Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Una posizione al di la degli ipocriti e dei separatisti

L'Italia divisa che festeggia l'Unità e non si chiede perchè

Più che una festa, serve una riflessione

L'Italia divisa che festeggia l'Unità e non si chiede perchè
17/03/2011, 18:03

L'Italia unita che festeggia i suoi 150 anni, oggi più che mai e paradossalmente, risulta divisa e confusa. Fino a qualche anno fa, difatti, le uniche istanze separatiste ed anti-italiche veramente roboanti erano arrivate dalla Lega Nord. Prima ancora della nascita del Carroccio, i sentimenti secessionisti era quasi una bestemmia per la maggioranza della popolazione; soprattutto nel mezzogiorno. I neoborbonici, attivi da tempo nella loro opera di rievisionistimo storico-risorgimentale, erano considerati come una sorta di setta estremista poco credibile.
I movimenti cosiddetti "meridionalisti", si presentavano come un abbozzo rivendicazionista malriuscito e privo di reale propulsione ed interesse popolare. Ma nel 2011, dopo 150 anni di menzogne più o meno goffe e plateali, questo giovane paese deve fare i conti con un duplice "Io non festeggio l'Unità" che provenie da Nord com da Sud. Del resto, persino il concetto di "federalismo", solitamente sinonimo di "unione" (dalla parola "federare", appunto) nel nello stivale di terra in cui viviamo è stato interpretato in senso scissionista, egoista e miope.  Ma chi ha ragione tra le opposte fazioni in campo che, per quanto geograficamente e storicamente divise, sembrano essere accumunate dall'obettivo folle di creare due stati "indipendenti"? Il problema è che, effettivamente, questa nazione più che di una festa aveva bisogno di almeno un anno intero di riflessioni, approfondimenti, prese di coscienza, verità scomode rivelate e soprattutto piani sociali, economici e politici unitari che rappresentessaro un barlume di lungimiranza in un ventennio di buio crescente.
Chi scrive oggi non ha festeggiato ma non ha nemmeno sputato sul tricolore o fischiato l'inno. Chi scrive è consapevole della farsa, della storia scritta, raccontata e distorta dai vincitori, dei soprusi, dei genocidi e delle ruberie subite dalle popolazioni del Mezzogiorno. Al contempo, però, chi vi scrive cerca di andare contro quella filosofia di pensiero e azione si tutta italiana, si caratteristica (negativa) di Nord, Centro e Sud. La filosia del "se non funziona bene è meglio disfarlo che miglioralo". La filosofia che vorrebbe rompere l'Unità perchè "tanto non c'è mai stata" o perchè "ci è stata raccontata con un mucchio di menzogne".
Voglio, esigo che i miei figli sappiano la verità sugli ingiustamente mitizzati Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio e via discorrendo. Voglio che i miei figli e gli studenti che già oggi frequentano le scuole di tutta Italia, sappiano con dovizia di particolari quanto è stato sanguinolento, per molti versi ingiusto ed addirittura dannoso per la "terronia" il processo di unificazione.
Voglio che gli italiani sappiano la verità sulla propria unità proprio come gli studenti francesi, americani, inglesi e tedeschi sanno la verità su quella dei propri paesi. Voglio che la verità aiuti ad accettare in maniera più consapevole, critica e profonda questo giovane stato governato da vecchi che, ci piaccia o no, è geograficamente unito ed ora deve affrontare il mondo globalizzato e molto più vasto del 2011 e non quello sicuramente più circoscritto ed infinitamente più statico del risorgimento. Ci hanno depredati, ci hanno ingannati e, si: ci hanno anche corrotti e comprati. C'è bisogno del coraggio di ammetterlo e non dell'ipocrisia del nasconderlo dietro fiabe alle quali, oramai, credono sempre meno persone; sempre meno cittadini che si definisco comunque italiani.
Dividere l'Italia? Beh, prima di portare avanti certe istanze, occorrerebbe dare uno sguardo al peso che nel mondo hanno quei paesi che hanno lottato e vinto per separarsi da altri stati confinanti accusati di essere "colonizzatori". La Scozia, il Galles, l'ex Juogoslavia e via discorrendo in via quasi imperitura. Gli esempi sono infiniti e dimostrano che, nel mondo contemporaneo ancor più che in quello passato, è l'unione che fa la forza e non lo stolto, egoistico, nevrasteico, retrogrado e provinciale indentitarismo di matrice leghista. E' per questo, solo per questo che oggi non ho festeggiato l'Italia unita con la saliva della menzogna. Sono difatti in speranzosa e trepidante attesa di quella fusa con il cemento della verità, della consapevolezza e del buon senso. E voi?

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©