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Letta:Si riparerà ad un grave torto al sentimento religioso

Letta sul crocifisso in aula: faremo ricorso contro Strasburgo


Letta sul crocifisso in aula: faremo ricorso contro Strasburgo
21/01/2010, 20:01

ROMA - Oramai è deciso: l'Italia si opporrà con un accurato ricorso alla sentenza della corte di Strasburgo che, a seguito della denuncia di una cittadina di Albano Terme originaria della Finlandia, aveva stabilito il divieto di esporre il crocefisso nelle aule.
L'annuncio lo dà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta:"Abbiamo fiducia che la Corte dei diritti umani ripari quello che consideriamo un grave torto allo spirito prima ancora che al sentimento religioso". Subito dopo arriva il commento soddisfatto della Cei che parla di "sentenza contro il sentire popolare".
Riguardo i dettagli dell'azione che il governo intende perseguire  Letta ha poi aggiunto che "stamattina c'è stata una riunione al ministero degli Esteri per mettere a punto il ricorso che l'Italia presenterà con abbondanza di documentazione e di argomentazioni".
Come anticipato, la decisione dell'esecutivo viene vista di buon occhio dai rappresentanti della Cei, i quali, attraverso la voce del presidente Angelo Bagnasco, dichiarano che, l'iniziativa della maggioranza, "E' da apprezzare, lodare, sostenere come risulta anche da parte di altri paesi europei che si stanno aggiungendo a questa iniziativa perché -  si conclude - la sentenza veramente va contro non solo all'oggettività della storia europea ma anche al sentire popolare, della gente".
E' bene a tal punto riportare le parti fondamentali del provvedimento imposto della Corte:"La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione". 
Il simbolo cristiano, concludono dunque da Strasburgo:"potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei". Eppure, fecero notare in tanti all'epoca della decisione molto controversa, è un po' strano pensare che si possa essere infastiditi da ciò in cui non si crede. Diversi atei, tra cui anche esponenti del Partito democratico, si schierarono in effetti contro il divieto del crocefisso nelle aule scolastiche; reputando esagerata l'imposizione di eliminare il simbolo religioso per legge. Le perplessità arrivarono anche da parte di diversi intellettuali, senatori e personaggi dello sport che firmarono l'appello per la campagna "Giù le mani dal crocifisso" proposto da "Il Tempo".
Qualche settimana fa aveva fatto amaramente sorridere la grottesca vicenda di un militante leghista che, in piazza per manifestare a favore del simbolo religioso negli istituti pubblici, adirato per le critiche di un passante, si era lasciato andare ad una sequela impronunciabile si bestemmie. In ogni caso, incoerenze tipiche del partito del Carroccio e del suoi rappresentanti a parte, la decisione del governo aprirà sicuramente una nuova linea di confronto-scontro tra gli atei-impositivi e i cristiani-ferventi anche se, il "bello", potremo scorgerlo qualora il ricorso dell'esecutivo non dovesse essere approvato. In tal caso, chissà: oltre alle bestemmie dalla Lega potrebbero proporre finanche un' "avvenieristica" crociata; magari con qualche guerriero celtico riesumato per non scordarsi mai il sacro-pagano principio della coerenza.

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di Germano Milite
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