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Una lettera che abbiamo ricevuto

L'operazione Alitalia vista da un dipendente


L'operazione Alitalia vista da un dipendente
31/08/2011, 17:08

Abbiamo ricevuto, sotto forma di commento, una lettera della signorina Roberta

"Dopo le ultime notizie riguardanti la nuova manovra finanziaria e soprattutto i provvedimenti sulle pensioni, mi sono convinta che dovevo cercare di rendere pubblica la storia del mio compagno di vita, per far vedere che dietro le manovre ed i numeri, ci sono le storie di uomini e donne che sono stanchi di essere presi in giro da coloro che si stanno arrogando il diritto di governare una nazione il cui popolo non ha più il diritto di votare direttamente le persone, che poi hanno il dovere di rendere conto del loro operato agli elettori, come in ogni democrazia avanzata nel mondo. Il mio compagno è un ex dipendente Alitalia posto in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a dicembre 2008. Nei giorni del provvedimento ho visto da un giorno all'altro un professionista il cui curriculum di quattro pagine testimonia la professionalità, essere sacrificato perché il "vettore di bandiera" potesse rinascere più forte, più snello senza rami morti e personale che non serviva. Questa era la motivazione che al pubblico veniva data anche da personaggi della Lega come Bossi, che riteneva che accollarsi la Cassa Integrazione di migliaia di persone in "esubero" fosse necessario, ma che dal momento che la C.A.I. era formata ormai da azionisti privati, dovevano poi far in modo che la nuova compagnia andasse bene e avesse profitti, esattamente come ogni impresa privata del Nord, il cui proprietario è responsabile dell'andamento produttivo dei sui dipendenti.
Al cassa integrato Alitalia, anche se hanno tolto da un momento all'altro quello che io e molti altri considerano una parte importante della vita di una persona, devo riconoscere che hanno dato un contributo maggiore delle 750 Euro che percepisce un cassa integrato Fiat o Telecom ed è questo che ha fatto ingoiare bocconi amari alle persone, come il mio compagno, che comunque avrebbero avuto, con il provvedimento del Governo, la possibilità di continuare a pagare il mutuo , sfamare e far studiare dignitosamente la propria famiglia, ed arrivare, grazie ai quattro anni di cassa integrazione e in alcuni casi anche con i tre anni di mobilità, ai quaranta anni di versamento per andare in pensione. Certo avrebbero potuto ricollocarsi sul mercato del lavoro, come i più giovani hanno fatto, alcuni di questi addestrati proprio dal mio compagno che a 57 anni, dopo centinaia di curricula (di ben 4 pagine!) inviati, ha ricevuto nel migliore dei casi , quando l'ha ricevuta, la risposta che ha un profilo professionale troppo alto e un'età anch'essa troppo alta?.. Ora con la nuova legge sul pensionamento non solo dovrà attendere altri due anni e questo lo porrà fuori da quelle regole che gli erano state obbligate e che comunque costituivano un paracadute, ma perderà anche i benefici economici perché andando in pensione con i conteggi sugli ultimi dieci anni di stipendio, il contributo sarà ridotto a causa della progressiva riduzione dell'assegno di mobilità. Mi chiedo dove troveremo i soldi per integrare gli anni sottratti con la recente manovra se nessuno vuole far lavorare un cinquantenne?
Mi sono posta anche altre domande, perché l?indignazione della Lega e di coloro che hanno votato Lega e che hanno urlato allo scandalo quando si parlava delle perdite Alitalia, dei ritardi degli aerei Alitalia delle condizioni economiche e di cassa integrazione che ricadevano su tutti i contribuenti italiani, erano comprensibili, ma dove sono ora questi giusti, non lo sanno che C.A.I. ha continuato le perdite ed ha mandato in cassa integrazione circa 12000 lavoratori a cui se ne sono aggiunti altri 2000 negli ultimi mesi e altrettanti ne "partiranno" entro fine anno? La notizia è che la "cordata" dei soci sta organizzando la "fuga" dall'azienda, dopo aver recuperato circa 300 milioni a testa , rendendo più "snella" la società e completando il passaggio della C.A.I. ad Air France, che nel frattempo ha moltiplicato considerevolmente la propria partecipazione nell'azienda, senza che nessuno abbia avuto modo di poterci mettere bocca (altro che vettore di bandiera). Tutto questo a beneficio dei ricchi proprietari e manager e alle spalle del contribuente italiano? Senza contare che tutto il personale del gruppo Alitalia è stato prima posto in cassa integrazione e nei giorni/mesi successivi sono state "prelevati" i lavoratori da ricollocare in C.A.I., facendogli firmare una dichiarazione nella quale rinunciavano a qualsiasi rivalsa circa il precedente rapporto di lavoro e con un nuovo contratto di lavoro, scritto apposta per C.A.I. addirittura peggiore di quello sottoscritto in Fiat (basta leggerlo) e usufruendo, però, l'azienda dei noti "sconti" sugli oneri sociali e defiscalizzazioni previsti per le aziende che assumono personale in Cassa Integrazione proveniente da aziende in crisi, quasi fosse un benefattore (e anche qui la collettività ha pagato!). E la sicurezza dei voli? I problemi di pressurizzazione, poltrone di bordo ormai inutilizzabili, guasti e avarie varie, inserite nei "Quaderni Tecnici di Bordo" come "anomalie compatibili", manutenzioni procrastinate con aerei che volano continuamente per oltre un mese, vedi i vecchi A330 tra New York/ Boston e Fiumicino, dove uno di questi, dopo un paio di incidenti in volo, che lo hanno costretto a riatterrare precipitosamente negli States con un solo motore funzionante e l'altro che bruciava, ha determinato, da parte delle autorità americane, restrizioni di rotta per i voli C.A.I. esercitati con quelle macchine sul loro territorio. Basta informarsi.
È questa oramai una nota pratica, far pagare a tutti, per evitare di disturbare i più ricchi e a volte coloro che meno hanno contribuito più hanno preso. Ad un medico ad un imprenditore a un avvocato o a un politico non costa molto rimanere a lavorare per un altro anno, quattro se si tratta di sottrarre gli anni di università, ma chi è uscito dal giro del lavoro, per la crisi o perché è incappato nella speculazione dei già ricchi ed è in cassa integrazione e sperava di arrivare almeno alla pensione, cosa deve fare . Forse per un operaio come mio padre che dopo quaranta anni di lavoro in compagnie aeree e quattro di emigrazione in Australia, non riconosciuti ai fini contributivi, che se n'è andato per un tumore al polmone dovuto all'amianto dopo un anno dall'aver ricevuto il primo rateo di pensione, sono anni fondamentali.
Vergogna siamo persone non numeri e soprattutto, come e a chi, possiamo gridare il nostro sdegno, visto che chi ci rappresenta è occupato solo a raggiungere i quattro anni al potere per percepire, quella si, la privilegiata pensione da deputato o senatore. Lo scrivo con la minuscola perché gli attuali non sono degni della maiuscola.
Forse hanno ragione il mio compagno e mia figlia quando dicono che dobbiamo lasciare questo paese e abbandonare i frutti dei sacrifici di generazioni, tanto i ricchi già lo stanno facendo , vorrà dire che vi scriverò una bella lettera di speranza dalla Tunisia o dall'Egitto".

