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Botta e risposta tra avvocati dopo la sentenza

Lodo Mondadori, parlano i legali di Cir e Fininvest


Lodo Mondadori, parlano i legali di Cir e Fininvest
05/10/2009, 22:10

Oggi sono state rese note le motivazione della sentenza, emessa sabato scorso, che riconosce la corruzione del giudice Metta per la sentenza del 1991 ed assegna alla holding della famiglia De Benedetti un risarcimento da 750 milioni di euro, a carico di Fininvest, per il cosiddetto Lodo Mondadori. Nella sentenza Silvio Berlusconi viene riconosciuto corresponsabile di corruzione in quanto azionista di riferimento della Fininvest.
“La circostanza che la società condannata al risarcimento sia di proprietà di un importante esponente politico e uomo di governo, - commentano Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, legali di Cir, - non toglie che la causa stessa obiettivamente si presenti e sia stata trattata come un normale giudizio civile fra imprese coinvolte in un contenzioso economico”. I due legali hanno spiegato di essere intervenuti sulla questione per “riportare a verità alcune questioni che sono state presentate in modo scorretto o distorto nel dibattito di questi giorni”.
Non è difficile cogliere una velata allusione alla reazione di Berlusconi, che dopo la sentenza si è detto “allibito”, aggiungendo che il suo governo “porterà a termine la sua missione quinquennale e non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani hanno conferito”.
Secondo i legali di Cir, inoltre, “non è vero che il Tribunale abbia eluso il punto relativo alla intrinseca giustizia o ingiustizia della sentenza Metta”. “Sulla base di un’analisi ampia e approfondita, - argomentano gli avvocati, - il Tribunale ha detto e motivato che la sentenza Metta fu obiettivamente ingiusta”. E’ una risposta alle proteste arrivate da Fininvest, che contesta l’eccessivo risarcimento concesso perché basato sull’assunto che la sentenza che ha abolito il Lodo sia intrinsecamente ingiusta perché influenzata dalla corruzione del giudice Metta.
I legali della Cir continuano affermando che il Tribunale “ha accertato e motivato che il giudice Metta fu corrotto dal fiduciario di Fininvest Cesare Previti, nell’interesse e con denaro della stessa Fininvest, e che tale operazione era nota e condivisa da Silvio Berlusconi, allora presidente di Fininvest”. Secondo Roppo e Rubini, inoltre, «non é vero che il Tribunale ha riconosciuto a Cir una somma superiore a quella richiesta dalla società stessa». «Rispetto ai circa 750 milioni di euro accordati - concludono - Cir aveva chiesto con la sua domanda principale circa 1,157 miliardi, e quindi ha subito una decurtazione di circa 400 milioni”.

La pensano ovviamente in modo del tutto diversi i legali della parte opposta, ovvero gli avvocati che hanno seguito la Fininvest nel procedimento. Romano Vaccarella ha affermato che “lo sconcerto espresso sabato dall’azienda e dai suoi difensori si è oggi trasformato, lette le motivazioni, in autentica incredulità”. “La sentenza emessa a molti mesi di distanza dalla scadenza del termine legale (che è di trenta giorni), - continua Vaccarella, - si fonda infatti su argomentazioni totalmente erronee. Quando non semplicemente recepisce tesi di Cir”.
Commentando nel dettaglio le motivazioni della sentenza, Vaccarella sottolinea che “tutti sanno che non si può agire in giudizio dopo anni e anni, superando i termini di prescrizione”. Il legale di Fininvest va oltre, contestando proprio la base della sentenza. “Il giudice civile, - afferma, - si è dedicato ad una inutile rivisitazione di alcune anomalie viste dai giudici penali nella causa decisa nel 1991 dalla Corte d’Appello di Roma”. In sostanza, i giudici di Milano, secondo Vaccarella, avrebbero ribaltato una sentenza giusta partendo dal presupposto che un giudice corrotto avesse firmato una sentenza iniqua; il legale di Fininvest, invece, pone l’accento sul fatto che la sentenza era stata sì firmata da Metta, ma che era anche stata condivisa dal Collegio, “i cui componenti avevano confermato di averne condiviso il contenuto”, e che quindi era “giusta e conforme a diritto”. Vaccarella ricorda a questo proposito che nella sede penale non è mai tata accertata “l’esistenza del presunto condizionamento” dell’intero Collegio da parte del giudice corrotto.
“Incredibilmente, - prosegue l’avvocato, - la sentenza riesuma un principio che, un tempo emerso in altra sede penale, è stato abbandonato persino in quella sede: quello per cui Silvio Berlusconi, in quanto al vertice di Fininvest, non poteva non sapere”. Sulla cifra che la holding di De Benedetti dovrà ottenere come risarcimento per “perdita di chance da giudizio imparziale”, infine, Vaccarella considera che la chance è “non solo calcolata in base a uno studio depositato dalla stessa Cir e contestato da Fininvest, ma su una percentuale propria di un ufficio giudiziario diverso da quello di Roma e da un sistema normativo diverso da quello del 1991”.
 

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di Nico Falco
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