Cronaca / Giudiziaria

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Lo Russo, storia del clan -video


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Lo Russo, storia del clan -video
10/03/2014, 13:18

Il ferimento del boss di Miano Mario Lo Russo e l'uccisione del genero Domenico Raffone trascinano di nuovo sotto i riflettori una cosca, negli ultimi tempi, quasi del tutto sparita dallo scenario criminale cittadino. Soprattutto dopo la decisione del capobastone, Salvatore Lo Russo, di passare a collaborare con la giustizia nel 2010. Una scelta assai controversa se si considera il tipo di risultati a cui l'autorità giudiziaria è arrivata con le sue rivelazioni. Lo Russo era anche il teste d'accusa principale nel processo a carico di Vittorio Pisani per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell'inchiesta sui presunti ristoranti dei clan. Pisani è stato alla fine assolto da tutto, e Lo Russo è uscito assolutamente ridimensionato nella sua caratura di boss pentito.

Ciò che resta, invece, è la storia criminale della famiglia da cui proviene. I Lo Russo, dopo gli esordi criminali nella Nuova famiglia di Carmine Alfieri, diventano i fondatori – insieme ai Mallardo, i Contini e i Licciardi – dell'Alleanza di Secondigliano, il maxi-cartello criminale che, negli anni Novanta, ha dettato la legge dell'antistato in città.

Gli arresti, le inchieste e le condanne hanno di fatto azzoppato l'organizzazione costringendola a ritirarsi nelle aree a ridosso del rione San Gaetano, a Miano, con una piccola ma agguerrita “colonia” camorristica nel rione Sanità, nel centro di Napoli. Droga, racket, rapine e traffico di armi hanno arricchito la cosca che, proprio grazie a Salvatore Lo Russo, ha avuto un ruolo importantissimo anche nel lotto clandestino e nel calcio scommesse.

Già, perché l'ex boss è da sempre un patito di calcio. E, nel corso di uno dei suoi incontri con i pm che ne hanno raccolto le testimonianze, ha riferito un aneddoto assai interessante per chi si occupa dei rapporti tra camorra e mondo del calcio.

“Maradona l’ho conosciuto tramite Pietro Pugliese e Gennaro Montuori, detto Palummella. Maradona si rivolse a me nell’occasione in cui subì il furto di una ventina di orologi e del Pallone d’oro. Gli feci recuperare gli orologi tramite Peppe ’O biondo che li trovò presso i Picuozzi dei Quartieri Spagnoli, mentre non fu possibile recuperare il Pallone d’oro perché lo avevano già sciolto”.

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di Redazione
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