Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Legambiente presenta i numeri del fuoco in Campania


Legambiente presenta i numeri del fuoco in Campania
18/07/2011, 12:07

Nel 2010 in Campania gli ettari di territorio andato in fumo si è ridotto di quasi il 40%, e il numero dei roghi di quasi due terzi, ma la buona notizia viene immediatamente mitigata dai dati dei primi sei mesi del 2011 dove la Campania risulta la regione più colpita : 220 roghi che hanno distrutto 486 ettari di aree forestali. A conclusione della tappa campana di Non scherzate col fuoco, campagna di monitoraggio, prevenzione e informazione sugli incendi boschivi di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile, è stato presentato “Ecosistema Incendi , dossier sugli incendi boschivi in Campania.

Tornando al 2010, su tutto il territorio campano si sono verificati 543 incendi, che hanno trasformato in cenere una superficie complessiva di 2.351 ettari, con un’estensione media di ciascun evento di 4 ettari. Una ferita profonda che continua a martoriare il territorio campano, il paesaggio e le bellezze naturali che contribuiscono a renderlo unico al mondo.

Analizzando con attenzione i dati relativi ai roghi che sono divampati lo scorso anno in Campania risulta che è Caserta la provincia più colpita dalle fiamme: 172 incendi hanno trasformato in cenere 1.156 ettari di territorio, di cui quasi la totalità boscata. La provincia meno interessata dal fenomeno dei roghi è stata Napoli, dove 44 incendi hanno percorso una superficie di 81 ettari di territorio. Dai piccoli ai grandi comuni della Campania, nel 2010 sono 202 le amministrazioni locali che hanno dovuto rispondere all’emergenza incendi, quasi il 45% di tutti i comuni campani. Di questi il 13% nel salernitano e l’8% nel territorio casertano.

“Gli incendi sono una vera e propria emergenza- ha commentato Paola Tartabini, portavoce nazionale Non Scherzate con fuoco di Legambiente- perchè distruggono habitat e paesaggi, possono mettere in crisi l’esistenza di tante economie locali che hanno scommesso sul turismo ambientale, accrescono il rischio idrogeologico e la desertificazione. Sono per la maggior parte dolosi , che estate dopo estate riconfermano un pericoloso segnale di rifiuto della legalità. Per reprimere il fenomeno è necessario eliminare “a monte” la possibilità di speculare sulla gestione delle aree bruciate. E questo si può fare da un lato con il catasto delle superfici percorse dalle fiamme, dall’altro con un’oculata manutenzione dei boschi e l’allargamento delle aree protette e dei parchi nazionali. Una lotta agli incendi boschivi quindi a 360 gradi da realizzare durante tutto l’anno”

In Campania, secondo dossier di Legambiente- si registra un’attenzione sempre più alta sull’emergenza roghi: un trend positivo caratterizza i comuni che svolgono un lavoro positivo di mitigazione degli incendi boschivi: nell'ultimo anno l'86% dei comuni svolgono un buon operato,

Incoraggiante e in linea con gli anni passati è il dato sull’istituzione del catasto delle aree percorse dal fuoco, realizzato e aggiornato circa da 8 comuni su dieci . Ed è proprio il censimento delle superfici incendiate, che rappresenta il punto cruciale nella lotta agli incendi. Perché è questa stessa mappatura a vincolare e proteggere le aree percorse dal fuoco da mire criminali e speculative con l’obiettivo di far prevalere interessi di piccoli gruppi attraverso il dispregio della legalità, dei beni comuni e di uno sviluppo ordinato e sostenibile. Lo strumento del catasto, vuole colpire le principali cause di incendi in alcune aree del nostro Paese, ovvero tra interessi locali, affari e criminalità.

In Campania il 70% degli incendi sono di origine dolosa con interessi della criminalità. Dietro ai fuochi c’è quasi sempre la mano della criminalità, ci sono interessi loschi e affari illegali. I piromani amanti del fuoco in sé sono un fenomeno marginale, spesso troppo esaltato dai media. Negli ultimi due anni in Campania sono andati al fuoco oltre 8500 ettari fiamme che alimentano anche il business del rimboschimento: Legambiente stima che nel biennio 2009-2010 il giro d'affari legato al rimboschimento sia stato pari circa diciasette milioni di euro, visto che il rimboschimento di un ettaro bruciato costa 2000 euro.

”Non basta – sottolinea Pasquale Raia, responsabile Aree Protette Legambiente Campania – l’attività esemplare delle forze dell´ordine e del corpo forestale ogni estate, in prima linea nelle attività di spegnimento, informazione, avvistamento e controllo del territorio. La lotta a questi veri e propri delitti ambientali non può prescindere dalla sensibilizzazione dei cittadini e delle comunità, anche per rompere quel muro di omertà che a volte circonda gli incendiari. Dietro le fiamme che in questi giorni colpiscono in Cilento e Vesuvio molto probabilmente come spesso accade c´é il dolo, spinti da un ritorno economico. Non abbassare la guardia soprattutto se si analizza che da due anni gli incendi colpiscono la Campania sempre verso la fine dell´estate, quando cala l´attenzione e si è pronti per capitalizzare il danno in autunno”.



E sul fronte dell'illegalità ambientale, nell’ultimo anno, in Campania, il Corpo Forestale dello Stato ha effettuato 2 sequestri, sono stati identificati e denunciati 25 “criminali incendiari”, arrivando all’arresto di 2 persona. Inoltre, nel territorio campano sono state accertate 632 infrazioni, di cui 195 nella provincia di Salerno, 164 nel casertano e 100 nel beneventano.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©