Cronaca / Sesso

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La bimba violentata tre anni fa: "Perchè nessuno mi crede?"

Lo stupratore dell’Arenaccia: “Ero ubriaco, ho fatto una stronzata”


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Lo stupratore dell’Arenaccia: “Ero ubriaco, ho fatto una stronzata”
26/02/2009, 16:02

Si terrà domani davanti al gip l’udienza di convalida per l’arresto di Pasquale Modestino, 53 anni, l’uomo fermato con l’accusa di aver stuprato nella serata di lunedì un dodicenne dell’Arenaccia.

L’uomo  è stato riconosciuto a meno di 48 ore dal fatto, grazie all’intenso lavoro investigativo degli agenti ed alla testimonianza della piccola vittima. Un uomo alto, capelli brizzolati, con l’affanno e un grosso orologio nero, così l’aveva descritto il dodicenne. L’arrestato, dipendente comunale impiegato nel servizio fognario (ed immediatamente sospeso dal lavoro dopo l’arresto), aveva adescato il bambino nei pressi di piazza Poderico.

Lo aveva attirato chiedendogli se fosse amico di un altro ragazzino del luogo, nipote della donna con cui convive. Il piccolo, sentendo il nome dell’amichetto, deve essersi avvicinato senza preoccuparsi. A quel punto Modestino gli ha chiesto l’ora e, quando il dodicenne ha estratto l’orologio dalla tasca, gliel’ha strappato dalle mani. “Se lo rivuoi, seguimi fino al bar che voglio prendermi una birra”.

La vittima lo ha seguito fino ad un sottopasso abbandonato e lì si è consumata la violenza. L’orco ha colpito il ragazzino alla testa con una bottiglia, poi ha abusato di lui usando un bastone.

Poco dopo il ragazzino, ritornato verso piazza Poderico, si è diretto versi alcuni coetanei che erano ancora in strada. Era sotto choc ed aveva una ferita alla testa, come ha dichiarato poi uno dei suoi amici. E’ stato accompagnato a casa e da lì il padre ha provveduto al trasporto presso l’ospedale pediatrico Santobono, dal quale è stato dimesso ieri, in condizioni di salute e psicologiche discretamente buone.

La strategia utilizzata da Modestino per carpire la fiducia del bambino si è rivelata un’arma a doppio taglio. Gli agenti sono infatti riusciti a capire chi fosse quel bambino nominato e, da lui, sono arrivati al convivente della nonna. A quel punto è emerso dell’altro e sono scattate le manette.


La confessione

Poche parole, farfugliate, affannate. “Si è vero, forse ho fatto una stronzata. Ora non ricordo bene, ero ubriaco, non dovevo farlo”. E’ una parziale confessione quella del 53enne arrestato per lo stupro del dodicenne. Gli uomini della squadra mobile hanno bussato alla sua abitazione martedì pomeriggio, poche ore dopo l’accaduto. Il padre ha risposto che dentro non avevano droga. “Non cercano droga”, avrebbe risposto l’arrestato.

“I nostri agenti non hanno dormito né mangiato fin quando non sono riusciti a stringere le mani sul colpevole”, aveva dichiarato il questore di Napoli, Antonino Puglisi, durante la conferenza stampa indetta dopo l’arresto. Visibilmente scosso ed emozionato, Puglisi in più occasioni ha dovuto ‘tenere a freno la lingua’, ricorrendo a giri di parole per non dire quello che realmente pensava dell’accaduto, nel tentativo di non lasciare che i suoi pensieri da cittadino avessero la meglio sulla ‘diplomazia’ da poliziotto.

Ha rischiato il linciaggio, Pasquale Modestino, l’ ‘orco’ dell’Arenaccia, mentre veniva portato via dalla Questura di via Medina. Decine di persone hanno accerchiato l’automobile su cui viaggiava, nel tentativo di colpirlo. Per sfogare una rabbia che ancora non è scemata. Sono molti coloro che sperano in una giustizia che si dimostri forte, in una pena da ‘gettar via la chiave’.


I precedenti

Pasquale Modestino era già stato denunciato tre anni per abusi su una ragazzina che allora aveva sei anni. Era la nipotina della donna con cui conviveva, sorellina del ragazzino usato come ‘esca’ per avvicinare il dodicenne. Tre anni fa la piccola era stata portata al pronto soccorso per delle lesioni nella zona vaginale. I medici, intuendo quello che poteva essere successo, avevano avvisato le forze dell’ordine.

La famiglia però aveva negato: nessun abuso, soltanto una infezione. A niente erano valse le parole della piccola, non giudicate sufficienti dai giudici proprio a causa dell’età e della influenzabilità della bambina.

La denuncia si era conclusa quindi con un nulla di fatto, a prescindere da quella realtà da “contesto familiare promiscuo”, eufemismo degli inquirenti, dettato dal pudore, per dipingere quello che accadeva tra quelle quattro mura. Il racconto della bambina è ancora nei verbali dell’inchiesta del 2005, in qualche plico impolverato. Ed è un racconto crudo, la storia di una piccola di sei anni che chiede aiuto ai familiari, e di loro che si rivolgono alle forze dell’ordine ma senza risultati.

Il quattro ottobre del 2005 G. A., convivente del nonno paterno della bambina, chiese aiuto alle forze dell’ordine. Raccontò, ad esempio, che chiese alla piccola quante volte fossero accadute “quelle cose”. La piccola rispose “cinquantamila volte”. Poi ricorda di quando una volta la chiamarono a scuola perché la bambina aveva dei dolori. “Nonna, - disse, secondo i verbali, - ti voglio dire tutta la verità, non è la prima volta che ho questi dolori, l’ho raccontato anche a mamma e a nonna. La colpa è di Modestino, non erano massaggi quelli che mi faceva”. E la disperata richiesta di aiuto della bambina: “quello che ti ho detto è la verità, perché nessuno mi crede?”.

Tra le persone ascoltate dagli inquirenti c’è anche il padre della bambina, e anche a lui la nonna si era rivolta per chiedere aiuto, senza successo. L’uomo, infatti, era a conoscenza di quello che accadeva: “mio padre mi raccontò che Pasquale Modestino aveva abusato sessualmente di mia figlia.. e anche mia figlia me lo ha raccontato. E quando glielo ho detto a Pasquale lui ha negato tutto, dicendo che erano solo invenzioni di mia figlia”.

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di Nico Falco
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Il sottopasso dove è avvenuta la violenza
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Pasquale Modestino, l'uomo arrestato
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