Cronaca / Nera

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Le confessioni di un pentito spiegano i business del clan

L’impero dei Sarno, dai videopoker alla 'tassa' sulle case


L’impero dei Sarno, dai videopoker alla 'tassa' sulle case
29/09/2009, 05:09

La monetizzazione del vizio del gioco, ovvero la gestione dei videopoker. E soldi da qualsiasi cosa che faccia girare quantità di denaro, anche minime: commercianti, appalti, venditori ambulanti, persino appartamenti comunali. Sono alcune delle attività del clan Sarno, uno dei principali clan della città che estende i suoi tentacoli anche in un’ampia zona della provincia, dall’area vesuviana a quella flegrea. Malgrado i numerosi arresti, che hanno prima decapitato e poi decimato il clan, quello dei Sarno resta comunque un impero criminale praticamente sconfinato, che poteva, almeno fino a poco tempo fa, contare su una potenza di fuoco spaventosa. Al giorno d’oggi, però, le cose sembrano cambiate e già pare ci sia qualcuno pronto ad afferrare le redini dei business lasciati alla deriva.

La mappa degli affari del clan Sarno è stata svelata agli inquirenti della Dda da Giuseppe Sarno, 51 anni, uno degli esponenti di spicco dell’organizzazione ed attualmente collaboratore di giustizia, scelta adottata anche da altri ‘pezzi da novanta’ del clan. Il suo racconto al pm della Dda Vincenzo D’Onofrio ha chiarito l’organigramma e la struttura della cosca, con particolare riferimento alla divisione dei compiti per la gestione degli affari. I verbali sono stati depositati oggi al processo in corso contro alcuni esponenti dei Sarno.

Giuseppe Sarno ha riferito in particolare che due rappresentanti della famiglia “si occupano della gestione nei locali pubblici delle macchinette videopoker , e che impongono agli esercizi pubblici di Ponticelli l’utilizzo di tali videopoker”. Il titolare della ditta versa nelle casse del clan 13.500 euro al mese, oltre a singole quote ad altri rappresentanti della cosca. In una occasione il titolare dovette “anticipare” 60mila euro per i festeggiamenti in occasione di un anniversario di matrimonio di uno dei boss, in un albergo della provincia. Il pentito ha inoltre parlato delle estorsioni al mercatino rionale di Ponticelli, “dove ogni singolo ambulante corrispondeva una quota di dieci euro ogni qualvolta si tiene il mercato”.

Curioso anche il business delle case popolari, che è in pratica una estorsione su un’attività illecita non direttamente gestita. Un suo fratello, ha spiegato infatti il cinquantunenne, “ha anche introiti che derivano dall’attività di compravendita degli appartamenti popolari, nel senso che sia il venditore sia l’acquirente di quegli immobili, che in realtà non potrebbero vendere perché di proprietà del Comune, sono costretti a corrispondergli una certa somma che si aggira intorno ai 1500-2000 euro”. “Devo precisare, - ha aggiunto Giuseppe Sarno, - che li pretendeva da tutti, anche dalle persone che gli ho detto di essere nostri amici”. Del resto, gli affari sono affari.

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di Nico Falco
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