Al di là del contenuto specifico, resta un punto importante: quante sono le persone che sono rimaste intrappolate in situazioni simili? Non è una novità, per chi ha qualche anno in più. A mio padre successe la stessa cosa, all'inizio degli anni '90, quando il governo di allora regalo un pacco di benefit alla Fiat per centinaia e centinaia (se non migliaia) di miliardi di lire. Tra questi, c'era la mobilità lunga che venne adottata con lui. Ed anche lui, che aveva più di 50 anni, venne di fatto estromesso dal lavoro finchè non scivolò dalla mobilità alla pensione con un assegno previdenziale molto più basso di quello che avrebbe potuto avere, a causa dei tanti anni di mobilità. Ed oggi? Quante di quelle persone che l'Istat considera "occupate" (poco meno del 60%) sono invece in questo limbo? Costretti a casa quando potrebbero fare ancora molto per le rispettive aziende, ma semplicemente meno convenienti economicamente di un giovane precario da far lavorare 12 ore al giorno a 500 euro al mese con la perenne minaccia di licenziamento? E' chiaro che finchè questi comportamenti moralmente ignobili da parte delle aziende verranno sopportati dalle istituzioni, ed anzi apertamente favoriti, questi interrogativi sono destinati a restare là, appesi al nulla

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di Antonio Rispoli
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