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"Venivano tutti da me perchè li facevo arricchire"

L'interrogatorio di Flavio Carboni


L'interrogatorio di Flavio Carboni
17/07/2010, 10:07

In carcere dallo scorso nove luglio per illeciti legati agli appalti sull'eolico in sardegna e, in aggiunta, sospettato di far parte di una nuova associazione segreta, l'imprenditore sardo Flavio Carboni si sottopone all'interrogatorio dei giudici e dichiara, fin da principio, di essere disposto a difendersi su ogni punto messo in piedi dall'accusa, smontandolo.
Parte del verbale è riportato anche sul Corriere della Sera e comincia con un autoriconoscimento di Carboni:"Rappresento uno che sa produrre ricchezza. Mi hanno sempre dato fiducia, che si tratti di eolico, di immobiliare". L'imprenditore, che odia essere definito "faccendiere", risponde alle prime domande di rito dei magistrati: si trova implicato in altri processi penali e sulla fedina ha già condanne precedenti; il liceo nemmeno lo ha terminato. Troppa la voglia di gettarsi fin da subito nel mondo degli affari; di un certo tipo di affari.
Sul governatore della Sardegna Ugo Cappellacci ammette:"L’ho sostenuto, ma poi ho avuto solo svantaggi". E così, dopo aver ricordato agli inquirenti di aver già avuto 3 infarti e di voler evitare il quarto, Carboni precisa:"C’è questa meravigliosa, enorme, abnorme raccolta di dati dei carabinieri, ma io non mi riconosco in nessuna di queste affermazioni. Quest’Arma alla quale mi rivolgevo tutte le volte che non mi fidavo della polizia... In questo caso, probabilmente per errore, hanno raccolto dati molto diversi da quella che è la realtà".
Insomma: ancora una volta nulla è come sembra; con le menzogne che si mescolerebbero a mezze verità e  imprecisioni clamorose. Tra queste la presunta stretta amicizia e collaborazione nata tra Carboni, l'ex politico partenopeo Arcengelo Martino ed il geometra e giudice tributario Pasquale Lombardi:"Per me sono due estranei, e mi hanno creato solo guai, altro che complicità"; assicura infatti l'imprenditore sardo. E mentre Martino era semplicemente "una persona importante" che andava frequentata per interessi affaristici, Lombardi viene descritto come "uno stupido che al telefono diceva quello che a me non interessava... Io non ho mai avuto nessun rapporto di inciuci - continua Carboni-. Se poi i due soggetti, gli altri che sono incriminati, avessero altre intenzioni o avessero altre malefatte ai danni dello Stato, questo lo chieda a loro, non a me perché io con loro non ho nulla a che fare, né prima né dopo. I miei rapporti sono stati solo e unicamente quelli di ricevere richieste da entrambi, ma soprattutto da Martino, quello che frequentavo di più"
La seduta procede con il giudice che incalza l'imprenditore in diverse occasioni fin quando, quest'ultimo, dopo aver dichiarato più volte la sua assoluta estraneità ai fatti, viene colto da malore e costringe l'udienza a qualche minuto di pausa. Poi, sorretto dal suo legale
Renato Borzone, Carboni si riprende e riesce a continuare la "chiacchierata" con il giudice; facendo inserire a verbale che, riguardo il presunto complotto contro Caldoro "non ne so nulla". Poi la discussione si sposta sul coordinatore nazionale Denis Verdini e sull'elezione del capo dell'ispettorato alla Giustizia Aribaldo Miller.
Secondo l'accusa, infatti, quella nomina fu scelta con scopi precisi durante un cena alla quale parteciparono propio Verdini, Carboni, Angelino Alfano, il sottosegretario alla Giustizia
Giacomo Caliendo. Per Carboni, però, fu una "bellissima riunione... All’epoca bisognava nominare i candidati della Regione Campania. Miller era la persona più idonea, era considerati da Verdini la persona ideale. E perché proprio io che di politica...? Perché io avevo una certa frequentazione, soprattutto con Verdini".
E riguardo a Miller, il faccendiere sardo precisa che erano Lombardi e Martino a spingere per la sua nomina in Campania:"Essendo io più amico, probabilmente, di Verdini rispetto a Miller, potevo influenzare, potevo raccomandare. Cosa che ho fatto... che io trovo estremamente normale... Non so se ricordo bene, credo che sia stato Miller a rinunciare... Evidentemente ritenevano che io potessi influire, perché Verdini potesse convincere il dottor Miller, a cui loro tenevano moltissimo, perché accettasse la canditatura".
Praticamente nessun accenno sul "Lodo Alfano" ma l'ammissione che durante quegli incontri si discuteva di papabili candidati da inserire nelle posizioni politiche ed istituzionali più importanti:"Si è parlato di Cosentino, si è parlato di un altro, di Altieri, si è parlato di quello che c’è attualmente... Ogni tanto veniva, "vediamoci, vedi di dire a Verdini di sostenere questo e quello", e questo non lo consideravo un reato di alcun genere... ".
E proprio alla domanda posta dal giudice, interessato a sapere come mai Martino spingesse in maniera così pressante per Nicola Cosentino, Carboni risponde:"Mi permetto di dire che qualunque imprenditore, dico proprio qualunque, più onesto del mondo, ha interesse a che il politico che va a governarlo sia magari suo amico, e questo non credo che costituisca reato...".
E sui circa quattro milioni di euro versati a suo beneficio da alcuni imprenditori romagnoli? Il Re Mida di Sardegna riflette:"io, Flavio Carboni, rappresento uno che sa produrre ricchezza, cosa che è successa sempre nel passato, con 24 lottizzazioni e iniziative di tanti tipi, legali. Mi hanno dato fiducia, che si tratti di eolico, di immobiliare. Quei soldi io li potevo destinare all’eolico o anche al casinò, se poi li facevo produrre..."

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di Redazione
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