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Una storia d'ordinario sopruso tra i banchi del Senato

Leonida Maria Tucci: mobbizzato al Senato, abbandonato dalla giustizia


Leonida Maria Tucci: mobbizzato al Senato, abbandonato dalla giustizia
14/07/2010, 18:07

ROMA - Dell'assurdo, ingiusto e per molti versi paradossale caso di Leonida Maria Tucci, giornalista mobbizzato, oltraggiato e professionalmente distrutto proprio tra le mura del Senato della Repubblica, ne abbiamo già parlato in questo articolo lo scorso 14 febbraio 2010. Quella storia, che risale al lontano 1994 e che ancora oggi non riesce a conoscere un epilogo che rappresenti il giusto riscatto per il signor Tucci, la moglie Giulia Ruggeri e le loro figlie, si incastra alla perfezione all'interno delle bizze estive della politica nostrana che, come ogni anno, si dileggia in sfilate argomentative confuse quanto ipocrite e strumentali.
Da mesi, giusto per fare un esempio, occupa le prime pagine dei giornali la spaccatura interna del Pdl; con Silvio Berlusconi che deve fronteggiare il "ribelle" Gianfranco Fini, il quale, improvvisamente, insieme ai suoi fedelissimi, si ricorda di quanto siano importanti la "democrazia" e la difesa di alcuni valori reputati "sacri" come ad esempio la legalità e la famiglia. Peccato che, proprio da An ed all'interno del Senato, parte l'infinito travaglio di Tucci e dei suoi familiari e alcune delle più eclatanti forme d'illegalità, sopruso e abuso di potere che questo paese conosca. Stiamo esagerando? Vi invitiamo a valutare da soli l'intera vicenda leggendo l'articolo precedentemente linkato e la lettera scritta dalla signora Ruggeri che riportiamo di seguito.
Nel testo, infatti, si analizza l'ennesimo, snervante rinvio imposto alla causa intentata dalla vittima nei confronti dei suoi carnefici. Carnefici che, da oltre 10 anni, risultano impuniti e totalmente liberi di frequentare salotti televisi all'interno dei quali si parla di "tutela della famiglia" e di altri argomenti elettoralmente validi ma concretamente e ripetutamente disattesi. Tra i nomi eccellenti spuntano ad esempio quelli di Maurizio Gasparri, oramai berlusconiano doc e del senatore Oreste Tofani. Non perdendoci in ulteriori preamboli, pubblichiamo la comunicazione disperata e colma di rabbia della famiglia Tucci; chiedendovi di dare a quest'ultima massima diffusione possibile. Magari riproponendola ai numerosi, demagogici e sempre più insulsi comizi politici ai quali assistiamo durante le varie campagne elettorali.

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La giudice del Tribunale Civile di Roma, Sezione Lavoro, cui sono state assegnate entrambe le cause (quella sul mobbing e quella sulle differenze retributive e contributive) che abbiamo presentato, ha rigettato le due istanze di anticipazione delle udienze depositate dal nostro avvocato, ignorando così - assurdamente, incredibilmente e incomprensibilmente - gli aspetti di gravità, di necessità e di urgenza - legati anche allo stato di salute in cui si trova mio marito e alle condizioni economiche in cui versa la nostra famiglia - che connotano e contraddistinguono il caso di Leonida, benché gli stessi fossero stati illustrati e rappresentati a fondo, alla giudice, dal nostro legale.
La seconda udienza (quella sulle prove testimoniali) della causa sulle differenze retributive e contributive rimane quindi fissata al 23 febbraio del 2011... (sic!). Data in cui è stata fissata anche la prima udienza di costituzione della causa sul mobbing (con annesse richieste di risarcimento dei danni biologici, morali, esistenziali e professionali subiti da Leonida a causa dei comportamenti dei suoi ex datori di lavoro) e sulle impugnative dei due licenziamenti illegali, illegittimi, ingiusti, discriminatori e ritorsivi, con relativa richiesta di reintegro. In tale data, con ogni probabilità, le due cause verranno accorpate.
Respingendo le due istanze di anticipazione delle udienze, la giudice, di fatto, in buona fede o in malafede, involontariamente o di proposito, inconsapevolmente o scientemente -non è questo, qui ed ora, che interessa, importa e conta- si pone dalla parte dei carnefici di Leonida, fa il loro gioco, si allea con loro e si rende loro complice, condannando a morte una persona e la sua famiglia.
Siamo stati vittime di una feroce, crudele, atroce, immane, indicibile ingiustizia; ci siamo rivolti ad un giudice per avere giustizia e questo giudice, fissando le udienze di anno in anno, malgrado il grave stato di salute in cui si trova Leonida e le drammatiche condizioni economiche in cui versa la nostra famiglia, altro non fa che protrarre la via crucis, il calvario, l'incubo; altro non fa che prolungare la tortura; altro non fa che perpetuare l'agonia.
Evidentemente si spera che il tutto si risolva con la morte di Leonida o di qualche testimone fondamentale...
Ma se mio marito, oramai stanco, esausto, sfibrato, logorato, consumato, sfinito dal dolore e dalla rabbia, oramai sfiduciato e disperato, si butta di sotto, chi ne risponde??? Il giudice???
E la chiamano giustizia... Questa è l'appendice, la promanazione, il suggello - quello più paradossale e inaccettabile - dell'ingiustizia".

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di Germano Milite
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