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Per il capo del Viminale l’Ue deve passare ai fatti

Libia, Maroni: “Da sola l’Italia non può farcela per molto”

Il ministro teme il pericolo terroristico di Al Quaida

Libia, Maroni: “Da sola l’Italia non può farcela per molto”
24/02/2011, 14:02

ROMA - È pessimismo quello che traspare dalle parole del ministro Maroni. Perché si fa sempre più strada l’ipotesi che dalla Libia possa arrivare un’ondata di immigrazione dalle “proporzioni catastrofiche” e soprattutto perché è a dir poco impossibile che il nostro Paese possa gestire il tutto da solo. Il ministro dell’Interno, con l’attenzione e i pensieri rivolti alla drammatica situazione libica e sui risvolti che questa può avere sull’Italia, ha un timore ben preciso e, all’arrivo al Consiglio Europeo Affari Interni a Bruxelles, non lo nasconde affatto: “esiste il pericolo Al Quaida” e questa minaccia si è concretizzata ancor più dopo l’annuncio, di questa mattina, attribuito proprio ad Al Quaida, secondo cui l’organizzazione terroristica “sostiene i ribelli in Libia ed è contro Gheddafi”. Ma non solo. Perché l’ansia del ministro dell’Interno riguarda anche e soprattutto l’ipotesi, la più paventata a quanto pare, che l’Italia debba continuare a gestire l’emergenza in totale solitudine. La certezza a riguardo sembra essere una: l’Italia è si in grado di fronteggiare l’emergenza immigrati causata dalle rivolte in Nord Africa, “ma non per tanto tempo ancora”, assicura infatti il ministro, tenendo a precisare come ad oggi il nostro Paese stia gestendo questa emergenza solo con le risorse e i mezzi messi a disposizione dalla Protezione Civile e dal governo italiano. Ciò che si teme, però, sono innanzitutto le prossime difficoltà nel gestire la sistemazione dei profughi. L’Europa, insomma, non può e non “deve lasciare l’Italia da sola”. Il punto sembrerebbe essere proprio questo: e proprio sugli interventi della Ue si è registrato negli ultimi giorni un reciproco battibecco. Dal ministro Maroni parte un nuovo appello. Accorato e speranzoso allo stesso tempo. “Che ci sia il supporto dell’Europa, perché quello che succede nell’area del Mediterraneo non è solo un problema dell’Italia o dei Paesi europei sul Mediterraneo, ma per tutta l’Europa e per tutto il mondo”. La richiesta avanzata all’Unione Europea, invocando il principio di solidarietà, è quella di mettere in campo tutte le misure possibili e necessarie per affrontare “un’emergenza umanitaria e catastrofica”. Insomma la richiesta di Maroni è quella di passare dalle parole ai fatti: tutti si dicono pronti, a parole, a fornire il loro sostegno, ma poi bisogna passare all’azione. Se si costituisce il fondo e “vengono attuate le iniziative proposte ieri (dalla riunione di Roma dei ministri dell’area mediterranea, ndr), bene”, altrimenti la situazione non la si risolverà mai. Perché la preoccupazione non riguarda solo l’impatto della crisi libica sul nostro Paese, “ma anche quello che potrà succedere in Libia nei prossimi anni” e il ruolo dell’Europa a riguardo, insiste Maroni, non può essere quello di limitarsi a dire “che è un nostro problema”.

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di Antonio Formisano
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