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Napoli. Torna sullo scacchiere la Masseria Cardone

L'ombra dei Licciardi sulla pace tra gli scissionisti e i Di Lauro


L'ombra dei Licciardi sulla pace tra gli scissionisti e i Di Lauro
13/04/2010, 10:04

NAPOLI - La sanguinosa faida tra i Di Lauro, guidati da Paolo e il figlio Cosimo, entrambi in carcere, e i cosiddetti “scissionisti”, capeggiati da Raffaele Amato, potrebbero firmare la pace. Porre fine alle ostilità che ha lasciato sull’asfalto una scia di sangue lunghissima e centinaia di morti ammazzati. Le condizioni le dettano i vincitori. Consapevoli che quelli di camorra sono equilibri precari e quindi possono cambiare da un momento all’altro.
Un ritrovato equilibrio indispensabile ad entrambe le fazioni in campo. In gioco c’è Secondigliano ed i “droga-shop” più importanti del Sud Italia: le vele e rioni come il Terzo mondo, che hanno un bilancio a cifre da capogiro. La guerra non fa bene a nessuno, soprattutto quando in ballo ci sono soldi e affari. Ecco che i reggenti del clan Amato-Pagano, gli “spagnoli” o “scissionisti”, hanno incontrato Marco Di Lauro, l’altro figlio di Paolo, per proporre la tregua: ai fedelissimi dei Di Lauro solo il quartiere dei “Fiori”, il “Terzo mondo” appunto. Poco rispetto a quello che il clan, prima della scissione, ha gestito in città. Ma Marco Di Lauro deve accontentarsi. Gli arresti e gli omicidi hanno decimato lo zoccolo duro del clan. Non ha né la forza né gli uomini per fronteggiare un altro scontro con gli “scissionisti”, i quali nel tempo hanno imposto a Secondigliano la loro legge. Hanno “assunto” pusher, pagano le vedette meglio degli ex alleati e possono contare su quasi tutte le “piazze” dello spaccio. Quindi, hanno tanti soldi a disposizione. E, soprattutto nelle guerre di camorra, il denaro fa la differenza. I Di Lauro si accontentano e magari aspetteranno il momento giusto, semmai dovesse arrivare, per rialzare la china e riprendersi Secondigliano e le “vele”.
La pace ha dei retroscena che lasciano pensare a tutto tranne che ad un nuovo equilibrio duraturo sul territorio. E la testimonianza di quella che rappresenta una convinzione innanzitutto per gli investigatori, è la tempistica della proposta ed i promotori dell’accordo. Innanzitutto, i camorristi non sono galantuomini. Quindi, dopo una guerra pesante e dispendiosa come la faida di Scampia, è strano che i vincitori, al posto di sterminare ed escludere i resti dei rivali, li lasciano in vita ed addirittura propongono un patto per porre fine alle ostilità. Riconoscendo agli avversari una delle loro roccaforti storiche e dalla quale, un giorno, potrebbero guidare la controffensiva. Dubbi, sospetti, interrogativi che trovano risposta nelle indagini dell’Antimafia. A Secondigliano comandano gli Amato-Pagano. Non c’è dubbio. Con una forte influenza in tutta l’area a nord di Napoli. C’è un particolare da non trascurare: la rinascita dei Licciardi, guidati da Maria Licciardi (nella foto), al vertice dell’organizzazione criminale della Masseria Cardone. La first lady della camorra che negli anni scorsi fu a capo del cartello criminale più potente della città: la famigerata Alleanza di Secondigliano.
La scarcerazione di Maria Licciardi ha consentito una riorganizzazione del clan sul territorio tanto da riprendere quota nello scacchiere criminale grazie alla rinvigorita alleanza con i Bocchetti di San Pietro a Patierno. Un aspetto centrale negli equilibri nell’area a nord di Napoli perché, come spiegato agli inizi della faida anche da molti pentiti di camorra, i Licciardi hanno preferito i Di Lauro e pure durante la faida, quando era evidente che gli “scissionisti” avrebbero vinto la partita, Maria Licciardi decise di restare fuori. Insomma, non volle appoggiare i più forti. Non volle appoggiare i killer di Raffaele Amato. Ecco perché il ritorno dei Licciardi potrebbe gettare ancora benzina sul fuoco della faida ed aprire nuovi scenari, nuove alleanze. Il fronte di guerra potrebbe allargarsi con una maggiore pressione della magistratura e delle forze dell’ordine. Una pressione che incide in negativo sul volume di affari. Ecco perché gli “scissionisti” hanno fatto bene i conti. Per il momento comandano loro. Quindi meglio un accordo che la guerra totale. Un accordo che non accontenta tutti. Un accordo subito. Un accordo simbolo di una convivenza fredda e chissà per quanto pacifica. Un equilibrio che potrebbe restare in piedi senza nessuna scarcerazione clamorosa. Soprattutto quella del figlio di Paolo, Cosimo. Prima di essere arrestato lo ha promesso ai suoi giovani fedelissimi del “Terzo mondo”. Lo ha promesso a quei ragazzi che lo scortarono con centinaia di motorini fino al carcere: tornerò e vinceremo la guerra. Una guerra ancora aperta.

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di Giovanni De Cicco
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