CRONACA - Cronaca
NAPOLITANO E SCHIAFANI: “LA PAROLA ORA PASSA ALLE CAMERE”
Legge elettorale: la Consulta boccia i referendum
È scontro tra il Quirinale e Antonio Di Pietro
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12/01/2012, ore 20:30 -
ROMA - Come era stato abbondantemente anticipato nei giorni scorsi, La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili entrambi i referendum elettorali. Insomma, 1,2 milioni di cittadini e 115 costituzionalisti (che hanno firmato un documento nel quale concordavano sulla costituzionalità dei quesiti) non sono bastati a convincere almeno 8 dei 15 giudici della Consulta.
Le motivazioni verranno depositate nei prossimi giorni. E già questo indica che si tratterà di motivazioni molto complesse; insomma, ci si è appellato a qualche cavillo, molto probabilmente.
Le prime reazioni arrivano proprio da coloro che hanno raccolto le firme. Come per esempio, Artuto Parisi, che ha dichiarato: "Anche se il prolungamento della camera di consiglio aveva aperto la nostra attesa alla speranza, tutto posso dichiararmi fuorchè sorpreso". Molto più duro Antonio Di Pietro, leader dell'Idv: "L'Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l'olio di ricino. E' tempo di scendere nelle piazze e di passare alla protesta attiva per non assistere più a questo scempio di democrazia. Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime".
Attacco duro, che ha provocato una risposta di una durezza inusitata dal Quirinale, abituato a digerire senza rispondere gli insulti provenienti dal Pdl quando a Palazzo Chigi c'era Silvio Berlusconi. Infatti, dal colle più alto è giunta una nota che rivela come dire che la sentenza "è un piacere fatto al capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale.
AGGIORNAMENTO ORE 20:30
Passano le ore e si intensificano i commenti politici. Il primo è dell’inquilino del Colle: è un invito il suo, rivolto ai partiti e al Parlamento, affinchè intervengano subito sulla legge elettorale. Nel farlo, afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “tengano conto delle esigenze largamente condivise dall’opinione pubblica”. Secondo Renato Schifani, dopo la bocciatura dei referendum da parte della Consulta, la riforma della legge elettorale diventa una materia delle Camere. Spetterà a loro l’ultima parola e soprattutto, afferma il presidente di Palazzo Madama “dovranno essere i Deputati e i Senatori a tenere conto dell’esigenza dei cittadini di poter scegliere i loro eletti”. Anche Pierferdinando Casini, pur dicendosi rispettoso nei confronti della sentenza della Consulta, invita le forze politiche a riformare il “Porcellum”. Questo però, avverte, solo dopo una serie di riforme istituzionali, tra cui la riduzione dei parlamentari. Per Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “rispettiamo la Corte, ma non siamo contenti”. Laconico, invece, Silvio Berlusconi: il Porcellum “è buona legge, ma si può migliorare”. E l’ex ministro Roberto Maroni: “Mi aspettavo la decisione, è uno stimolo al Parlamento per fare una nuova legge elettorale”. Ma è stato il numero uno della Lega, Umberto Bossi, a spiazzare tutti: “Immaginavo che la Consulta avrebbe detto no ai referendum, altrimenti non ci sarebbe stata più una legge elettorale con cui andare al voto. E comunque la migliore legge elettorale è quella che c’è, perchè non si impiegherà tanto tempo ad andare al voto”.
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