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Chiamata una nave libica a 60 Km. da Lampedusa

L'Italia rifiuta il soccorso ad un gommone di immigrati


L'Italia rifiuta il soccorso ad un gommone di immigrati
25/11/2009, 09:11

LIBIA - Già da molto tempo si vociferava degli attacchi che i libici, grazie alle motovedette fornite dall'Italia, attaccavano le imbarcazioni di immigrati; ma non c'erano mai state prove. Domenica scorsa si è assistito ad una completa violazione di tutte le norme del diritto marittimo internazionale, con la complicità dei governi e delle marine militari di Libia, Italia e Malta. Una barca carica di immigrati, riuscendo a sfuggire al pattugliamento sottocosta delle motovedette libiche, era riuscita ad arrivare in acque internazionali. La nave era stata avvistata da un aereo da ricognizione italiano; inoltre erano giunte alle capitanerie di porto siciliane molte segnalazioni, tramite il telefono satellitare, che avvisavano dell'arrivo di questa imbarcazione con a bordo somali ed eritrei. Si tratta di persone che fuggono da una guerra e che quindi hanno diritto, in base alle norme sui rifugiati, all'asilo politico. Ma la Marina Militare italiana, obbedendo agli ordini del governo, ha avvisato le forze navali libiche dell'accaduto ed una motovedetta libica è andata a prendere il gommone a 60 Km. da Lampedusa e a 120 Km. dalla Libia.
Si tratta di una zona dove la nazione più vicina è l'Italia (appunto, l'isola di Lampedusa), che si trova nell'area dove spetta a Malta intervenire per le operazioni di ricerca e salvataggio; ma ad intervenire sono stati i libici.
Non riconoscendo la Libia il diritto di asilo agli africani, si tratta di persone che, nella migliore delle ipotesi, verranno mandate nei lager libici, situati al margine del deserto, dove morioranno, come è successo a tante centinaia di immigrati, già deportati lì.

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di Antonio Rispoli
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