Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Sette arresti per corruzione giudiziaria

L'Ilva chiude lo stabilimento di Taranto

L'azienda farà ricorso contro il sequestro della produzione

L'Ilva chiude lo stabilimento di Taranto
26/11/2012, 20:00

TARANTO - Sette ordinanze di custodia cautelare - tre in carcere e quattro ai domiciliari - sono state eseguite questa mattina dalla Guardia di Finanza per ordine dei Pm di Taranto che indagano sull'Ilva. In particolare, gli arresti riguardano la parte dell'indagine che riguarda l'accusa di corruzione giudiziaria. Infatti, pare accertato che l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, Girolamo Archinà, abbia versato 10 mila euro in contanti al perito della Procura lorenzo Liberti affinchè dichiarasse che i terreni intorno alla fabbrica di Taranto fossero "puliti" da inquinamento e contaminazione, mentre le pecore che ci pascolavano morivano avvelenate da pcb e diossina. Queste dichiarazioni sono finite nella perizia che è stata fatta e che è stata usata come base per la valutazione di impatto ambientale che a sua volta è entrata nelle autorizzazioni ambientali rilasciate al colosso siderurgico. 
Nel corso delle indagini gli investigatori hanno avuto modo di accertare anche il momento del pagamento: Archinà avrebbe consegnato a Liberti una busta bianca, con all'interno il denaro, nel parcheggio dell'area di servizio Le Fonti Est, sulla A14 tra Bari a Taranto.  

AGGIORNAMENTO DELLE 20:00 DI EMANUELE DE LUCIA

L'azienda ha comunicato "la chiusura immediata di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro, e cioè la chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto". Nel comunicato dell'azienda è scritto che il sequestro della produzione disposto dalla magistratura "comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto". Immediata la reazione del segretario Fim-Cisl, Marco Bentivogli: "Questo provvedimento riguarda oltre 5 mila operai cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. Monti deve intervenire". Anche il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini interviene nel merito della vicenda: "Chi oggi si assume la responsabilità di chiudere l'Ilva a fronte dell'autorizzazione integrata ambientale che abbiamo rilasciato, si assume la responsabilità di un rischio ambientale che potrebbe durare anni e potrebbe non essere risanabile nel breve periodo".

Nel pomeriggio arriva l'annuncio dell'Ilva. L'azienda di Taranto farà ricorso contro il provvedimento di sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi. La società rileva inoltre che "Ilva non è parte processuale nel procedimento penale ed è quindi estranea a tutte le contestazioni a oggi formulate dalla Pubblica Accusa" , sottolineando che "il provvedimento di sequestro emesso dal Gip di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento di autorizzazione del Ministero dell'Ambiente". L'Ilva mette a disposizione sul suo sito internet le consulenze "che attestano la piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonché l'assenza di un pericolo per la salute pubblica".

 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©