionata. Le creme non possono essere né rimborsate né prescritte dal medico di base perché inserite nell’elenco dei trattamenti estetici e non sanitari.
Il problema però è che quelle creme sono state prescritte dai medici degli ospedali pubblici in cui sono state in cura le ragazze, ed è inammissibile che il servizio pubblico non se ne faccia più carico ora che la maggior parte di loro è a casa.
Le ragazze hanno ustioni fra il 25% e il 60% del corpo, alcune anche in viso e senza quei trattamenti oltre a provare ancora oggi forti dolori, hanno probabilità assai scarse di recupero.
Nel pomeriggio però, è stata diramata una nota dall’Assessore Attolini: “Abbiamo già chiesto al Sindaco di Mesagne di anticipare le spese che le famiglie delle ragazze ferite nell’attentato del maggio scorso stanno sostenendo per le cure, in attesa che arrivino i fondi stanziati dalla Regione Puglia.”
Così in una nota, l’Assessore alle Politiche della Salute, Ettore Attolini, chiarisce la situazione sulle cure alle giovani ragazze della scuola Morvillo-Falcone e aggiunge: “La difficoltà riguarda una sola ragazza, che ha necessità di curarsi con una pomata non prescrivibile. E’ stato erroneamente riportato, invece, che le difficoltà riguardano tutte le ragazze, ma non è così. Come non è vero che le famiglie siano state lasciate sole. Ci tengo a ricordare che già dal 21 maggio la Giunta della Regione Puglia aveva stanziato 200.000 € in favore delle ragazze colpite e delle loro famiglie; nei prossimi giorni questa somma sarà nella piena disponibilità del Comune di Mesagne, che potrà poi distribuire alle famiglie, secondo le necessità e i criteri stabiliti. Intanto, abbiamo già concordato con il Sindaco Scoditti che le spese sostenute dalle famiglie delle ragazze, saranno anticipate dall’amministrazione di Mesagne”.
Intanto ieri sono arrivate buone notizie dall’ospedale universitario Cisanello di Pisa: Veronica Capodieci, la quindicenne ferita più gravemente nell’attentato del 19 maggio scorso, potrà tornare a casa fra il 15 e il 20 di luglio. Da una decina di giorni ha iniziato la riabilitazione motoria, e i segnali di recupero per i medici sono stati stupefacenti. Le cure potranno quindi questa estate essere continuate nella casa di Mesagne, anche se ci vorranno numerosi altri interventi e ancora mesi o anni di calvario per tornare la ragazza di prima. Veronica, che a Pisa è sempre stata affiancata dai genitori e dalla sorella Vanessa (anche lei ferita nell’attentato, ma in modo meno grave), ha avuto ustioni serie sul 60% del corpo, ma si stanno lentamente rimarginando le ferite profonde al torace e all’addome e si sono ricomposte le numerose fratture riscontrate. Dovrà subire altri interventi nei prossimi mesi, e poi avrà bisogno ancora più delle altre ragazze di successive ricostruzioni della cute da parte di chirurghi plastici.
Un’altra buona notizia arriva invece dal tribunale del Riesame di Lecce. Sono state respinte tutte le richieste presentate dalla difesa del folle attentatore, Giovanni Vantaggiato. Il suo legale, Franco Orlando, aveva chiesto l’attenuazione della misura di custodia cautelare in carcere, valutando quella domiciliare. E in secondo luogo chiedeva al riesame di escludere la finalità terroristica dell’attentato, insistendo su un particolare che sembra avere accertato la procura della Repubblica: il telecomando in mano a Vantaggiato era difettoso, lui aveva già provato a premerlo inutilmente quattro minuti prima dell’arrivo della povera Melissa e delle sue compagne. Entrambe le richieste sono state respinte in pochissimi minuti di udienza.

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di Erika Noschese
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