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Lo stupro delle vittime degli stupratori


Lo stupro delle vittime degli stupratori
24/07/2010, 19:07

C'è stato un articolo alcuni giorni fa che mi ha fatto fare letteralmente un salto dalla sedia. Non per la notizia in sè, ma perchè tutti coloro che l'hanno trattata - io ho letto almeno 10 quotidiani nazionali con largo pubblico e visto tutti e sette i TG nazionali - l'hanno fatto in maniera distorta o ambigua.
La notizia è quella relativa ad una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato contrario alla Carta un articolo di un decreto legge emanato nel 2009 e rapidamente convertito in legge, che vieta ai giudici di concedere misure cautelari alternative a coloro che sono accusati di stupro o di pedofilia. La maggior parte dei giornali ha titolato che erano state reintrodotte le misure cautelari alternative per stupratori e pedofili e ci sono stati molti che hanno sottolineato che si trattava di una decisione che favoriva gli stupratori. Non poteva mancare, in questo caso, la lacrimuccia per le povere vittime dello stupro, che non potevano avere giustizia.
Tale ricostruzione è completamente falsa. Vediamo perchè. Innanzitutto cominciamo da qualche necessaria spiegazione di come funziona la giustizia. Nel momento in cui una persona è accusata di un grave reato, può essere arrestata su richiesta del Pm e con il consenso del Gip e si possono decidere anche misure cautelari. Per poterle chiedere serve la presenza di almeno uno dei tre seguenti requisiti: 1) pericolo di reiterazione (cioè ripetizione) del reato; 2) pericolo di fuga; 3) pericolo di inquinamento delle prove. Cioè le misure cautelari servono ad impedire che l'imputato scappi, cancelli le prove contro di sè (magari corrompendo o intimidendo i testi) o commetta nuovamente dei reati. Naturalmente non basta che il Pm lo dica: deve portare prove o indizi che lo dimostrino e che convincano il Gip. A seconda di quanto il Pm è convincente, il Gip può decidere per la carcerazione preventiva (cioè la misura cautelare in carcere), per gli arresti domiciliari, per la firma dai Carabinieri in un apposito registro; o altre misure ancora. La differenza la fa la gravità del reato e degli indizi. Infatti in questa fase la persona è solo accusata, non ha ancora subito un vero processo; e l'esame del Gip è - codice alla mano - decisamente sommario. Quindi ci sono due esigenze contrapposte. Da una parte bisogna tutelare la collettività; dall'altra bisogna tutelare una persona che non è colpevole fino a sentenza. Di conseguenza il Giudice deve assegnare la misura cautelare che sia la più sicura possibile, ma anche la meno afflittiva possibile. Il carcere è dato solo nei casi in cui non ci sono altre possibilità.
Questo avviene in generale. Poi il governo fa un decreto legge che elimina tutte le misure alternative al carcere per le persone accusate di stupro e pedofilia. Insomma: o il carcere o niente. Il risultato è questo (le percentuali sono inventate, è solo per fare un esempio): prima del decreto legge, il 10% andava in galera, il 50% aveva altre misure cautelari e il 40% andava a casa; dopo il decreto legge il 10% va in galera e il 90% va a casa. Cioè tutti quelli che prima avevano misure cautelari che non erano il carcere - misure che comunque permettevano di avere un certo controllo sull'accusato - adesso andavano a spasso senza altro controllo. E quindi erano liberi di continuare a delinquere, in attesa del giudizio.
Con questa sentenza la Corte Costituzionale reintroduce invece la gradualità della misura cautelare anche per gli stupratori e i pedofili. Certo, lo fa per un criterio di equità, ma l'effetto è anche una maggiore tutela per le vittime delle violenze e per coloro che vittime ancora non sono e che bisogna impedire che lo diventino. Invece tutti i TG nazionali e i giornali hanno fatto passare l'idea opposta, che si trattasse di un favore ai delinquenti. In questo incentivati anche dalle dichiarazioni del Ministro delle Pari Opportunità Carfagna, che non aveva capito nulla e ha lanciato dichiarazioni molto gravi e molto false contro la Consulta. Tuttavia, come si fa a fare un errore del genere? Devo pensare che siano tutti in malafede? Mi appare strano. Hanno forzato tutti il titolo per ottenere audience? Ma il compito di un giornalista non è avere audience, è informare. In tutti i casi hanno dato l'articolo ad un novellino completamente a digiuno di diritto, per cui c'è stato il primo che ha riportato la versione sbagliata e tutti si sono gettati a fare il copia-coparella? Anche questo sarebbe disdicevole. Una cosa del genere è ammissibile nel giornale locale, ma i TG e i giornali nazionali come fanno a non avere una persona a Roma che possa prendere visione delle sentenze della Consulta con cognizione di causa? Il dubbio resta, ma le risposte che ho trovato sono una peggio dell'altra

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di Antonio Rispoli
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