Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L'etica delle case all'interno del Pdl


L'etica delle case all'interno del Pdl
10/08/2010, 17:08

In questi giorni tutti i giornali e i telegiornali berlusconiani stanno dando addosso al Presidente della Camera Gianfranco Fini, per via della casa di Montecarlo, donata ad Alleanza Nazionale ed ora di proprietà di Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, compagna attuale della terza carica dello Stato. Per carità, cosa giustizzima, se non si crede alla versione di Fini che non ne sapeva niente.
Peccato che però non ho mai visto Libero, il Giornale, il Corriere della Sera, i TG di Mediaset o quello di Minzolini dedicare mai neanche un secondo a ben altre vicende riguardanti il settore immobiliare. Per esempio gli strani affari fatti da Berlusconi con la Edilnord, quando fece cambiare le traiettorie degli aerei Alitalia in partenza perchè non passassero sopra il terreno che stava cedendo al suo socio in affari, Don Verzè, affinchè potesse costruire il suo Don Raffaele. Oppure quando - per usare le parole usate dallo stesso Berlusconi - andava dai politici milanesi con i soldi in bocca (politici che all'epoca erano i socialisti Tognoli e Pillitteri) per poter avere le licenze edilizie per costruire Milano 2 (e se quello che dice il pentito Spatuzza è vero, quei soldi erano della mafia). Per non parlare poi dei due capolavori: Arcore e villa Certosa. La villa di Arcore era di proprietà del marchese Casati Stampa, finchè l'uomo non decise di ammazzare la moglie e l'amante a fucilate, prima di rivolgere l'arma contro di sè. Restò la figlia, minorenne, il cui protutore era l'avvocato Cesare Previti, che si accordò con Berlusconi per regalargli la Villa. E di regalo si tratta, se uno ci pensa: una villa con un valore catastale di 1,7 miliardi di lire, una pinacoteca con decine e decine di quadri del '400 e del '500, oltre 10 mila libri di valore storico, il tutto venduto per 500 milioni di lire in azioni che in realtà non valevano nulla; tanto che alcuni anni dopo le ricomprò per 250 milioni di lire (comunque svalutate rispetto al momento dell'acquisto). Da notare che contemporaneamente a questo pagamento, la villa fu offerta come garanzia per un prestito di oltre 7 miliardi. E dato che le banche, negli anni '70 come oggi, non sono enti di beneficienza, significa che la villa ne valeva almeno 15. Insomma, secondo tutti quelli che oggi stanno dando addosso a Fini, è normale che una persona compri una villa pagandola 1-2% del suo valore? Il tutto con la complicità di un avvocato, Cesare Previti, condannato in via definitiva per aver corrotto dei giudici; e quindi per aver dimostrato di saper fare un uso disinvolto delle leggi.
Per non parlare poi di villa Certosa, resa nota dal fatto di essere diventata il centro di incontri sessuali con gruppi di escort portate lì con gli aerei di Stato. La villa fu comprata da Berlusconi alla fine degli anni '70, da Gianni Onorato, proprietario di "La voce della Sardegna", una delle prime TV private locali. Nulla da dire, se non fosse che restano due domande a cui non è mai stata data risposta: da dove prese i soldi Berlusconi per questo acquisto, visto che nello stesso periodo stava spendendo soldi, di provenienza ignota, per potenziare Telemilano56 e trasformarla in una TV nazionale, Canale 5? Come mai in questa vicenda figurano come intermediari personaggi come Flavio Carboni, il faccendiere coinvolto nella fuga a Londra e nell'omicidio di Roberto Calvi, e Giuseppe Pisanu? Domande che restano avvolte in un velo di mistero, che nessuno appare intenzionato a squarciare.
Quindi, che Berlusconi vada a dire che Fini deve risolvere una questione etica o dimettersi, è ridicolo: lui ne deve risolvere alcune centinaia di legali, senza contare tutti i processi penali per cui le sentenze della Cassazione l'hanno dichiarato responsabile del fatto e i tre processi penali tuttora in corso.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©