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L'invasione dei comunisti viventi


L'invasione dei comunisti viventi
25/11/2010, 21:11

Quando la coalizione di Silvio Berlusconi vinse le scorse elezioni, godeva di una maggioranza di governo solida e compatta che, malgrado gli strattoni leghisti e i malumori nascosti di alcuni ex an, si presentava agli occhi di un paese spesso ingenuo e sempre smemorato come una vera e propria corazzata politica pronta ad assicurare la tanto attesa navigazione tranquilla e decisa verso l'isola delle riforme.
Quando si chiedeva al "berlusconiano comune" perchè avesse votato per il Cavaliere, le risposte pervenute erano più o meno sempre le stesse:"Ha sconfitto i comunisti", "E' carismatico", "E' un uomo simpatico". Poi la variante del disincantato-rassegnato al men peggio:"Sempre meglio lui che i comunisti"; oppure la similare:"Preferivi Prodi?".
La corazzata, però, si è trasformata ben presto in un barcone di sfollati, tifosi e lacchè di diverso colore e dalla storia politica ambigua quando non sporcata da processi penali in corso e probabili connivenze mafiose. La maggioranza è annegata nella propria boria e nella propria assoluta intolleranza al confronto; chiudendosi così in una gabbia di paranoie e vittimismo puerile che inquadrava ogni pensiero divergente come pericoloso ed odioso strascico della "cultura rossa".
Oggi, quei comunisti che venivano descritti come "quattro gratti sfigati", sembrano aver invaso improvvisamente la penisola; come zombie ritornati alla vita proprio grazie a chi si era presentato come il loro più efficace avversario. Da L'Aquila a Roma, passando per Napoli, Palermo, Torino, Milano, Firenze e qualsiasi altra città italiana, gli episodi di dissenso sociale dilagano e vanno ben oltre i classici movimenti del "no" rappresentati dai vari "collettivi" e dai gruppi della cosiddetta "sinistra estrema". Berlusconi, alfiere dell'anticomunismo, si ritrova così quasi del tutto circondato dalla contestazione.
Una contestazione che, piaccia o no, di comunista ha sempre meno e di generalista sempre più. Una contestazione che nasce dalla cialtroneria sempre più lampante di un partito-non partito che ha inseguito il folle sogno di trasformare la politica in filosofia del multilevel marketing. All'Istruzione un ministro "rimandato", al Turismo una turista della politica, all'Economia un borioso convinto che "con la cultura non si mangia" e alla cultura, proprio alla Cultura, un bambinone calvo e perennemente spaesato che si perde tra poesiole stucchevoli e difese stomachevoli. Alla Difesa un soldato fascistoide ed alla Pa un piccolo collerico pronto a vendicarsi di un mondo più alto di lui. Potremmo continuare con la lista ma preferiamo fermarci qui, ricordando alla cosiddetta sinistra che non è tempo di rivendicare purezze e candori d'animo mai esistite.
La nostra è una Repubblica non democratica fondata sul conflitto d'Interessi non solo del presidente del Consiglio ma, purtroppo, di un esercito meno chiassoso ed egocentrico di abili ed avidi traffichini. Come uscirne? Con una cosa che a tanti, troppi italiani manca: il coraggio.

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di Germano Milite
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