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Lettera di una (ex) palina segnaletica napoletana


Lettera di una (ex) palina segnaletica napoletana
29/09/2011, 11:09

Sono una palina segnaletica o, meglio, ero una palina segnaletica. Uno di quei pali cilindrici, per intenderci, che reggono segnali stradali. Adesso vi racconto la mia triste storia. Per circa due anni ho prestato servizio a Napoli, nel quartiere Vomero, ad un incrocio ove è ubicata una scuola con tanti bambini. Portavo due cartelli, il primo per segnalare un limite di velocità e un altro per invitare le auto ad andare “a passo d’uomo”, logico vista la presenza dei ragazzini. Le disgrazie sono iniziate il mese scorso, quando, dopo un brutto colpo assestatomi alla base, mi sono ritrovata inclinata di oltre venti gradi rispetto alla mia posizione verticale. Appena mi hanno vista così, sbilenca e pendente come la famosa torre, in tanti si sono prodigati per segnalare l’accaduto agli uffici comunali competenti. Ma l’unico risultato ottenuto è stato che mi hanno legata con un nastro colorato di plastica ad un vicino cestino per rifiuti. Così bardata, ho resistito per un paio di settimane ma, poi, un colpo di vento più forte mi ha definitivamente ridotta alla posizione orizzontale. Mi sono dunque ritrovata riversa a terra, a faccia in giù. Ma poiché così potevo intralciare il passaggio, qualcuno ha pensato di trovarmi un’altra collocazione, trasportandomi accanto ai più vicini contenitori per i rifiuti, immaginando che tra i tanti cumuli d’immondizia che sommergono il capoluogo partenopeo avrei potuto trovare un nuovo utilizzo: “a passo d’uomo”, anzi “a passo di lumaca” o, se preferite, “di gambero”, così come procede, quando procede, la raccolta dei rifiuti solidi urbani sotto il Vesuvio. ( Ex) palina segnaletica di via Luca Giordano a Napoli N.B. Allegati due fotogrammi del mio “calvario”.

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di Redazione
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