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Un premier “allibito” parla di “enormità giuridica”

Lodo Mondadori: Berlusconi corresponsabile di corruzione


Lodo Mondadori: Berlusconi corresponsabile di corruzione
05/10/2009, 20:10

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è “corresponsabile della vicenda corruttiva” che portò, negli anni ’90, il gruppo Mondadori sotto il controllo della Fininvest. E’ quanto si legge nelle motivazioni fornite dal giudice di Milano Raimondo Mesiano per la sentenza con cui il tribunale, sabato scorso, ha riconosciuto alla Cir di Carlo De Benedetti, che controlla l’Espresso, un risarcimento da 750 milioni di euro a carico della holding della famiglia Berlusconi (che controlla Mondadori, Mediaset, Mediolanum e Milan) per il danno patrimoniale da “perdita di chance” di un giudizio imparziale. Una somma ben più alta di quanto aveva chiesto lo stesso Cir che, al netto di rivalutazioni e interessi, aveva parlato di ‘soli’ 470 milioni di euro.

“E’ da ritenere ai soli fini civilistici del presente giudizio, - si legge nelle motivazioni, - che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede; corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest”. Dopo i giudizi espressi dal premier e dal Pdl sulla sentenza, 15 consiglieri del Csm hanno chiesto al Comitato di presidenza di aprire una pratica a tutela del giudice milanese Mesiano. Il documento è stato sottoscritto dai togati di Unità per la Costituzione, Md e Movimento per la giustizia e dai laici del centro-sinistra.

Il premier, in una nota, si è detto “letteralmente allibito” e ha definito la sentenza “al di là del bene e del male … una enormità giuridica”. “Il governo, - ha continuato Berlusconi, - porterà a termine la sua missione quinquennale e non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani hanno conferito”. Parole che fanno trasparire chiaramente l’idea del Cavaliere che la sentenza, arrivata per motivi che nulla hanno a che fare con l’attuale governo, sia invece una mossa giudiziaria per delegittimare la maggioranza. Nicolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi, ha detto che la cifra è “palesemente scollegata a qualsiasi dato reale superando addirittura di gran lunga lo stesso valore della quota Mondadori detenuta dalla Fininvest”.
Per quantificare il danno sofferto da Cir in 750 milioni, i giudici civili di Milano hanno sommato 284 milioni a titolo di danno derivante dalle condizioni deteriori alle quali fu pattuita la spartizione del gruppo L’Espresso-Mondadori rispetto alle condizioni di una trattativa analoga ma non inquinata dalla corruzione del giudice Metta, 8 milioni per danno da spese legali e 20 milioni per danno da lesione dell’immagine. Il totale, si legge nella sentenzaz, è stato rivalutato alla data di commissione dell’illecito (ovvero il 1991, data di deposito della sentenza Metta) ed addizionato di interessi, salendo quindi da quasi 313 milioni a 937 milioni di euro; è stata infine applicata una riduzione dell’80%, pari alle “chanches” di conferma del lodo arbitrale che assegnava Mondadori a Cir, ribaltato poi dalla sentenza Metta.

La lunga vicenda giudiziaria che riguarda il Lodo Mondadori è scaturita dall’inchiesta sulle cosiddette “toghe sporche”, che indagava sulla presunta corruzione di alcuni giudici del tribunale di Roma. Nel 2007 la Corte d’Appello di Milano ha stabilito, con sentenza definitiva, che la sentenza emessa dal giudice Vittorio Metta nel 1991 era stata viziata da corruzione; Metta all’epoca aveva ribaltato un lodo arbitrale dell’anno precedente, assegnando Mondadori, oggetto di un contenzioso tra Cir e Fininvest, alla holding di Berlusconi.

La sentenza del tribunale civile di Milano di sabato corso lega le responsabilità di Fininvest a quelle di Silvio Berlusconi, suo azionista di riferimento. Il premier era uscito dal processo nel 2001, prosciolto per intervenuta prescrizione dalla corte d’Appello di Milano, cui aveva fatto ricorso la procura. A Berlusconi fu riconosciuta la corruzione semplice e non quella giudiziaria (quindi con tempi di prescrizione minori), e la prescrizione fu confermata nel novembre 2001 dalla Cassazione. Nell’ambito dello stesso procedimento furono invece rinviati a giudizio gli altri imputati, tra i quali l’avvocato Cesare Previti e l’ex giudice Metta; entrambi, nel 2007, sono stati condannati dalla Corte d’Appello di Milano, rispettivamente a un anno e sei mesi e due anni e nove mesi di reclusione, sentenza poi confermata dalla Cassazione.

Nelle motivazioni della sentenza milanese, infine, è contenuta una chiara valutazione della sentenza firmata da Metta nel 1991 sul Lodo Mondadori. “Nessun ostacolo sussiste, - si legge, - all’affermazione che sono stati lesi i diritti costituzionalmente garantiti della Cir sotto due profili: in primo luogo è stato leso il diritto a un giudizio reso da un giudice imparziale. In secondo luogo Cir è stata lesa nel suo diritto all’immagine e alla reputazione, che sono state sicuramente danneggiate dall’ingiustizia della Corte d’Appello di Roma, frutto ella corruzione di Metta”.

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di Nico Falco
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