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L'estorsione di Pomigliano e il black out informativo


L'estorsione di Pomigliano e il black out informativo
20/06/2010, 10:06

Mancano 48 ore al referendum che deciderà il futuro di Pomigliano d'Arco, la fabbrica della Fiat in provincia di Napoli. La soluzione è semplice: tra qualche settimana lì ci saranno 15 mila disoccupati o 15 mila schiavi, a seconda se al referendum vincerà il no o il sì. Infatti, è bene specificare che su Pomigliano d'Arco non c'è alcun accordo nè ce ne saranno in futuro. C'è un diktat della Fiat, basato su un semplice principio: i lavoratori rinunciano ad ogni diritto legale e costituzionale (niente pause, salvo una di 30 minuti concessa a discrezione dell'azienda a fine turno; niente diritto allo sciopero; niente diritto a malattie più lunghe di 3 giorni; libertà della Fiat di licenziare senza motivo e senza preavviso; minimo 80 ore annue di straordinario; nessuna garanzia di avere ferie o recuperi) ed in cambio la società eviterà di chiudere questa fabbrica. E' bene ricordare una cosa: a Tichy, in Polonia, dove sorge lo stabilimento dove attualmente fanno la Panda che dovrà essere fatta a Pomigliano, da alcuni mesi vengono pagati solo il 40% degli stipendi e non c'è alcuna garanzia per i lavoratori di recuperare i soldi. La stessa cosa potrebbe avvenire a Pomigliano. Se la Fiat tra 6 mesi dicesse: "Abbiamo deciso che vi paghiamo solo metà dello stipendio", cosa potrebbero fare i dipendenti per recuperare i soldi? Una causa? Non avrebbero i soldi, verrebbero licenziati e si troverebbero comunque in mezzo alla strada. Gli scioperi? Stessa cosa, i lavoratori ci hanno rinunciato accettando questo diktat. Un intervento del governo? Tremonti e Sacconi sono stati chiari: quella della Fiat è un'ottima proposta e va accettata. Quindi un domani faranno spallucce e arrivederci. Questa è la situazione di una realtà, che è l'unica ancora di salvezza per una popolazione che è l'equivalente di una media città. E non ci sono alternative, se si ricorda che in Campania la disoccupazione reale supera il 30% e quella giovanile supera abbondantemente il 50%. fatto noto, di cui la Fiat se ne approfitta, come ha fatto e sta facendo a Termini imerese, altra fabbrica Fiat del sud Italia il cui destino è segnato.
E in tutto questo, che copertura informativa viene data? Una copertura che a volerla definire di regime si userebbe un eufemismo. Nessuna informazione sui reali termini dell'accordo, interviste fatte quasi esclusivamente a Marchionne, a esponenti della Fiat, a membri del governo. Alla Fiom, l'unico sindacato che si sta opponendo (senza neanche l'accordo della Cgil di cui fa parte, il che la dice lunga) vengono concessi 10 secondi, quando va bene. Ed anche sabato per la "manifestazione a favore del sì", quante menzogne. Nessuno ha detto che è stato un corteo organizzato dalla Fiat (altro che "manifestazione spontanea"), che si è premurata di telefonare quasi casa per casa gli operai e gli impiegati per dire di partecipare con i propri familiari e le persone che riusciva a portare (almeno una ventina di persone me l'hanno raccontato personalmente). Nessuno ha detto che erano meno di 2000 ed erano quasi tutti impiegati e familiari di questi ultimi; gli operai saranno stati forse 150 o 200. Nessuno ha parlato delle gravi intimidazioni subite da alcuni sindacalisti della Slai Cobas, che hanno contestato il corteo e che sono stati fotografati, segnalati ed identificati dalla Polizia. Nel segno del triste costume che è stato avviato con questo governo Berlusconi, dove è diventato illeggittimo manifestare contro il governo o gli industriali. Se lo fai, ecco che allora scattano nei casi più fortunati, identificazioni o fermi abusivi o altre intimidazioni; quando va male le manifestazioni vengono sciolte a manganellate, con i poliziotti che picchiano violentemente pacifici manifestanti (i casi più eclatanti sono stati in Val di Susa, ma sono episodi successi in molte parti d'Italia). Sabato c'è stato un solo contestatore che non è stato identificato: il Padreterno, che si deve essere scocciato anche lui di quello spettacolo immondo che vedeva e ha rovesciato un violento acquazzone sulla zona, mandando tutti a casa, volenti o nolenti.

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di Antonio Rispoli
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