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Veglia sotto il carcere di Teramo

L'onda si ribella agli arresti del G8. Presidio a Teramo


L'onda si ribella agli arresti del G8. Presidio a Teramo
15/07/2009, 19:07

Domani il tribunale del Riesame di Torino deciderà della libertà degli studenti arrestati il 6 luglio per le Manifestazioni contro il G8 Università. Un provvedimento a orologeria prima del G8 de l'Aquila e in generale un'operazione intimidatoria cui il movimento studentesco ha reagito con manifestazioni e occupazioni in tutta Italia. Assurda infatti è non solo l'accusa di resistenza (la manifestazione voleva semplicemente arrivare alla sede del G8) ma soprattutto la gravità degli arresti anche in proporzione ai reati contestati, a due mesi dai fatti e verso un movimento che ha portato in piazza a Torino molte migliaia di studenti ancora in maggio, dopo che in autunno in centinaia di migliaia ci si è mobilitati per difendere la scuola e l'università pubblica. Un episodio anche giuridicamente senza precedenti!

Oggi oltre un centinaio di studenti, comitati (come quello di Chiaiano) e attivisti provenienti soprattutto da Napoli, ma anche da Roma e dal presidio 3e32 dove si autorganizzano i terremotati de l'Aquila, ha manifestato sotto il carcere di Teramo (vedi le foto) dove è recluso Egidio Giordano, studente napoletano arrestato proprio dopo la fiaccolata in solidarietà con i terremotati. Altri presidi simili si sono tenuti in questi giorni sotto gli altri carceri dove sono detenuti gli altri studenti. Dal tribunale del Riesame di Torino ci aspettiamo soltanto la liberazione senza altre coercizioni degli arrestati, come parziale e tardivo rimedio a una misura iniqua e persecutoria. Qualunque altro risultato sarebbe un precedente assai grave per il diritto al disenso nel nostro paese!
Intanto dopo l'appello promosso dai 20 docenti dell'Università Orientale di Napoli, un altro appello internazionale, su iniziativa di docenti di Venezia e Roma sta raccogliendo firme nel mondo accademico in solidarietà con gli arrestati.

Nella notte tra il 5 e il 6 luglio una spropositata operazione di polizia ha portato all’arresto di 21 studenti dell’Onda Anomala. Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio a Torino contro il G8 University Summit. In quella giornata più di diecimila studenti, dottorandi e precari dell’università hanno preso parola pubblica con un grande corteo, per esprimere - ancora una volta, dopo le mobilitazioni dell’autunno - la propria indisponibilità al processo di dismissione dell’università pubblica.

I capi di imputazione non sono solitamente passibili di custodia cautelare a quasi due mesi dai fatti: vi è quindi un’evidente sproporzione tra i reati ipotizzati e l’utilizzo di uno strumento giuridico di una certa gravità. Tale sproporzione rischia di far venire meno i principi di garanzia democratica, che dovrebbero invece essere riaffermati. I ventuno arrestati - quindici dei quali in prigione, e i restanti sei agli arresti domiciliari - sono giovani studenti, la quasi totalità dei quali incensurati.

Esprimiamo la nostra indignazione per la sproporzione di questo atto nei confronti di chi ha semplicemente manifestato il proprio dissenso. Soprattutto in un momento in cui giovani studenti e ricercatori sono sempre più preoccupati per la mancanza di garanzie sul loro futuro e per l’incerto destino dell’università pubblica.

Riteniamo doveroso affermare che siamo dalla parte della libertà di pensiero e della libertà di manifestazione del dissenso, così come riteniamo inaccettabile trattare ogni protesta come un mero problema di ordine pubblico. Vogliamo affermare, ancora una volta, che l’università è uno spazio di libertà, di confronto e di produzione del sapere, che non può assecondare la cecità di chi crede che tramite degli arresti si possano sciogliere le contraddizioni e i problemi dell’università pubblica.

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di Onda studentesca
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