Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

LO STILISTA CONTRO IL SAN CARLO: SONO AVVILITO


LO STILISTA CONTRO IL SAN CARLO: SONO AVVILITO
08/01/2008, 16:01

E’ scontro legale ormai tra lo stilista Gianni Molaro e la Fondazione del Teatro San Carlo che sabato pomeriggio ha annullato a sorpresa la sfilata di abiti da sposa già programmata per il 21 gennaio.

In merito alla posizione assunta dalla Fondazione del Teatro San Carlo di Napoli nei confronti della Plissè s.r.l, infatti, il legale di quest’ultima società avv. Guido Bevilacqua ha rilevato che – contrariamente a quanto erroneamente dichiarato alla stampa dal commissario straordinario, dott. Salvatore Nastasi – il contratto stipulato dalle parti non contempla alcuna clausola idonea a legittimare la singolare decisione della Fondazione stessa.

Il comportamento assunto integra, di conseguenza, una clamorosa violazione dell’obbligo di messa a disposizione dello spazio del teatro. A cagione di gravissimi danni subiti, quindi, la Plissè s.r.l. assumerà, tramite lo stesso avvocato Bevilacqua, le azioni giudiziarie più opportune.                      

A darne notizia è stato lo stesso Molaro, che stamane ha incontrato i giornalisti nel suo atelier napoletano di Largo S. Caterina n. 19 (piazza dei Martiri) ed ha fornito informazioni in ordine alle iniziative giudiziarie che intende assumere.  La manifestazione era stata annullata dopo che un quotidiano cittadino aveva preannunciato il contenuto dei manifesti promozionali che da oggi avrebbero dovuto annunciare l’evento a Napoli ed in provincia. Al centro della polemica, l’immagine raffigurante un drappo bianco che copre le nudità di un uomo in croce e si srotola quindi fino a comporre un abito da sposa realizzato dallo stesso Molaro.

“Sono avvilito – ha commentato lo stilista napoletano – per quanto avvenuto, ma sono  costretto a difendermi: l’improvvida decisione di annullare un evento di questo genere appena  quindici giorni prima della data prefissata, ha causato ingenti danni alla mia attività;  ciò che addolora di più, tuttavia, è constatare che per l’ennesima volta, a Napoli ci si scandalizza per forme di comunicazione che altrove non farebbero neanche notizia.  Da ultimo, non mi è dato comprendere quali criteri il commissario straordinario, dott. Nastasi,  abbia voluto seguire nell’avallare, in una comunicazione agli organi di stampa, una decisione, che in sostanza si risolve in una censura singolare, che assume una incidenza che riporta a periodi tristi della nostra storia.

Alla conferenza stampa ha preso parte anche il parroco di Pompei, città in cui vive attualmente Molaro, don Giuseppe Esposito che si è pronunciato a favore dell’immagine realizzata per la campagna di comunicazione. “L’immagine”, ha spiegato il sacerdote, “non è da considerarsi blasfema, ci vedo semplicemente l’arte e la creatività di una persona che ha voluto mandare così un messaggio di pace e di amore”.

Tra i danni elencati da Molaro, e non ancora economicamente quantificati: le spese di realizzazione di costumi, calzature e parrucche, di affissione dei manifesti e di spedizione degli oltre mille inviti a clienti ed amici in tutto il mondo, l’anticipo già versato alla Fondazione nonché naturalmente il danno di immagine ed il lucro cessante derivante dalla mancata attività di promozione nel periodo clou delle sfilate di moda sposa.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©