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L'Italia può svilupparsi senza l'energia nucleare?


L'Italia può svilupparsi senza l'energia nucleare?
07/05/2011, 19:05

In questi giorni, le rare volte che si parla del nucleare, una delle prime obiezioni che si fanno a chi sostiene il no alle centrali nucleari è che l'energia proveniente da fonti rinnovabili non è sufficiente a coprire le necessità italiane. La frase viene detta con sicurezza, ma è vero? Qualcuno ci ha mai provato a verificare?
Innanzitutto è chiaro che alcune centrali esistenti già sono ad energia rinnovabile. Per esempio le centrali geotermiche. Sono quelle centrali che sfruttano geyser, naturali o qualche volta artificiali, per far girare le turbine che danno elettricità. L'esempio classico per l'Italia sono i soffioni boraciferi di Larderello, in provincia di Pisa. Qui sono state costruite centrali che producono quasi 5 Gw per ora, una quantità sufficiente ad oltre un milione di abitazioni. E non c'è motivo per non continuare così. La stessa cosa vale per le centrali idroelettriche esistenti (non costruirne altre, perchè c'è bisogno di dighe che creano un enorme impatto ambientale, e quindi sono da evitare. Ma quelle che ci sono, perchè non utilizzarle?), anche se in questo caso, ci sarebbe da fare qualche aggiustamento. Infatti, sarebbe necessario creare delle vasche di decantazione alla base delle cascate, per consentire all'acqua, usata per far girare le turbine e produrre elettricità, di raffreddarsi. Ma comunque questo è un problema facilmente risolvibile.
Visto che il consumo nazionale ha dei picchi intorno ai 52-55 Gwh, possiamo raggiungere questi livelli con le fonti rinnovabili? Innanzitutto una premessa: le fonti rinnovabili per eccellenza (eolico e solare) qui saranno considerati sempre a livello di mini impianti. Sono due tipologie di produzione di energia che, per loro natura, funzionano alla stessa maniera sia nei mega impianti che nei micro impianti; ma i secondi sono costruibili ed utilizzabili più facilmente.
Esaminiamo prima il solare. In media, la produzione di energia elettrica attraverso il fotovoltaico è di un kW ogni 10 metri quadri di pannelli solari. La media è ovviamente tra tutta la produzione fatta nel corso dell'anno, da quella ottenuta il 15 agosto a mezzogiorno e a quella del 23 dicembre a mezzanotte, per coprire qualsiasi sfumatura di luminosità. Perchè è bene ricordare che i pannelli fotovoltaici, anche se vengono chiamati "solari", sfruttano la luminosità. E anche di notte c'è una certa luminosità. Ovviamente si produce di meno, ma anche il consumo è molto ridotto, perchè le fabbriche sono chiuse e nelle case le persone dormono.
Quindi, con un kW ogni 10 metri quadri, abbiamo una produzione di 100 Megawatt ogni chilometro quadrato di pannelli solari. Ovviamente, essendo minicentrali, vanno messe sui tetti delle case e degli altri edifici. C'è spazio a sufficienza? Facciamo qualche piccolo calcolo. l'Italia è fatta di oltre 300 mila chilometri quadrati, che ovviamente non sono tutti abitati. Diciamo che gli edifici coprono solo l'1% del territorio nazionale (e non c'è bisogno di dire che si tratta di una stima molto bassa). Ebbene, se questa parte venisse coperta di pannelli solari, avremmo 300 Gw, che è il triplo di quello che possono erogare tutte le centrali attualmente esistenti in Italia (secondo la Terna, nel 2009 si potevano produrre al massimo 101,6 Gw, al massimo). Se consideriamo che le fonti non rinnovabili (comprendendo in questa categoria anche quella prodotta dagli inceneritori) coprono poco meno dell'80% del fabbisogno elettrico nazionale, si vede che possiamo ridurre l'uso dei pannelli fotovoltaici su una superfice pari allo 0,25% del territorio nazionale, ed avere abbastanza elettricità da chiudere tutte le centrali elettriche esistenti.
Ma ancora non si è parlato dell'eolico, che, a differenza del solare, è più imprevedibile. Anche nei posti più ventosi, il vento non soffia mai 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno. Però è un'ottima fonte per produrre energia da conservare, per usare in qualche momento di necessità. Cosa che potrebbe essere facilitata dall'uso di tecnologie moderne. Per esempio, si può usare l'acqua. Se faccio passare dell'elettricità nell'acqua, questa si spacca in idrogeno ed ossigeno: il primo vicino all'elettrodo positivo, il secondo vicino a quello negativo. Attraverso delle membrane con nanopori (cioè buchi talmente piccoli da essere microscopici) si possono separare idrogeno ed ossigeno ed accumularli in due serbatoi differenti. Poi, quando serve di nuovo elettricità, si fanno affluire i gas in una camera con un apposito catalizzatore e si ricrea acqua. La reazione è esogena, cioè produce calore, che può essere convertito in elettricità. Un sistema semplice, che può essere utilizzato su piccola come su grande scala.
Come si vede, la produzione di energia ottenibile con le rinnovabili è più che sufficiente. Anche perchè c'è un altro dettaglio da considerare: una parte non indifferente dell'elettricità prodotta viene dispersa, perchè tra la grossa centrale elettrica e le case, corrono chilometri; a volte anche centinaia di chilometri. Invece, creando centrali di pennelli solari sui tetti, questa dispersione sarebbe ridotta al minimo, perchè gran parte dell'energia verrebbe consumata al momento. Quindi, se adesso è necessario produrre (per fare un esempio) 60 Gw per averne in rete 50, domani basterà crearne 50 e avremo la stessa disponibilità.
Inoltre si dimentica una cosa: la tecnologia nucleare, per quanto riguarda la fissione (cioè l'uso di uranio e altri materiali radioattivi) è una tecnologia chiusa e senza sbocchi, non ha possibilità di sviluppo. Invece, quella dei pannelli fotovoltaici, anche se è conosciuta da 40 anni, è in evoluzione. Nel 2009 una società catanese ha presentato un brevetto per creare una pellicola di plastica trasparente nella quale "inserire" pannelli fotovoltaici; un sistema che faciliterebbe l'installazione e permetterebbe di usare anche le pareti degli edifici, moltiplicando la superficie utilizzabile per i mini impianti. Inoltre sono allo studio nuovi composti che possano aumentare l'efficienza dei pannelli fotovoltaici, cioè la produzione di elettricità per metro quadro. E' chiaro che, se si sviluppasse un mercato molto florido di acquisto di pannelli, aumenterebbe anche l'interesse a cercare nuovi materiali e nuovi sistemi, velocizzando l'evoluzione tecnologica del settore.
Detto tutto questo, si deve cambiare la domanda del titolo. La nuova è: l'Italia che utilità ha ad avere il nucleare?

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di Antonio Rispoli
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