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Ma la legge ti costringe a vivere

Lo pseudo-cristianesimo delle associazioni "pro-vita"


Lo pseudo-cristianesimo delle associazioni 'pro-vita'
26/11/2010, 10:11

L'apparizione in TV di Mina Welby e di Beppino Englaro a "Vieni via con me", davanti a oltre 9 milioni di telespettatori ha dato molto fastidio al Vaticano. Lo si può dedurre dall'odio e dal livore contenuto in alcuni editoriali dell'Avvenire contro la trasmissione. E del resto non c'è di che stupirsi: le storie di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro sono stati colpi duri alla politica del Vaticano, imposta tramite un ossequiente e servile Parlamento italiano, che vuole la sofferenza della popolazione. Questo non deve stupire: la persona che soffre - fisicamente o moralmente - è disposto a qualsiasi tentativo per stare bene. Ed uno dei tentativi è quello religioso, ovviamente. Non è raro che le persone gravemente malate o i loro familiari, affranti dal dolore, si rivolgano alla Chiesa cattolica. Fare una legge che introduca nel nostro Paese la civiltà del suicidio assistito o del testamento biologico, rischia di togliere molta possibilità di avere proseliti al Vaticano. Da qui i continui attacchi a persone come Beppino Englaro e Piergiorgio Welby (contro cui il rancore è stato tale da rifiutargli persino il funerale) che hanno ottenuto il permesso legale di staccare la spina e porre fine nel primo caso alla vita da vegetale della figlia Eluana, nel secondo caso alla propria vita, paralizzato in un letto a tempo indefinito a causa della sclerosi laterale amiotrofica.
E così adesso, complice anche un Cda della Rai che obbedisce a qualunque ordine provenga da Palazzo Chigi, le cosiddette associazioni pro-vita chiedono diritto di parola, per rispondere a Mina WElby e Beppino Englaro. Dicono "una questione di equità". Ma lo è davvero? Secondo me no. Perchè attualmente la legge ti costringe a vivere. Il malato terminale è condannato, dalle leggi dello Stato, a soffrire e basta. Non ha alcuna possibilità di scelta: lo imbottiscono fino agli occhi di sedativi, in modo da tenerlo in uno stato di semicoscienza, e lo lasciano così a tempo indefinito. E se si tratta di una persona in stato vegetativo, il "lo lasciano così" significa essere una bambola nelle mani di sconosciuti che ti manipolano, fanno quello che vogliono, mentre il cervello (che per chi è in stato vegetativo è già comunque danneggiato) lentamente si sfalda e si spappola, come se la decomposizione post mortem fosse già iniziata. Allora, se c'è questa disparità di legge alla base, è giusto dare spazio a chi contesta la legge, mentre è superfluo ed inutile dare voce a chi appoggia la legge. Non siamo in campagna elettorale per un referendum, che bisogna sentire chi sostiene il sì o il no. Abbiamo una legge che ci priva del diritto di scelta ed abbiamo persone che chiedono di cambiarla, con un atto di civiltà. Che - è bene specificarlo per gli idioti che senz'altro leggendo questo articolo lo diranno - non vuol dire obbligare al suicidio, ma semplicemente lasciare la possibilità di scelta: tu, malato terminale, non sopporti la tua situazione e vuoi morire, verrai accontentato; tu, altro malato terminale, la sopporti benissimo e vuoi vivere, ti verrà somministrata ogni cura del caso per tenerti in vita. E' la cosa più semplice e più normale del mondo, applicata in tutti i campi della vita; ma non in questo, a causa delle interferenze del Vaticano, che in Italia purtroppo la fa da padrone.
Il problema è che sia il Vaticano che le cosiddette associazioni "pro-vita" che si dichiarano cattoliche, sono in realtà agli antipodi di ciò che è scritto nel Vangelo. Violano i principi più essenziali dell'insegnamento di Gesù, che non ha certo detto di far soffrire la gente, ma anzi, di alleviare le loro sofferenze. Certo, la vita è sacra, ma ho o no il libero arbitrio di fare ciò che voglio della mia vita? Oppure la devo consegnare al Vaticano perchè ci faccia quello che voglio? E' chiaro, ci devono essere regole precise e stringenti, per evitare sia la burocratizzazione della morte, sia per evitare che diventi un abuso; ma è sbagliato non prevedere la possibilità legale di poter porre fine la propria vita, sia con una decisione consapevole, sia lasciandolo scritto in un testamento biologico.

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di Antonio Rispoli
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